<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183</id><updated>2012-01-22T06:06:18.086-08:00</updated><category term='Incontri'/><category term='Tradizioni popolari'/><category term='Macaluso Vincenzo'/><category term='Canzio Alfonso'/><category term='Il.Bandolo'/><category term='Greco.Giovanni'/><category term='cd-rom'/><category term='Lucania Francesco'/><category term='Didattica'/><category term='Anarcosindacalismo'/><category term='Mafia'/><category term='Sindacalismo.rivoluzionario'/><category term='Giornalismo'/><category term='Sessantotto'/><category term='Accademia del Parnaso di Canicattì'/><category term='«Una storia siciliana fra Ottocento e Novecento»'/><category term='Portalone Gabriella'/><category term='Pittura'/><category term='Guadagnino Diego'/><category term='Cgil'/><category term='Favara'/><category term='Cipolla.Nicola'/><category term='Strage di Canicattì'/><category term='Mercadante Vito'/><category term='Curto don Fausto'/><category term='Sindacato'/><category term='Iannicelli Giuseppe'/><category term='Emeroteca'/><category term='Luglio.1960'/><category term='«L&apos;Arci presenta Il Punto»'/><category term='Libri'/><category term='Fasci dei lavoratori'/><category term='«Il contadino dirigente»'/><category term='La Lomia Agostino'/><category term='Sciacca'/><category term='Lotte'/><category term='Fratantonio Salvatore'/><category term='Mutuo soccorso'/><category term='Storia'/><category term='Brosso'/><category term='Internet'/><category term='Marino Giuseppe Carlo'/><category term='Pagine dal Sud'/><category term='Ficarra Luigi'/><category term='Turco Domenico'/><category term='Paternostro.Dino'/><category term='Macaluso.Pietro'/><category term='Sicilianismo'/><category term='«Storia della Camera del Lavoro di Canicattì»'/><category term='Letteratura'/><category term='Caltanissetta'/><category term='Guarino Amella Giovanni'/><category term='Voci dall&apos;aula'/><category term='Moncado Gioacchino'/><category term='MercadanteVito'/><category term='«La Sicilia delle stragi»'/><category term='Barrafranca'/><category term='Turco Calogero'/><category term='Sciascia.Antonino'/><category term='Sena.Vincenzo'/><category term='Lodato Diego'/><category term='Prizzi'/><category term='«La repressione del brigantaggio a Canicattì e dintorni»'/><category term='Canicattì nuova'/><category term='Nicosia'/><category term='Ficarra Angelo'/><category term='Vaiana Salvatore'/><category term='Movimento contadino'/><category term='Ficarra Giuseppina'/><category term='Brigantaggio'/><category term='Musica'/><category term='Canicattì'/><category term='Messina Domenico'/><category term='Racalmuto'/><category term='Palermo'/><category term='Educazione alla legalità'/><category term='Augello Gaetano'/><category term='Nonsoloagricoltura'/><category term='Pintacuda Ennio'/><category term='Licata'/><title type='text'>STORIA E DIDATTICA</title><subtitle type='html'>«Io penso che la storia ti piace, come piaceva a me quando avevo la tua età, perché riguarda gli uomini viventi e
tutto ciò che riguarda gli uomini, quanti più uomini è possibile, tutti gli uomini del mondo in quanto si uniscono
tra loro in società e lavorano e lottano e migliorano se stessi non può non piacerti più di ogni altra cosa.» (Gramsci al figlio Delio)</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>64</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-9172629327910198153</id><published>2012-01-06T07:24:00.000-08:00</published><updated>2012-01-22T06:06:18.106-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Vaiana Salvatore'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Guadagnino Diego'/><title type='text'>Il personaggio che ha trovato il suo autore</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-V1Q78f0OiVg/Ttkn7W3V8oI/AAAAAAAAAyY/8owO9lxmmic/s1600/ilfabbroeleformiche.gif" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" rea="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-V1Q78f0OiVg/Ttkn7W3V8oI/AAAAAAAAAyY/8owO9lxmmic/s200/ilfabbroeleformiche.gif" width="124" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;Nota critica a "Il fabbro e le formiche" di Diego Guadagnino&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Con &lt;em&gt;Il fabbro e le formiche&lt;/em&gt; (Edizioni Controluce, 2011) lo scrittore canicattinese Diego Guadagnino si cimenta, dopo la silloge poetica &lt;em&gt;Trasmutazione&lt;/em&gt; e il romanzo &lt;em&gt;La via breve&lt;/em&gt;, con il saggio storico-biografico, dimostrandosi così uno scrittore poliedrico, oltre che di notevole finezza letteraria e profondità di pensiero come attestano i suoi critici (Alvarez Garcia, Guastella, Mandarà, Occhipinti, Schembari, Tesio, Turco e tanti altri).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Chi è «questo “Domenico Cigna”» verso cui Guadagnino avverte in coscienza «un dovere: quello di non scordarlo»?&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;1. Domenico Salvatore Cigna nasce il 28 luglio 1878, a Canicattì, in una famiglia di ideali democratico-risorgimentali.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Negli anni universitari, «preso dal sacro fuoco del socialismo», entra nell’agone politico, iniziando un percorso che dal socialismo intransigente lo porterà, nel primo dopoguerra, al socialismo riformista di Turati. Nel 1901, con la fondazione del settimanale "La Folgore Socialista" inaugura un’attività giornalistica che continuerà con la fondazione di altre due testate: "Il Ranocchio" e "Le Spiche". Laureatosi in giurisprudenza nel 1902, egli intraprende, non senza difficoltà economiche, la carriera di avvocato, che sarà brillante per le sue riconosciute qualità di «retore», «sapiente» e «attore drammatico» emerse in famosi processi che lo videro protagonista. Nel 1910 sposa la ricca Caterina Altieri, la quale «mitiga il suo fervore socialista». Notevole il suo impegno di studioso di diritto penale riflesso in saggi apparsi su riviste specialistiche e in più impegnative pubblicazioni editoriali, prodotte tutte nel decennio compreso fra il 1911 e il 1921. Nel biennio 1919-20 è tra i fondatori delle Camere del Lavoro di Agrigento e Canicattì. Nel 1921 viene eletto deputato al Parlamento del Regno, della cui carica «si compiace» la moglie. Fra la fine del 1922 e quella del 1924 è fra gli oppositori dell’escalation fascista che culminerà nella dittatura. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fra il 1925 e il 1943, il fascismo «mitiga» ulteriormente il suo socialismo e, seppur «&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;SOCIALISTA SCHEDATO DIFFIDATO POLITICO PERICOLOSO&lt;/span&gt;», gli consente di svolgere la professione di avvocato e di costruire un albergo di lusso in società col cognato. Scrive due pagine di elogio della politica fascista, tuttavia, alla luce delle carte di polizia analizzate da Guadagnino, è da escludere «con certezza» che egli «possa aver nutrito anche semplice e lontana simpatia per il fascismo».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel 1943 passa al «socialismo separatista» e infine al socialismo tout court. Muore nel 1946, emarginato da quella sinistra che non gli perdonò l’apologia del fascismo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un uomo tanto brillante culturalmente e professionalmente, motivato dagli ideali del Socialismo portati avanti con coerenza e rischio costanti, e con una vita così movimentata e intensamente vissuta, dovrebbe avere un saldo equilibrio interiore. E invece no. Tutt’altro!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Con la fine delle libertà democratico-liberali imposta dal fascismo, termina una fase fondamentale del suo percorso esistenziale, caratterizzato fin’ora da soddisfazioni personali, politiche e culturali invidiabili per i più. La vita di regime (la dittatura gli risparmia la condanna al carcere ma è spesso intollerante nei suoi confronti) non gli consente più di vivere quell’esistenza politicamente piena e dinamica antecedente alla dittatura e ciò, unitamente ad alcune caratteristiche del suo temperamento, ben individuate e messe in risalto da Guadagnino, lo condannano a una lacerante nevrastenia che lo porta fino all’«ansia estatica del suicidio» e dalla quale cerca una vana fuga nel tardo spirito futurista di esaltazione dello «sterzo in mano» («nell’automobilismo è la salvezza» scrive), che ci appare una decadente consolazione e una misera compensazione per la mancanza di quel movimento politico e sindacale e di quel fervido attivismo intellettuale che aveva caratterizzato la parte centrale e più consistente della sua esistenza. Avendo perso ormai la speranza della lotta per una società socialista, si augura «un pollo in pentola e un’automobile in garage» per ogni famiglia. Peccato che il fascismo non offrì né l’uno né l’altro, almeno alle famiglie proletarie.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;2. Guadagnino attribuisce a Cigna le caratteristiche fisiognomiche di «Marte fluorico» («essere istintivo dotato di un’intelligenza che si sviluppa più con la lotta che con la riflessione») e di «ritrattato laterale» (passionale e progressista), due tipologie rilevate rispettivamente da Vannier e da Corman.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E il Cigna, «Marte fluorico», ricorre «all’archetipo del fabbro» per esprimere letterariamente «la sua visione dell’uomo nella storia». La metafora del fabbro, rappresentante plasticamente la filosofia materialistica della storia di Marx, e quella delle formiche, rappresentante l’evoluzionismo darwiniano (nell'«affannosa agitazione» delle formiche, egli «vede il tumulto della vita, che tormenta senza tregua l’individuo affinché la specie sopravviva»), sono nella loro poeticità il fondamento della sua tormenta, oscillante e non definitiva visione del mondo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’autore arriva a queste conclusioni attraverso lo studio attento delle due opere autobiografiche di Cigna, &lt;em&gt;In automobile&lt;/em&gt; del 1928 e &lt;em&gt;Così la vita&lt;/em&gt; del 1935 (entrambe, ritorna utile rilevare, del periodo fascista), le quali fotografano un’anima inquieta perché scissa. Il protagonista appare al suo autore «frantumato e colonizzato dalle contraddizioni», contraddizioni che rimarranno senza quel superamento dialettico implicito nella filosofia di Marx. È un’anima che «si dibatte tra il nulla e il tutto», assillato perennemente dalla nevrastenia; e, si chiede retoricamente l’autore, «cosa è la nevrastenia se non la sponda patologica dell’umana esperienza del nulla?» Cigna paga amaramente il suo vuoto esistenziale (il nulla lo consacra - per usare le sue stesse parole - a «martire della nevrastenia») perché, come scrive Guadagnino in Trasmutazione, «nessuno / sfugge al niente / impunemente».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Guadagnino spiega questa angosciante condizione esistenziale ricorrendo alla «sindrome di Camerana». Il giudice Camerana si toglie la vita perché non «è riuscito a comporre dentro di sé il dissidio tra le due nature di poeta e di uomo di legge». È il dissidio di un «magistrato-poeta»: «Ma chi potrebbe ancora fidarsi di lui? Di un uomo nervoso, fantastico, perduto continuamente dietro ai suoi sogni? è nato poeta? Sappia tenersi per sé la poesia» dice Giovanni Camerana per giustificare il rifiuto di pubblicare le sue poesie scapigliate. Un dissidio che per «paradigma» è quello dell’avvocato-poeta Cigna. Ed è ancora un dissidio dell’autore, anche lui avvocato-poeta, che intravediamo in questi suoi versi: «Nel disegno di Dio / chi mai sarà quell’io / che vedo nello specchio di natura / diviso tra il parnaso e la pretura?». &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Trova una via d’uscita Cigna al buio esistenziale e alla conseguente nevrosi? Fragile e impotente, tenta di aggrapparsi allo scoglio della religione che tante volte aveva oltraggiato, quella della madre, la religione cattolica. D’altra parte, osserva Guadagnino, «da sempre la sua struttura mentale è stata ed è rimasta fondamentalmente cattolica».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma «la conversione non l’ha beneficiato della verità che vive di silenzio, non ha messo a tacere la sua mente, che ora si accalda a confutare gli alleati di ieri. Questo dato caratteriale gli impedirà l’accesso al Dio di Spinoza, che non postula, nel governo dell’universo, la partecipazione concorrenziale di nessun demonio, e non implica alcuna entità del male contrapposta ad altra entità del bene, mentre il cattolicesimo, col suo connaturato manicheismo, gli è congeniale. E può darsi anche terapeutico». «Neanche il cattolicesimo» diviene, però, per Cigna «porto di tranquillità definitiva», rimane solo «l’ennesima tappa di una mente inquieta che tenta di smorzare l’angoscia nell’ordine della trascendenza». L’autore ci consegna in definitiva un personaggio incapace di un salvifico “ancoraggio” a quell’«armonia totale della Natura», auspicata da Guadagnino, che quindi rimane condannato für ewig all’inquietudine.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;3. Guadagnino chiude l’analisi della personalità di Cigna con la sua poesia “Prometeo”, che «è sempre poesia di ribellione, ma non più a Dio, non più alla vita ma all’enimma eterno, che provoca ansia di luce, sollecitazione di senso». Sono quest’ultime, conclude il nostro letterato-filosofo, «le sole conquiste capaci di fondare un’esistenza in armonia col cosmo e con se stessa». E l’«armonia» dell’uomo con il cosmo ci conduce a Spinoza e ad &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Apocrifi&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;, l’ultima fatica letteraria di Guadagnino.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un filosofo, Spinoza, che a Guadagnino è tanto congeniale da farne - attraverso «citazioni numerose, ma implicite», scrive Gonzalo Alvarez Garcia - una presenza essenziale in questa sua silloge, spinoziana fin nel titolo. Una raccolta in cui, puntualizza lo scrittore spagnolo, «si percepisce in lontananza il fragore del combattimento, dell’”agonia” che l’io intimo del poeta sostiene per rimanere ancorato all’armonia totale della Natura. “Deus sive natura” aveva affermato Benito Espinosa».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questa ricercata armonia dell’uomo con la natura sembra essere l’unica terapia contro la nevrastenia; l’unico antidoto al malessere esistenziale; l’unica fuga dal nichilismo, l’«ospite inquietante» (Galimberti) di questo nostro tempo in cui, denuncia Guadagnino, «uno smodato desiderio di vita facilitata ha fatto venir meno ogni tensione etica».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;4. Il fabbro e le formiche è, in conclusione, un libro su un personaggio che meritava di incontrare un autore che gli desse una qualche forma di immortalità: compito che Diego Guadagnino ha svolto mirabilmente, confermandosi così, a partire da &lt;em&gt;&lt;strong&gt;La via breve&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;, uno scrittore capace di far rivivere luoghi e personaggi attraverso «il sortilegio della parola». Ed è quest’ultimo l’unica àncora dell’uomo di fronte al nulla, la cui presenza è colta bene da Maria Attanasio nella prefazione a La via breve: «Non è il presente, e nemmeno la morte individuale, la prospettiva temporale da cui lo scrittore guarda le transitorie forme di ogni storia, bensì il nulla: ferita nell’essere che continuamente si riproduce». Una ferita che bisogna stoicamente «accettare» (Zambrano) senza porre fra l’uomo e il nulla illusori e pietosi veli; e curare, come si è detto, ritrovando l’armonia fra l’uomo e Dio, che è spinozianamente natura.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;5. È un libro complesso, ma di facile fruizione e godibile nella lettura, &lt;em&gt;Il fabbro e le formiche&lt;/em&gt;, di un canicattinese su un canicattinese; di un avvocato su un avvocato, e di un avvocato che, come Guadagnino, avverte il peso della professione così ben riflesso in una poesia di &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Trasmutazione&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;, “La tana”. Ma l’accostamento fra autore e protagonista, come chiariremo ampiamente, si ferma qui.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Guadagnino è uno scrittore che ha una sua peculiare Weltanschauung, come attestano le sue non facili opere poetiche le quali, oltre ad essere specchio della sua anima, sono un scrigno prezioso per ricostruirne il complesso pensiero, lontano dalla persistente angoscia e dall’irrisolto nichilismo di Cigna. Acuto esegeta del suo pensiero è Domenico Turco, prefatore de &lt;em&gt;Il fabbro e le formiche&lt;/em&gt; e canicattinese anche lui. Un incontro non casuale e virtuoso quello fra i due poeti-filosofi i quali, nonostante avessero inizialmente riferimenti politici diversi, scoprirono, oltre un decennio fa, un’affinità di pensiero che ha il suo centro nell’esoterismo. Domenico Turco è il filosofo del Mondo Eterno della Tradizione esoterica e mistica alla ricerca, attraverso le vie dell’illuminazione spirituale, di Atlantide, l’utopia perenne; un pensiero, questo, espresso nel suo saggio “Il mondo eterno”, nel quale trovano posto, fra l’altro, un filosofo e una tematica cari a Guadagnino: Spinoza e il cabalismo. Nel paragrafo «Spinoza “cabalista atipico”» l’autore sostiene che «a ispirare» Spinoza fu «la conoscenza profonda e vasta del Mondo della Tradizione, in quella versione esoterica conosciuta come Cabala». E la cabala, è utile sottolinearlo, ispira Guadagnino nella poesia “Girona” di Trasmutazione: « […] tra le vecchie mura / i cabalisti fondono nell’Uno / la luce del creato e la favella. // Qui senti più che viva sotto il velo / dipinto delle forme la ricerca / del luogo di una gnosi in cui vanisca / la pena che in segreto ti cesella»; e lo gnosticismo la poesia “Spes unica” di Apocrifi: «Lo gnosticismo è l’ultima frontiera / varcata dal mio amico sempre in cerca / di chiavi più adeguate per aprire / il mistero dell’essere nel tempo. / Con l’amoroso ardore del fedele / mi fa parte di quel convincimento / che lo porta più giovane e mi dice / “Capire che già siamo nell’inferno / è l’unica speranza che ci resta». È un circuito di versi di opere diverse che mette a nudo la inequivocabile natura esoterica del suo pensiero.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Guadagnino è un poeta e narratore il cui pensiero, dalle giovanili radici nel marxismo (se ne possono ritrovare i segni nei suoi articoli pubblicati su “Il punto”, la rivista fondata e diretta da Vincenzo Sena), evolve nel tempo, scrive Turco, verso «una visione del mondo radicata sulla polarità del sacro e del trascendente», senza abbandonare però del tutto «l’insegnamento di Marx», ormai non più «icona politica» ma «interprete dell’esigenza di una trasformazione del mondo e dei modi ordinari di concepire l’esistente». Il suo pensiero affonda le radici, oltre che in alcuni aspetti della filosofia di Spinoza, nel pensiero orientale, dal sufismo al buddismo e al taoismo, al pensiero di Aurobindo e all’induismo; un pensiero la cui parola chiave, assieme all’«armonia» spinoziana, è «trasmutazione»: «Il concetto di trasmutazione diverge sostanzialmente dalla metànoia paolina, che è il rinnovamento del credente che abbraccia la religione e ne osserva supinamente riti e regole. La trasmutazione secondo Diego Guadagnino è un’espressione tecnica di quell’antica dottrina iniziatica in odor di eresia che è l’Alchimia». La trasmutazione indica, precisa Turco, «l’affermazione della vera vita, la vita dello spirito, a seguito del superamento della coscienza infelice, intesa quale perdita dell’armonia originaria tra l’umano e il divino. In altri termini, la trasmutazione segna l’avvenuto passaggio dall’ignoranza alla conoscenza, dal sogno visionario del divenire alla realtà concreta dell’essere, e la relativa consapevolezza del Sé autentico, il Sé spirituale».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È chiara ora la profonda distanza fra il personaggio e l’autore de &lt;em&gt;Il fabbro e le formiche&lt;/em&gt;: il primo nella sua ricerca di senso trova approdo nella religione cattolica; il secondo nelle religioni e nelle filosofie orientali. Insomma, volendo utilizzare dei modelli cari a Guadagnino, se il personaggio è un Marte fluorico, il suo autore è un alchimista che «trasmuta la sostanza» con «pazienza e preghiera», preghiera che richiede, come dice in un verso che condensa la sua poetica, il «silenzio ch’è cenere di brama».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Canicattì&lt;/i&gt;,&amp;nbsp;6 gennaio 2012&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-9172629327910198153?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/9172629327910198153/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2012/01/il-personaggio-che-ha-trovato-il-suo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/9172629327910198153'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/9172629327910198153'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2012/01/il-personaggio-che-ha-trovato-il-suo.html' title='Il personaggio che ha trovato il suo autore'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-V1Q78f0OiVg/Ttkn7W3V8oI/AAAAAAAAAyY/8owO9lxmmic/s72-c/ilfabbroeleformiche.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-3399633485537690039</id><published>2011-12-28T09:00:00.000-08:00</published><updated>2011-12-28T09:14:08.783-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Paternostro.Dino'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Movimento contadino'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cipolla.Nicola'/><title type='text'>Ventuno fiori per una pagina epica del popolo siciliano</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Ax_KMaZhv-c/TvtHhekB1aI/AAAAAAAAAiY/-m9kIQwc5nc/s1600/Antologia.epopea.contadina.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-Ax_KMaZhv-c/TvtHhekB1aI/AAAAAAAAAiY/-m9kIQwc5nc/s200/Antologia.epopea.contadina.jpg" width="132" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Antologia di un’epopea contadina. I protagonisti delle lotte per la Riforma agraria in Sicilia” è una recente pubblicazione che, si legge nella “Prefazione”, contiene «alcuni brani particolarmente notevoli», tratti da ventuno libri, «per sottoporli all’attenzione di un pubblico più vasto ed anche per stimolare eventuali studiosi che volessero approfondire la storia di queste lotte, ad utilizzare più compiutamente questi documenti estremamente significativi ed utili per comprendere lo sviluppo reale del movimento». Un’antologia, aggiungo, che meriterebbe di essere adottata nelle scuole siciliane, nell’ambito di quella programmazione modulare che prevede lo studio della storia locale, sia comunale che regionale.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il libro è stato pubblicato dal Cepes, Centro Studi ed iniziative di Politica Economica in Sicilia, nel mese di marzo del 2011. Il Cepes non è nuovo a iniziative sulle lotte contadine essendo stato l’organizzatore del convegno “A cinquant'anni dalla Riforma agraria in Sicilia”, i cui atti furono poi pubblicati nel 2003 a cura del prof. Giuseppe Carlo Marino, uno storico accademico che alle lotte per la terra in Sicilia e ai suoi protagonisti (ricordiamo le sue biografie di Nicola Alongi e Mario Ovazza) ha dedicato buona parte della sua ampia produzione storiografica.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fondatore e presidente del Cepes è Nicola Cipolla, ieri protagonista di primo piano di quell’epopea contadina e oggi promotore di quest’antologia che, scrive il suo curatore Dino Paternostro, «nasce dalla volontà e dalla sensibilità umana e politica» di questa grande anima del movimento contadino siciliano del secondo dopoguerra: non è un caso quindi che il nome del senatore Cipolla ricorra frequentemente nelle biografie e nelle autobiografie.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono le biografie di quei dirigenti locali e interni al movimento che dedicarono alle lotte sindacali e politiche buona parte della loro esistenza; alcuni di loro fino al sacrificio estremo: Azoti fu ucciso nel ‘46, Miraglia e Casarrubea nel ‘47, Li Puma, Rizzotto e Cangelosi nel ‘48, Carnevale nel ’55, Battaglia nel ’66 (sono solo alcuni dei più noti citati nel libro fra i troppi caduti in un ventennio insanguinato). Scrive di loro Cipolla: «La forza organizzata dal movimento contadino siciliano, sia per quanto riguarda l’aspetto sindacale (Confederterra) sia per quanto riguarda l’aspetto cooperativo, è espressa in molte delle autobiografie dei protagonisti di questo sviluppo di organizzazione e di lotta e successivamente nella costruzione ex novo, dopo l’emigrazione bracciantile di massa e lo sviluppo della proprietà coltivatrice a seguito della riforma agraria dell’Alleanza coltivatori siciliani. In gran parte questi protagonisti sono di origine bracciantile e contadina, che nell’organizzazione e nella lotta hanno sviluppato una cultura e una capacità di direzione straordinarie che ne hanno fatto anche dirigenti di amministrazioni locali e parlamentari, soprattutto regionali». Insomma, erano servi della gleba i quali, respingendo un’interessata ideologia fatalista che li voleva irredimibili per sempre, presero uniti in mano il timone e cambiarono la rotta della loro esistenza, diventando così protagonisti nella storia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fra questi Cipolla ricorda Giuseppe Lauricella di Campobello di Licata, Giuseppe Italiano di San Cipirrello e Domenico Messina di Canicattì, i quali – tiene a precisare - «sono stati per me fonte di consigli e ispirazione per tutta la mia attività di parlamentare nazionale ed europeo». Domenico Messina, ad esempio, da ignoto bracciante semianalfabeta e poverissimo divenne consigliere comunale di Canicattì, vicesindaco di Sciacca, vicepresidente della Lega cooperative di Agrigento, fondatore e/o presidente di ben tre cooperative agricole a Canicattì e Sciacca; partecipava come delegato ai congressi nazionali del sindacato e del Pci; frequentò la scuola-quadri a Roma e visitò l’Unione Sovietica.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono molto di più di quelli ricordati in questa antologia i dirigenti del movimento: ce n’era almeno uno per ogni paese della Sicilia del latifondo. Mi emoziona ricordare quello del mio paese: Antonino Leone di Prizzi, che ho conosciuto e intervistato agli inizi degli anni Settanta e che è ricordato nella testimonianza di Lucia Mezzasalma riportata nel libro di Pio La Torre Comunisti e movimento contadino in Sicilia: «il compagno Leone» scrive Mezzasalma «contadino di marca bracciante e piccolissimo mezzadro, segretario del Pci», erede di quel Nicola Alongi che nel primo dopoguerra aveva animato le lotte contadine nell’hinterland prizzese e dato vita con Giovanni Orcel, segretario della C.d.L. di Palermo al fronte unito contadini-operai. Un protagonista Nino Leone, assieme al più giovane fratello Giuseppe, che meriterebbe una sua pagina nella prossima edizione dell’Antologia che il sen. Cipolla, mi diceva, ha in programma.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Riporto di seguito l’indice del libro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;INDICE&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Prefazione&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;di Nicola Cipolla&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Introduzione&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;di Dino Paternostro&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;LUIGI LUMIA&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Villalba, storia e memoria&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Edizioni lusso grafica, Caltanissetta, 1990&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;FRANCESCO PETROTTA&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;La Repubblica contadina di Piana degli Albanesi del 1945&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La Zisa, Palermo, 2006&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;FRANCO PEZZINO&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Il lavoro e la lotta. Operai e contadini nella Sicilia degli anni 40 e 50&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Edizioni C.U.E.C.M., Catania, 1987&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;SALVATORE SANFILIPPO&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Flaccovio Editore, Palermo, 1975&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;GIUSEPPE CASARRUBEA&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Storia segreta della Sicilia&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Bompiani, Milano, 2006&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;GIROLAMO FRENDA&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Cesare Sessa. Il movimento contadino in Sicilia con particolare riferimento alla provincia di Agrigento&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Grafiche Scifo s.a.s., Aragona, 2005&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;ANTONINA AZOTI&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Ad alta voce&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Edizioni Libertà, I libri di Terre di mezzo, Milano, 2005&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;PAOLO LA ROSA&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Petrolio e lotte di popolo nella Sicilia del feudo&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Edizioni Lussografica, Caltanissetta, 1996&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;ROSARIO VALENZA&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Il mio Novecento ad Alimena&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Edizioni Arianna, Geraci Siculo (Pa), 2004&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;SANTO LI PUMA&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Epifanio Li Puma&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Edizioni Arianna, Geraci Siculo (Pa), 2008&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;DINO PATERNOSTRO&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Placido Rizzotto e le lotte contadine a Corleone&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Adarte, Palermo, 2000&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;GABRIELLA EBANO&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Felicia e le sue sorelle&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Edizioni Ediesse, Roma 2005&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;MIMÌ CARAPEZZA&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Fame di terra, sete di giustizia e libertà. Da seminarista a comunista&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Istituto Poligrafico Europeo, Palermo, 2006&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;PIO LA TORRE&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Comunisti e movimento contadino in Sicilia&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Editori Riuniti, Roma, 1980&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;SALVATORE VAIANA&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Il contadino dirigente. Domenico Messina nella storia del movimento sindacale, del cooperativismo e del Partito Comunista di Canicattì e Sciacca&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Avanzato Editore, Canicattì (Ag), 2008&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;GIUSEPPE ODDO&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;La memoria smarrita. Antonietta Profita dal feudo alla zolfara&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Salvatore Sciascia Editore, Caltanissetta, 2009&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;GIUSEPPE LAURICELLA&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Memorie di un contadino di Campobello di Licata&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tipografia Luxograph, Palermo, 1993&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;GIROLAMO SCATURRO&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Il mondo alla rovescia. Da contadino a deputato regionale&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Edizioni La Zisa, Palermo 1995&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;OTTAVIO TERRANOVA&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;L’uomo delle vigne&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Edizioni Sepro Sicilia, Palermo, 2006&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;GIUSEPPE ODDO&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Tra il feudo e la cava: Salvatore Carnevale e la barbarie mafiosa&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Edizioni Centro di studi e iniziative culturali “Pio La Torre”, Palermo, 2005&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;MARIO OVAZZA&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Il caso Battaglia. Pascoli e mafia sui Nebrodi&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Edizioni Centro di studi e iniziative culturali “Pio La Torre”, Palermo, 2008&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: red;"&gt;_____________________________________________&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-3399633485537690039?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/3399633485537690039/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2011/12/salvatore-vaiana-ventuno-fiori-per-una.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/3399633485537690039'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/3399633485537690039'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2011/12/salvatore-vaiana-ventuno-fiori-per-una.html' title='Ventuno fiori per una pagina epica del popolo siciliano'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-Ax_KMaZhv-c/TvtHhekB1aI/AAAAAAAAAiY/-m9kIQwc5nc/s72-c/Antologia.epopea.contadina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-7255921037685904606</id><published>2011-09-08T23:38:00.000-07:00</published><updated>2011-09-13T15:03:22.605-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Licata'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Luglio.1960'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lotte'/><title type='text'>Il luglio 1960 in Sicilia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-YiFjMOVNp0k/Tmmy-GC0I0I/AAAAAAAAAcc/ZYnmRuSCYcY/s1600/l%2527ora_7_luglio_1960%25281%2529.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200px" nba="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-YiFjMOVNp0k/Tmmy-GC0I0I/AAAAAAAAAcc/ZYnmRuSCYcY/s200/l%2527ora_7_luglio_1960%25281%2529.jpg" width="147px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #666666; font-size: large;"&gt;1960-2010:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #666666;"&gt;&lt;span style="background-color: white; font-size: large;"&gt;cinquant'anni dalle lotte popolari e dal governo neofascista di Tambroni&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Le lotte popolari del luglio '60 in Sicilia si inseriscono, con una loro peculiarità, nel contesto di una drammatica pagina della storia italiana: il governo Tambroni e, in particolare, la provocatoria convocazione del Congresso nazionale del MSI a Genova, città medaglia d'oro della guerra di liberazione antifascista. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Il contesto nazionale&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fernando Tambroni costituisce un nuovo governo il 26 marzo, è un monocolore democristiano. Ministro degli Interni è Giuseppe Spataro. Alla camera il nuovo ministero si regge sul voto determinante di ventiquattro deputati del MSI.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In occasione dell’annuncio del congresso del Movimento sociale italiano, previsto a Genova per luglio, insorgono le organizzazioni partigiane della città e di altri centri del nord. Il governo risponde con estrema durezza, reprimendo scioperi contro la disoccupazione e manifestazioni di protesta, nelle quali assumono un ruolo di primo piano i giovani. Sulle piazze italiane, da Reggio Emilia a di Licata vi sono parecchi morti e feriti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Alla fine la crisi si risolve con la caduta del governo Tambroni e la costituzione di un monocolore guidato da Fanfani, con l'appoggio dei socialdemocratici e dei repubblicani e l'astensione dei socialisti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Riguardo alla accennata partecipazione giovanile a questi moti ha scritto lo storico Giuseppe Carlo Marino: «La vittoriosa lotta contro l'avventura (o la scriteriata disavventura) tambroniana ricostituì per qualche tempo una sorte di fronte unito dei figli della guerra antifascisti, proiettandone le idee e le passioni sul terreno del tutto aperto e senza limiti sul quale si stavano formando le identità politiche dei molti ragazzi che avvertivano la stessa utopia della rivoluzione come una suggestione della modernità: una sensazione che forse era ancora più pressante e struggente in quanti, lavoratori o intellettuali, afflitti dalla durezza della vita e smarriti per la difficoltà di accedere al lavoro prima ancora che al benessere, temevano, soprattutto al Sud, di non avere la modernità a portata di mano».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Gli avvenimenti in Sicilia&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In Sicilia due importanti eventi precedono i tragici fatti di Licata, Palermo e Catania: le dimissioni, il 16 febbraio, della giunta di Silvio Milazzo, che sarà sostituita da una maggioranza composta da Dc, Pli, Msi e monarchici; e gli scontri del 27 giugno a Palermo nel corso di uno sciopero generale proclamato dai sindacati Cgil, Cisl e Uil per sollecitare alcune richieste a favore dell'economia della città: 30 le persone rimaste ferite.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ed ecco lo svolgimento di quegli avvenimenti a Licata, Palermo e Catania nella sintesi puntuale di Renzo Del Carria:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;«La prima città a scendere in lotta all’inizio di luglio è Palermo con uno sciopero generale a cui partecipano 20.000 operai. Le saracinesche dei negozi del centro sono chiuse. Alcuni autobus, guidata da crumiri, vengono immobilizzati e messi fuori uso. Gli operai occupano per tutta la mattina i punti nevralgici del centro: Piazza Politeama, Corso Vittorio Emanuele, Piazza Massimo, i Quattro canti. Ci sono violenti scontri con la polizia che spara in aria. Un maresciallo, che aveva estratto la pistola, viene disarmato e percorso dai lavoratori. Cortei operai bloccano l’Arcivescovado e la Prefettura.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Il 5 luglio è la volta dello sciopero generale a Licata (Sicilia). La cittadina è preda della crisi agricola per la distruzione delle culture per il maltempo, della crisi industriale per la chiusura della Montecatini, unica fabbrica della zona, e della crisi del porto, pressoché inattivo. Inoltre era stato soppresso lo scalo ferroviario e negli ultimi mesi avevano emigrato oltre mille abitanti. Lo sciopero è generale: chiusi i negozi, gli uffici, le banche e gli esercizi pubblici. Tambroni fa affluire a Licata un’intera brigata di carabinieri oltre a vari reparti della polizia dalle vicine città.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;La manifestazione di strada raccoglie tutti i lavoratori della città e si protrae per tutta la giornata. I treni in transito sono bloccati alla stazione da seimila persone sdraiate sui binari. Molte barricate sorgono sulle strade statali che attraversano la cittadina.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Iniziano così gli scontri tra polizia e manifestanti. La polizia si serve dei calci dei moschetti, degli elmetti impugnati per i sottogola e di candelotti fumogeni. La folla si difende con i sassi. Presto tutta la cittadina è centro di scontri. Verso le ore 20 la polizia stende un cordone intorno al centro e spara a zero sui lavoratori, causando un morto, cinque feriti gravi e molti feriti leggeri. La folla non scappa e gli scontri proseguono per tutta la notte, mentre viene smantellato dai proletari il ponte di ferro sul fiume che collega la città alla strada statale e un’auto della polizia è data alle fiamme. […]&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;L’8 luglio sciopera anche la Sicilia e in prima linea Enna, Messina, Caltanissetta, Agrigento e Palermo. La manifestazione è imponente soprattutto in quest’ultima città, dove da tutti i rioni popolari una fiumana di popolo si riversa verso il centro bloccando mezzi pubblici e facendo abbassare le saracinesche ai negozi. Improvvisamente, a mezzogiorno, gruppi di celere caricano con violenza in via Amari. La folla si difende con i sassi e paletti di legno. Altri scontri violentissimi avvengono in via Ruggero Settimo e in tutta la zona tra Piazza Politeama e Piazza Verdi, Si erigono barricate con casse, bidoni, tralicci metallici e grosse pietre. Si tenta l’assalto al palazzo del Comune. Poi carabinieri e agenti avanzano in ordine sparso ripulendo le strade e sparando sui manifestanti: riusciranno a riprendere il controllo del centro solo al cala della sera. Si contano tra i popolani tre morti (due sul momento e uno che decederà il giorno successivo) e trentasei feriti da proiettili sparati dalla forza pubblica, mentre i fermati sono 317. Tra la polizia 72 sono i feriti da sassi e bastoni. Quattrocentoventi i lavoratori arrestati.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Lo stesso 8 luglio vi è lo sciopero generale anche a Catania. Nel pomeriggio viene il solito attacco di carabinieri e poliziotti al corteo di dimostranti. Questi reagiscono e si accende una furibonda lotta di strada nella zona tra Piazza Università e Piazza Stericoro tra il fumo dei candelotti e il volare delle pietre.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;In corso Sicilia si alzano delle barricate con materiale da costruzione. A questo punto la polizi spara con pistole e fucili causando un morto e sei feriti tra i lavoratori. Ciò nonostante gli scontri proseguono sino a tarda notte soprattutto in Piazza Duomo, ove è assembrata una folla enorme, e nelle strade adiacenti. Alle ore 23 si ha un altro grave ferito, l’ultimo della giornata, a seguito di nuovi scontri.»&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="background-color: #cfe2f3;"&gt;DOCUMENTI&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;b&gt;Luglio '60 - Violenza e coscienza proletaria&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;(in "Lotta continua", 1 dicembre 1971)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-DOpzTxYcDyQ/Tmm4KgujTdI/AAAAAAAAAcg/5bsRXHvoWnw/s1600/violenza_e_coscienza_proletaria%2528a%2529.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200px" nba="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-DOpzTxYcDyQ/Tmm4KgujTdI/AAAAAAAAAcg/5bsRXHvoWnw/s200/violenza_e_coscienza_proletaria%2528a%2529.jpg" width="151px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-9Q2KLqrGrDk/Tmm4SfMnKUI/AAAAAAAAAck/a4JSSbCgWtI/s1600/violenza_e_coscienza_proletaria%2528b%2529.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200px" nba="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-9Q2KLqrGrDk/Tmm4SfMnKUI/AAAAAAAAAck/a4JSSbCgWtI/s200/violenza_e_coscienza_proletaria%2528b%2529.jpg" width="150px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="file:///E:/WEB/SICILIA.web/miscellanea.web.sic/www.perlasicilia.it/IMG_1/emeroteca/l'ora/l'ora_1-2_luglio_1960.jpg" style="text-decoration: none;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;Sciopero generale a Genova dopo i gravi incidenti di ieri&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;(in "L'Ora", 1-2 luglio 1960)&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-cO09G2mmQyc/Tmm6ER2kEWI/AAAAAAAAAco/bUG6ACNGi6E/s1600/l%2527ora_1-2_luglio_1960.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200px" nba="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-cO09G2mmQyc/Tmm6ER2kEWI/AAAAAAAAAco/bUG6ACNGi6E/s200/l%2527ora_1-2_luglio_1960.jpg" width="143px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: center;"&gt;&lt;a href="file:///E:/WEB/SICILIA.web/miscellanea.web.sic/www.perlasicilia.it/IMG_1/emeroteca/l'ora/l'ora_2-3_luglio_1960(a).jpg" style="text-decoration: none;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;b&gt;Genova ha vinto. Tambroni in difficoltà&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;(in "L'Ora", 2-3 luglio 1960)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-TeSQIhHAxvk/Tmm7nNBW7WI/AAAAAAAAAcw/H0EjFn2GmII/s1600/l%2527ora_2-3_luglio_1960%2528a%2529.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200px" nba="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-TeSQIhHAxvk/Tmm7nNBW7WI/AAAAAAAAAcw/H0EjFn2GmII/s200/l%2527ora_2-3_luglio_1960%2528a%2529.jpg" width="144px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-UIB8DX3JJ4Q/Tmm8D-DqeDI/AAAAAAAAAc0/wa0gApFaJE0/s1600/l%2527ora_2-3_luglio_1960%2528b%2529.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200px" nba="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-UIB8DX3JJ4Q/Tmm8D-DqeDI/AAAAAAAAAc0/wa0gApFaJE0/s200/l%2527ora_2-3_luglio_1960%2528b%2529.jpg" width="142px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: center;"&gt;﻿&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;I mitra crepitarono e poi fu la tragedia&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: center;"&gt;(in "L'Ora", 7 luglio 1960)&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-YiFjMOVNp0k/Tmmy-GC0I0I/AAAAAAAAAcc/ZYnmRuSCYcY/s1600/l%2527ora_7_luglio_1960%25281%2529.jpg" imageanchor="1" style="cssfloat: left; margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200px" nba="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-YiFjMOVNp0k/Tmmy-GC0I0I/AAAAAAAAAcc/ZYnmRuSCYcY/s200/l%2527ora_7_luglio_1960%25281%2529.jpg" width="147px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="background-color: #cfe2f3;"&gt;&lt;strong&gt;BIBLIOGRAFIA&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;- Philip Cooke, &lt;em&gt;Luglio 1960. Tambroni e la repressione fallita&lt;/em&gt;, Teti editore, 2000. &lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;u&gt;Su Genova&lt;/u&gt;:&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;- Anton Gaetano Parodi, &lt;em&gt;Le giornate di Genova&lt;/em&gt;, Editori Riuniti, 1960. &lt;br /&gt;- Francesco Gandolfi, &lt;em&gt;A Genova non si passa&lt;/em&gt; (con prefazione di Sandro Pertini), edizioni Avanti. &lt;br /&gt;- Movimento 30 Giugno, &lt;em&gt;Il 30 Giugno a Genova. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="background-color: #cfe2f3;"&gt;LINKS ESTERNI&lt;/span&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;-&amp;nbsp;&lt;a href="http://perlasicilia.blogspot.com/search/label/Luglio.1960"&gt;http://perlasicilia.blogspot.com/search/label/Luglio.1960&lt;/a&gt; (Luglio 1960 -&amp;nbsp;Perlasicilia) &lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www.libertaegiustizia.it/2009/07/06/tambroni-e-il-luglio-caldo-del-60/#more-3545"&gt;http://www.libertaegiustizia.it/2009/07/06/tambroni-e-il-luglio-caldo-del-60/#more-3545&lt;/a&gt; &amp;nbsp; &lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www.anpimarassi.it/public/30giugno.htm"&gt;http://www.anpimarassi.it/public/30giugno.htm&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www.ragionpolitica.it/testo.92.html"&gt;http://www.ragionpolitica.it/testo.92.html&lt;/a&gt;&amp;nbsp;(Gianni Baget Bozzo, Recensione a "Luglio 1960 e la repressione fallita" di P. Cooke)&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www.liguria.cgil.it/Ufficiostampa2010/giugno/30giugno.htm"&gt;http://www.liguria.cgil.it/Ufficiostampa2010/giugno/30giugno.htm&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;- &lt;a href="http://casarrubea.wordpress.com/2010/06/29/italia-le-stragi-del-luglio-1960/"&gt;http://casarrubea.wordpress.com/2010/06/29/italia-le-stragi-del-luglio-1960/&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-7255921037685904606?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/7255921037685904606/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2011/09/salvatore-vaiana-il-luglio-1960-in.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' 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width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-9057095743011998895</id><published>2011-07-11T09:01:00.000-07:00</published><updated>2012-01-17T03:44:58.954-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Vaiana Salvatore'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Internet'/><title type='text'>LINK ESTERNI</title><content type='html'>&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: center;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/--7kCDyQDa4c/Tmos69SiwrI/AAAAAAAAAdM/UvIHMqrZ5sc/s1600/ico.web.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="70" nba="true" src="http://4.bp.blogspot.com/--7kCDyQDa4c/Tmos69SiwrI/AAAAAAAAAdM/UvIHMqrZ5sc/s200/ico.web.jpg" 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large;"&gt;scritti e critica&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.canicatti-centrodoc.it/"&gt;&lt;span style="background-color: #f9cb9c;"&gt;http://www.canicatti-centrodoc.it/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;&lt;a href="http://www.canicatti-centrodoc.it/nuovocentro/sezI/storia/VaianaSalvatore2/StoriaGiornali/index.html"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;Frammenti di storia amministrativa e sociale canicattinese tra fine '800 e metà '900 attraverso i giornali&lt;/em&gt; &lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;&lt;a href="http://www.canicatti-centrodoc.it/nuovocentro/sezI/canicattinesi%20degni/patriotiepolitici/GuarinoAmella/VaianaSalvatore3/GuarinoAmella/index.html"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;Giovanni Guarino Amella (1872-1949)&lt;/em&gt; &lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;&lt;a href="http://www.canicatti-centrodoc.it/nuovocentro/sezI/varie/mafia/VaianaSalvatore1/Brigantaggio/index.html"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;La repressione del brigantaggio a Canicattì e dintorni da Francesco Bonanno a Cesare Mori &lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;&lt;a href="http://www.canicatti-centrodoc.it/nuovocentro/sezI/storia/VaianaSalvatore4/index.html"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;Le prime società operaie a Canicattì e dintorni &lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;a href="http://books.google.it/"&gt;&lt;span style="background-color: #f9cb9c;"&gt;http://books.google.it/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;&lt;a href="http://books.google.it/books?id=WDySTTdGhCUC&amp;amp;printsec=frontcover&amp;amp;dq=vaiana+salvatore&amp;amp;hl=it&amp;amp;ei=VCYbTq6SMcaCOpun8fUI&amp;amp;sa=X&amp;amp;oi=book_result&amp;amp;ct=result&amp;amp;resnum=1&amp;amp;ved=0CCoQ6AEwAA#v=onepage&amp;amp;q&amp;amp;f=false"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;Una storia siciliana fra Ottocento e Novecento &lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;a href="http://www.isspe.it/"&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.cosediprizzi.it/"&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="background-color: #f9cb9c;"&gt;http://www.cosediprizzi.it/&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;Vito Mercadante &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;a href="http://www.ilpuntodue.it/"&gt;&lt;span style="background-color: #f9cb9c;"&gt;http://www.ilpuntodue.it/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Ficarra, Giuseppina, &lt;em&gt;Parliamo di sicilianismo &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Sena, Vincenzo, &lt;em&gt;La strage di Canicattì del '47 &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;a href="http://www.solfano.it/"&gt;&lt;span style="background-color: #f9cb9c;"&gt;http://www.solfano.it/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;La repressione del brigantaggio a Canicattì e dintorni da Francesco Bonanno a Cesare Mori &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;Le prime società operaie a Canicattì e dintorni &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;a href="http://www.leragionidisciascia.it/"&gt;&lt;span style="background-color: #f9cb9c;"&gt;http://www.leragionidisciascia.it/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;Antonino Sciascia &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;a href="http://www.mondo3.it/"&gt;&lt;span style="background-color: #f9cb9c;"&gt;http://www.mondo3.it/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Turco, Domenico, &lt;em&gt;Il dialogo come rimedio ai mali atavici della Sicilia &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Turco, Domenico, &lt;em&gt;"Storia della Camera del Lavoro di Canicattì" di Salvatore Vaiana &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;La repressione del brigantaggio da Francesco Bonanno a Cesare Mori &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;1893-2003 - Centodieci anni fa nasceva il movimento contadino canicattinese &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;Introduzione a Domenico Turco &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;"I limiti e l'immenso" di Domenico Turco &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;a href="http://www.eleaml.org/"&gt;&lt;span style="background-color: #f9cb9c;"&gt;http://www.eleaml.org/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;La lotta dell'opposizione massonico-sicilianista al brigantaggio durante i governi della destra storica &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;a href="http://www.diggita.it/"&gt;&lt;span style="background-color: #f9cb9c;"&gt;http://www.diggita.it/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;Introduzione a Domenico Turco &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;a href="http://www.canicattimia.it/home-page.html"&gt;&lt;span style="background-color: #f9cb9c;"&gt;http://www.canicattimia.it/home-page.html&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Pintacuda, Ennio, &lt;em&gt;Prefazione a "Una storia siciliana fra Ottocento e Novecento" di Salvatore Vaiana &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Portalone, Gabriella, &lt;em&gt;Recensione a "Una storia siciliana fra Ottocento e Novecento" di Salvatore Vaiana&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Curto Fausto, &lt;em&gt;Recensione a "Una storia siciliana fra Ottocento e Novecento" di Salvatore Vaiana &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;Giovanni Guarino Amella &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;La repressione del brigantaggio da Francesco Bonanno a Cesare Mori &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;Il contadino dirigente &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;Prefazione a "L'Accademia del Parnaso e la poesia di Peppi Paci" di Gaetano Augello &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;a href="http://blogsicilia.it/"&gt;&lt;span style="background-color: #f9cb9c;"&gt;http://blogsicilia.it/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;I precursori delle societa operaie di mutuo soccorso nella canicatti post unitaria &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;span style="background-color: #f9cb9c;"&gt;Facebook&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;Ideologia sicilianista, sicilianismo, sicilitudine &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;Una storia siciliana fra Ottocento e Novecento&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="background-color: red; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;commerciali&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://retesicilia.it/"&gt;&lt;span style="background-color: #f9cb9c;"&gt;http://retesicilia.it/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;Una storia siciliana fra Ottocento e Novecento &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;a href="http://www.sicilyvideo.it/"&gt;&lt;span style="background-color: #f9cb9c;"&gt;http://www.sicilyvideo.it/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;Una storia siciliana fra Ottocento e Novecento &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;a href="http://www.ibs.it/"&gt;&lt;span style="background-color: #f9cb9c;"&gt;http://www.ibs.it/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;Una storia siciliana fra Ottocento e Novecento &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;a href="http://www.libreriauniversitaria.it/"&gt;&lt;span style="background-color: #f9cb9c;"&gt;http://www.libreriauniversitaria.it/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;Una storia siciliana fra Ottocento e Novecento &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;a href="http://www.newtoncompton.com/"&gt;&lt;span style="background-color: #f9cb9c;"&gt;http://www.newtoncompton.com/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;La Sicilia delle stragi &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;a href="http://www.unilibro.it/"&gt;&lt;span style="background-color: #f9cb9c;"&gt;http://www.unilibro.it/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;La Sicilia delle stragi &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;a href="http://deastore.com/"&gt;&lt;span style="background-color: #f9cb9c;"&gt;http://deastore.com/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;La Sicilia delle stragi &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="background-color: red; color: black; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;biblioteche&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://lccn.loc.gov/"&gt;&lt;span style="background-color: #f9cb9c;"&gt;http://lccn.loc.gov/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;Una storia siciliana fra Ottocento e Novecento &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;a href="http://opac.sbn.it/"&gt;&lt;span style="background-color: #f9cb9c;"&gt;http://opac.sbn.it/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;Una storia siciliana fra Ottocento e&lt;/em&gt; &lt;em&gt;Novecento&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;a href="http://opac.sbn.it/"&gt;&lt;span style="background-color: #f9cb9c;"&gt;http://opac.sbn.it/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;Storia della Camera del Lavoro di Canicattì &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;a href="http://opac.sbn.it/"&gt;&lt;span style="background-color: #f9cb9c;"&gt;http://opac.sbn.it/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Vaiana, Salvatore, &lt;em&gt;Il contadino dirigente&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-9057095743011998895?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/9057095743011998895/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2011/07/collegamenti-esterni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/9057095743011998895'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/9057095743011998895'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2011/07/collegamenti-esterni.html' title='LINK ESTERNI'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/--7kCDyQDa4c/Tmos69SiwrI/AAAAAAAAAdM/UvIHMqrZ5sc/s72-c/ico.web.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-7757330556971766361</id><published>2011-01-12T08:00:00.000-08:00</published><updated>2011-09-09T00:54:34.743-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Messina Domenico'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fratantonio Salvatore'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pittura'/><title type='text'>Il paradossale accostamento fra un pittore geosurrealista e un contadino dirigente</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_R9tE04NIQWI/TRSPevZkfnI/AAAAAAAAAWU/OxY9Lb6Uo34/s1600/il.contadini.dirigente.600.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5554221998737227378" src="http://1.bp.blogspot.com/_R9tE04NIQWI/TRSPevZkfnI/AAAAAAAAAWU/OxY9Lb6Uo34/s200/il.contadini.dirigente.600.jpg" style="float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 128px;" /&gt;&lt;/a&gt;Salvatore Fratantonio nasce l’1 febbraio 1938, a Modica, dove, appena adolescente, comincia ad appassionarsi alla pittura. Successivamente, da autodidatta studia arte contemporanea a Roma. Qui sviluppa una tecnica e un’espressione artistiche originali, riconosciute da numerosi critici, fra cui Diego Guadagnino, un fine poeta e acuto intellettuale siciliano che più di altri ne individua la cifra nel peculiare legame, metastorico ma vitale, con alcune forme della sua isola felice: «Il suo mondo, coeso da una esemplare fedeltà tematica pur nella variegata gamma espressiva delle sue stagioni creative, rimane quello della solitudine felice, lontana dalle interferenze &lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;dell’alterità, tagliata fuori da ogni contaminazione del divenire storico. […] Una delle possibili definizioni dell’arte del Maestro di Modica può essere quella di un segreto rapporto&amp;nbsp;con le forme che ci propongono i regni minerale e vegetale. E sono alberi, colline, spiagge, orizzonti a cui Fratantonio sa dare come un antico demiurgo una vita che magicamente si trasmette all’interlocutore delle sue opere». Un’arte che Guadagnino, da acuto critico d’arte e profondo conoscitore dell’opera del pittore, definisce «geosurrealista». Ma chissà se fra la dimensione sognante dell’arte e la realtà dolente della vita quello iato che si pensa non vi sia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fratantonio «sotto il volto barbuto di un dio greco nasconde la saggezza di un vecchio contadino siciliano», dice Guadagnino. E forse non è un caso che qualche anno fa il poeta mi abbia proposto un bel dipinto del pittore come copertina del libro “Il contadino dirigente”, il cui protagonista, Domenico Messina («un uomo a tutto tondo del fare e costruire dal basso e con intesi valori ideali la politica – l’esatto contrario del politicantismo oggi dilagante!», così lo descrive lo storico Giuseppe Carlo Marino), agisce nella Sicilia del latifondo, caratterizzata da «i luoghi desolati del “grano duro”, le arse vallate e i crinali rocciosi» che, parafrasando Guadagnino, sono la realtà dura dove i genitori di Fratantonio e di Messina «andavano per spighe», o «a zappare nei campi, “da scuro a scuro”». Una realtà che questi, immerso in un divenire storico estraneo al pittore, contribuisce a trasformare avvalendosi assieme agli strumenti rivoluzionari del socialismo e del sindacalismo, anche dell’antica saggezza del contadino siciliano.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Due dimensioni esistenziali notevolmente distanti quella del pittore geosurrealista Salvatore Fratantonio e quella del contadino dirigente Domenico Messina: la dimensione dell’arte e quella della storia, eppure accomunate dall’amore “perlaSicilia”, per la sua terra e per la sua saggezza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma una saggezza che, seguendo Euno e Messina, sappia rompere le catene dell’oppressione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Salvatore Vaiana&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-7757330556971766361?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/7757330556971766361/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2011/01/salvatore-vaiana-il-paradossale.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/7757330556971766361'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/7757330556971766361'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2011/01/salvatore-vaiana-il-paradossale.html' title='Il paradossale accostamento fra un pittore geosurrealista e un contadino dirigente'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_R9tE04NIQWI/TRSPevZkfnI/AAAAAAAAAWU/OxY9Lb6Uo34/s72-c/il.contadini.dirigente.600.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-9138543138856467673</id><published>2010-12-18T03:32:00.000-08:00</published><updated>2011-07-11T03:14:48.643-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Macaluso Vincenzo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mutuo soccorso'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Canicattì'/><title type='text'>I precursori delle società operaie di mutuo soccorso nella Canicattì post-unitaria</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/TQyc1e2xMII/AAAAAAAAAaM/M_ntL9lqXO0/s1600/sicilia.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5551984883270758530" src="http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/TQyc1e2xMII/AAAAAAAAAaM/M_ntL9lqXO0/s200/sicilia.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 130px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="color: #999999;"&gt;Pubblicato in AA. VV., &lt;em&gt;Sicilia, l'isola da amare anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici&lt;/em&gt;, edizione a cura del Lions International, 2009.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;span style="color: white; font-size: 100%;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Una stretta di mani: questo il simbolo di solidarietà ricorrente nell’iconografia delle Società Operaie di Mutuo Soccorso (S.O.M.S.). Queste Società, che precorrono la nascita del movimento operaio organizzato e del sindacato, nacquero con funzioni di assistenza ai soci, in caso di invalidità e disoccupazione, e di beneficienza.&lt;br /&gt;Alla nascita del Regno d’Italia esistevano appena &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;due, a Corleone e a Palermo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;centonovantatre Società di cui centotrentaquattro nel solo Piemonte, luogo di origine del movimento operaio (ad Asti, nel 1853 si era tenuto il primo dei sette congressi delle società operaie del Regno di Sardegna); in Sicilia ne esistevano appena&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Le S.O.M.S. si svilupparono nel corso della seconda metà del XIX secolo, in seguito ai significativi cambiamenti sociali ed economici verificatisi con l’Unità.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Nel congresso di Parma del 1863, su indicazione di Giuseppe Mazzini, si decise la fondazione del “Giornale delle Associazioni operaie”, mentre lo statuto (“Atto di fratellanza delle società italiane”) fu approvato nel Congresso di Napoli del 1864.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;A metà degli anni Sessanta nelle aree minerarie dell’agrigentino c’era un embrione di movimento operaio organizzato nelle S.O.M.S., le quali avevano perfino un organo ufficiale di stampa, “L’Operajo”, dal 1865 pubblicato ogni settimana a Girgenti. Erano la prima risposta organizzativa dal basso alle inumane condizione di miseria e sfruttamento dei lavoratori delle miniere; condizioni che nel 1880 sarebbero state rilevate nella loro reale brutalità da un’ispezione del senatore Giorgio Tamajo, prefetto di Girgenti e massone.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;A Canicattì i primi tentativi di fondazione di associazioni di mutuo soccorso iniziarono nei primi anni Settanta. Furono promossi da due intellettuali repubblicani, l’avvocato Vincenzo Macaluso e il farmacista Nicola Narbone.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Vincenzo Macaluso e la prima Società operaia di Canicattì&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Nato a Canicattì il 31 ottobre 1824, l’avv. Macaluso partecipò ai moti del ’48. Successivamente fu tra i più attivi organizzatori della cospirazione risorgimentale durante la quale fu in contatto con Giorgio Tamajo, Francesco Crispi e altri patrioti. Nel 1859 organizzò una rivolta antiborbonica, che coinvolse peraltro i lavoratori di alcune miniere del girgentano, il cui fallimento gli procurò la condanna a morte, la terza comminatagli dai Borboni. Durante l’impresa dei Mille fu nominato Commissario per la provincia di Girgenti; poi fu ivi consigliere di Prefettura, a Lagonegro Prefetto, a Caltanissetta consigliere di Prefettura e consigliere comunale, a Canicattì consigliere comunale. Fu fondatore e direttore del periodico “La Pietra” e direttore del giornale romano “Le forche caudine”. Scrisse diversi saggi tra cui Rivelazioni politiche sulla Sicilia e gravi pericoli che la minacciano.&lt;br /&gt;Personaggio notevole dunque, che occupa inoltre un posto di rilievo nella storia dell’associazionismo siciliano: scrive il suo biografo Paolo Scrimali che egli «fu socio di diversi circoli e società di Sicilia»; e ancor di più fu fondatore di diverse tipologie di associazioni, cooperativa di consumo, loggia massonica, società operaia.&lt;br /&gt;A Caltanissetta, nel 1868 fondò una cooperativa di consumo, forse la prima del genere in Sicilia, con l’obiettivo dichiarato di colpire il monopolio dei generi di consumo in mano agli speculatori del settore, sviluppare lo spirito associativo e più in generale «migliorare le condizioni sociali» di Caltanissetta e provincia. Forte di questa esperienza, successivamente a Roma avrebbe costituito e diretto una società cooperativa di consumo. (A Canicattì il cooperativismo avrebbe avuto, sotto l’impulso di Domenico Messina, uno sviluppo nel secondo dopoguerra).&lt;br /&gt;A Firenze fondò e fu maestro venerabile della loggia massonica “Rosolino Pilo”. E a Roma fu «Delegato Straordinario nella valle del Tevere». Un così ampio potere nella Libera muratoria gli derivava dal ricoprire il massimo grado nel Rito Scozzese Antico e Accettato, quello di Grande Ispettore Generale.&lt;br /&gt;Di grande interesse nella storia locale è il tentativo del Nostro di associare gli operai di Canicattì. L’iniziativa fu promossa nel 1871, anno in cui Mazzini organizzò a Roma, dall’1 al 5 novembre, il Congresso delle società affratellate. Vi erano rappresentate centocinquantatre società con cento delegati. Riconfermato l’Atto di fratellanza del 1864, il congresso approvò a grande maggioranza un documento nel quale si aderiva esplicitamente alla dottrina sociale mazziniana.&lt;br /&gt;Non sappiamo se fra le società rappresentate al congresso vi fosse quella di Canicattì e fra quei delegati l’avv. Macaluso; certo è che il 4 dicembre 1871 il delegato di PS Lalomia inviava al Prefetto di Girgenti una "Riservatissima" riguardo a una "Società Operaia in Canicattì":&lt;br /&gt;«Ieri verso le ore 2 pomeridiane in una stanza di questo ex Convento di S. Francesco d’Assisi, questo Sig. Macaluso Vincenzo fu Angelo da Canicattì, riuniva circa N 60 dicenti operai da questa, onde volerne impiantare la Società in Canicattì. Egli dopo aver fatto a quella adunanza un breve discorso della istituzione di tale Società, la si scioglieva e così ognuno ritornava alle proprie case.&lt;br /&gt;Intanto si fa osservare che Canicattì essendo un Mandamento dedito interamente all’agricoltura, non avendo fabbriche od opifici di sorta, scarseggia molto di operai, e quindi difficilmente, per non dire impossibile, potrà stabilirsi ed avere incremento una tale società, quantunque da quanto sinora si è potuto rilevare, si crede che vi siano circa 80 affiliati, la maggior parte dei quali tutta gente illetterata e di nessun conto, che va all’idea che facendo parte di detta Società, questa dovrà provvedere al loro bisogno e mantenimento, senza che si addicessero a lavoro o prestassero l’opera loro.&lt;br /&gt;A quanto pare, lo scopo del sig. Macaluso nel voler mettere in campo in Canicattì tale società, della quale non dovrebbe sconoscere la difficoltà per essere un naturale da questa, fosse quello di un partito di affiliati, onde poi nella ricorrenza di Elezioni Politiche ottenere dei voti per Deputato al Parlamento, ove ha le sue aspirazioni, e così mettendosi all’estrema sinistra o ingolfandosi nell’anarchia, far continua opposizione al governo…".&lt;br /&gt;L’anno dopo un avversario politico di Macaluso, Salvatore Gangitano (futuro senatore del Regno d’Italia e massone), presiedeva un’analoga Società a Campobello di Licata a scopi più elettoralistici che solidaristici.&lt;br /&gt;«Il 20 dicembre 1872 il Delegato di PS di Campobello S. Ciotta compilava uno "Stato della Società di Mutuo Soccorso" di Campobello in cui indicava il cav. Salvatore Gangitano Presidente Onorario della Società di Mutuo soccorso degli Operaj di Campobello, costituita il 1° ottobre 1872 ed avente come scopo "1° istruzione e lavoro, 2° soccorso materiale e morale". Riguardo al colore politico, il Delegato Ciotta definiva gli associati "liberali attaccati all’attuale Governo" e nella "Osservazione sulle tendenze politiche e prevalenti" annotava ciò: "Siccome di recente fondata non ha dato prova di tendenza politica, ma però dai capi fondatori si rileva che lo scopo loro è primeggiare in tutte l’elezioni sia politiche che amministrative. La loro inclinazione sostenere al Marchese Rudinì attuale deputato al Parlamento e l’attuale sindaco, appoggiando al Cavaliere Gangitano"».&lt;br /&gt;Una seconda società, di ispirazione mazziniana, fu fondata due anni dopo dal farmacista Narbone.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Nicola Narbone e la Società Operaia “Mameli e Ciceruacchio”&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;I Carabinieri consideravano Narbone un «libero pensatore», mentre la P.S. scrisse di lui che si atteggiava «a sedicente Repubblicano, ed Internazionalista», gli veniva per questo inviato da Messina il giornale mazziniano “Fede e Avvenire”, e manifestava «idee ostili al Governo».&lt;br /&gt;Il nuovo sodalizio da lui fondato, denominato “Mameli e Ciceruacchio”, aderì al Patto di fratellanza votato al XII congresso delle Società operaie affratellate, svoltosi a Roma nel 1872. Esso ebbe sede in un magazzino dell’ex convento di San Domenico e vi si associarono circa quaranta operai. Il suo capitolato aveva «per base» quello di una Società nissena. Ne fu primo presidente Calogero Messana, che si dimise presto per dissidi interni. Suo Presidente onorario fu invece Giuseppe Garibaldi, il quale, nello stesso anno, aveva suggerito la convocazione di un «Congresso delle forze democratiche, repubblicane, operaie e massoniche». Ne furono soci onorari i più prestigiosi repubblicani e massoni d’Italia, fra i quali Federico Campanella, che nel Grande Oriente d’Italia «ricopriva incarichi di alta responsabilità e su suggerimento [di Mazzini] era succeduto a Garibaldi alla guida del Supremo Consiglio scozzesista palermitano». In una lettera alla Società operaia canicattinese il Campanella invitava i soci a «propagare i principi mazziniani» e a «mantenere ferma l’adesione al patto di fratellanza» del XII Congresso. Fu immediatamente deliberato l’acquisto di un torchio «per la pubblicazione di un Giornale che, nel secolo delle macchine, avrebbe dovuto esser l’organo della Società Operaja». Della sua costituzione e attività si occuparono la P.S., i Carabinieri (che sostenevano essere «diretta a scopi politici» e i suoi soci «avversi» alle istituzioni), i giornali “L’Amico del Popolo” di Palermo, “Il Cittadino” di Caltanissetta e l’“Emancipazione” di Roma, e il Ministero dell’Interno. Con una “Riservata” al Prefetto di Girgenti il ministro Cantelli chiedeva «di conoscere con sollecitudine le ulteriori decisioni della Società operaja circa la designazione dei loro rappresentanti» al XIII Congresso delle Società operaie affratellate fissato per i giorni 29, 30 e 31 marzo 1974.&lt;br /&gt;Il 16 maggio 1874 il Prefetto compilava un elenco delle associazioni operaie di mutuo soccorso presenti nei comuni della provincia: «Circolo Operajo Agrigentino», «Società Patriottica Licatese», «Mutuo Soccorso» di Racalmuto, «Mutuo Soccorso degli Operai» di Campobello di Licata, «Società Operaja Garibaldi» di Ravanusa, «Società di Mutuo Soccorso degli Operai di Lampedusa», «Società Operaja di M.S.» di Menfi. Come si vede, non vi figura Canicattì. L’esperienza mutualistica canicattinese era stata assai effimera, probabilmente per i motivi evidenziati dal delegato di PS in una “Riservatissima” del 4 dicembre ’71: l’uso strumentale dell’associazionismo per fini elettorali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Epilogo&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Quello di Macaluso, e poi di Narbone, non fu altro che l’inizio di un lungo cammino che avrebbe portato nei decenni successivi alla nascita di nuove società di mutuo soccorso.&lt;br /&gt;In seguito in provincia l’associazionismo mutualistico si sviluppò sempre più, in quantità e qualità. «Delle quattordici Società operaie, che si trovano nella provincia,» scrisse nel 1881 Vittorio Savorini in Le condizioni economiche e morali dei lavoratori nelle miniere di zolfo e degli agricoltori della provincia di Girgenti, «già quattro fin dal 1878 hanno fondato scuole elementari serali pei soci e pei loro figli».&lt;br /&gt;Qualche anno dopo, nel 1886, a queste si aggiunse una nuova società di mutuo soccorso canicattinese, la Società Operaia “Figli del Lavoro”. «Scopo precipuo della Società» recita l’articolo 1° dello Statuto «è il mutuo soccorso: Promuovere l’istruzione e la moralità ed il ben’essere dell’operaio, coaperare efficacemente alla libertà della patria e al miglioramento indefinito dell’umanità ed alla propria indipendenza». L’articolo 23 elenca le categorie operaie presenti a Canicattì che potevano far parte della Società: «sarti, murifabri, falegnami, fabbroferrai, pittori, scultori, stucchieri, adornisti, scappellini, barbieri, orologiai, argentieri, tornieri, cappellai, calderai, sellai, saponari, pastai, fornai, crivellatori, crivai ed artisti meccanici».&lt;br /&gt;Nel 1893, con la costituzione del Fascio dei Lavoratori queste categorie uscivano dalla fase della mera mutua assistenza per entrare in quella più matura della rivendicazione dei diritti sindacali. È opportuno ricordare che nei Fasci confluirono parecchie società di m.s.&lt;br /&gt;A Canicattì si sarebbe comunque continuato a costituire associazioni di m.s. come testimoniano la Società “La Redenzione del lavoro” e la Società di mutua assistenza fra zolfatai, attive nel primo Novecento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;, Courier, monospace;"&gt;Salvatore Vaiana&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-9138543138856467673?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/9138543138856467673/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2010/12/i-precursori-delle-societa-operaie-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/9138543138856467673'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/9138543138856467673'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2010/12/i-precursori-delle-societa-operaie-di.html' title='I precursori delle società operaie di mutuo soccorso nella Canicattì post-unitaria'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/TQyc1e2xMII/AAAAAAAAAaM/M_ntL9lqXO0/s72-c/sicilia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-6857954544442583779</id><published>2010-12-18T00:45:00.000-08:00</published><updated>2011-07-11T03:06:17.484-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mutuo soccorso'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lucania Francesco'/><title type='text'>Ricerca storica su SMS e SOMS in Sicilia</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-OTolwJjPXJ4/TQx2QGq3WFI/AAAAAAAAAZ4/2TtBtxYUVSw/s1600/lettera_sms.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200px" m$="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-OTolwJjPXJ4/TQx2QGq3WFI/AAAAAAAAAZ4/2TtBtxYUVSw/s200/lettera_sms.jpg" width="143px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Ricerca storico-documentale sulle Società di Mutuo Soccorso e sulle Società Operaie di Mutuo Soccorso a cura di Francesco Lucania e Salvatore Vaiana, in collaborazione con il CO.RE.SI. (Coordinamento Regionale Sicilia - Società di Mutuo Soccorso.&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-6857954544442583779?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/6857954544442583779/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2010/12/ricerca-storica-su-sms-e-soms-in.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/6857954544442583779'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/6857954544442583779'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2010/12/ricerca-storica-su-sms-e-soms-in.html' title='Ricerca storica su SMS e SOMS in Sicilia'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-OTolwJjPXJ4/TQx2QGq3WFI/AAAAAAAAAZ4/2TtBtxYUVSw/s72-c/lettera_sms.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-338953312304561911</id><published>2010-12-18T00:33:00.000-08:00</published><updated>2011-07-11T03:23:08.587-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mutuo soccorso'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Brosso'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racalmuto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lucania Francesco'/><title type='text'>Una stretta di mani fra Racalmuto e Brosso</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_R9tE04NIQWI/Sj1OSHCPGxI/AAAAAAAAAC4/UnLeLBtDNlE/s1600-h/mutuo_soccorso.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5349518005419055890" src="http://3.bp.blogspot.com/_R9tE04NIQWI/Sj1OSHCPGxI/AAAAAAAAAC4/UnLeLBtDNlE/s200/mutuo_soccorso.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 152px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nel suo breve ma significativo contributo al libro &lt;em&gt;Intorno a una bandiera&lt;/em&gt; di Bianca Gera sui minatori della Società di Mutuo Soccorso di Brosso (comune montano del Piemonte), il prof. Gianni Tesio inizia citando &lt;em&gt;Ciaula scopre la luna&lt;/em&gt; di Luigi Pirandello e poi &lt;em&gt;Rosso Malpelo&lt;/em&gt; di Giovanni Verga, due opere di alta liricità che rappresentano il mondo&amp;nbsp;sub&amp;nbsp;umano delle miniere siciliane: &lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;ne viene fuori un ideale collegamento fra due regioni estreme dell’Italia sui temi interconnessi dei minatori e del mutuo soccorso in Piemonte e in Sicilia.&lt;br /&gt;A concretizzare questo collegamento contribuisce oggi un organizzatore culturale (oltre che bibliotecario e puntuale ricercatore di memorie storiche) di origini siciliane: Francesco Lucania. È sua, infatti, e di altri collaboratori, l’organizzazione della mostra &lt;strong&gt;Intorno a una bandiera. Il mutuo soccorso tra i minatori&lt;/strong&gt;; iniziativa che segue di alcuni mesi un’analoga mostra ancora sul mutuo soccorso, &lt;strong&gt;I mille ricordi. Giuseppe Garibaldi nelle Società operaie&lt;/strong&gt;, presentata a Ispica il 15 settembre 2008.&lt;br /&gt;La mostra sarà inaugurata sabato 27 giugno e resterà aperta fino al 18 luglio. Essa è strutturata in due sezioni: la prima riguarda la storia dei minatori di Brosso (già presentata in Italia e all’estero); la seconda contiene testimonianze materiali e documenti scritti sulle miniere delle province di Agrigento e Caltanissetta che, assieme alle miniere dell’ennese e di Lercara Friddi, costituiscono l’area siciliana dello zolfo.&lt;br /&gt;Se è vero che una tavoletta di argilla rinvenuta in contrada &lt;em&gt;Pizzu Rosi&lt;/em&gt; (Ag) testimonia lo sfruttamento del minerale sulfureo per fini bellici nell’età della Roma imperiale, la storia moderna della Sicilia dello zolfo è relativamente più recente risalendo alla fine del Settecento, in seguito alla scoperta del metodo Le Blanc, utilizzato per la fabbricazione industriale della soda. La miniera fu un’occasione di lavoro per tanti braccianti e disoccupati, ma anche causa di sfruttamento bestiale, di dolore e di morte, tragici effetti descritti nelle loro opere da tanti scrittori siciliani dell'Ottocento e del Novecento: dai menzionati Verga e Pirandello ad Alessio Di Giovanni, Rosso di San Secondo, Nino Savarese, Francesco Lanza, Ignazio Buttitta, Leonardo Sciascia, Vincenzo Consolo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Inattive ormai da alcuni decenni, delle miniere siciliane non rimane altro che salvare le testimonianze e coltivare la memoria. In questo senso va la mostra di Racalmuto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: white;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Salvatore Vaiana&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-338953312304561911?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/338953312304561911/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2010/12/una-stretta-di-mani-fra-racalmuto-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/338953312304561911'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/338953312304561911'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2010/12/una-stretta-di-mani-fra-racalmuto-e.html' title='Una stretta di mani fra Racalmuto e Brosso'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_R9tE04NIQWI/Sj1OSHCPGxI/AAAAAAAAAC4/UnLeLBtDNlE/s72-c/mutuo_soccorso.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-4891505652870110194</id><published>2010-12-17T13:32:00.000-08:00</published><updated>2011-07-11T04:25:43.482-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Palermo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Prizzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sindacalismo.rivoluzionario'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Anarcosindacalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='MercadanteVito'/><title type='text'>SALVATORE VAIANA, Pensiero e azione di un sindacalista soreliano</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-SyoHtDl8G1k/SwLtqaD62nI/AAAAAAAAACg/nsUXkEEzAuI/s1600/copertina.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200px" m$="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-SyoHtDl8G1k/SwLtqaD62nI/AAAAAAAAACg/nsUXkEEzAuI/s200/copertina.jpg" width="109px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;INDICE&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Incipit&lt;br /&gt;1. Le radici nel mondo contadino&lt;br /&gt;2. Fondatore e dirigente del Gruppo sindacalista rivoluzionario&lt;br /&gt;3. Alla conquista del mondo contadino&lt;br /&gt;4. “Il Germe”, un giornale per la Resistenza&lt;br /&gt;5. Il pensiero sindacal-rivoluzionario&lt;br /&gt;6. Una cooperativa per vuotare lo Stato&lt;br /&gt;7. Collaboratore dei giornali d’avanguardia&lt;br /&gt;8. L’anticlericalismo dichiarato e la massoneria invisibile&lt;br /&gt;9. Dall’antimilitarismo al Fascio interventista&lt;br /&gt;10. Dal Fascio di combattimento all’antifascismo&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: 9pt; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: 9pt; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-fareast-language: IT;"&gt;«Lo dissero anarchico o comunista o qualcosa di simile; lo accusarono di essere disgregatore di coscienze, sabotatore di ogni disciplina, avvelenatore delle masse, lui, Vito Mercadante, la cui vita fu tutta alto documento di probità e di bontà» (in &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Sicilia liberata&lt;/i&gt;, 1944).&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Non fu anarchico, né tantomeno comunista Vito Mercadante, ma attivo sindacalista rivoluzionario di fede genuina nella Palermo dei Florio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Non «creò» a Prizzi il movimento contadino, né poté lottare contro i «Don Virticchiu» spalleggiati dai campieri, ma rappresentò in versi d’amore e di dolore un microcosmo di contadini laboriosi che aspiravano alla terra e alla libertà.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Fondamentale fu invece il suo contributo alla penetrazione delle idee del Sindacalismo nel mondo contadino inviando gli intellettuali sindacalisti in roccaforti del socialismo rurale come Prizzi e Corleone.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;strong&gt;1. Le radici nel mondo contadino&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Da Villafrati «ho visto partire in gran fretta il battaglione Bassini», scrisse Cesare Abba in Da Quarto al Volturno. Noterelle d’uno dei Mille. Per quale motivo, il 26 giugno 1860, il Consiglio di guerra garibaldino decise di inviare con urgenza un battaglione al comando del maggiore Bassini? Questa l’agghiacciante risposta: «A Prizzi, che deve essere un villaggio poco lontano, vi è gente che si è messa a far sangue e roba, come se non vi fosse più nessuno a comandare. [...] Chi laggiù ha le mani lorde badi ai fatti suoi». Circa due mesi dopo, a Bronte vi furono «divisione di beni, incendi, vendette, orge da oscurare il sole, e per giunta viva a Garibaldi». In un duro proclama di Nino Bixio, Bronte fu accusata «di lesa umanità» e perciò fu dichiarato lo «istato d’assedio». I rei furono giudicati dal Consiglio di guerra: sei furono fucilati, gli altri mandati in galera. «In galera?» balbettava stupito il carbonaio della novella verghiana Libertà «O perché? Non mi è toccato neppure un palmo di terra! Se avevano detto che c’era la libertà!...».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Erano rei quei contadini di avere profanato per la prima volta la sacra terra dei padroni. Ma, dice a ragione il poeta, che pure esalta Bixio come «fasciu di nervi tuttu azzaru, / terribili comu è furia di mari, / vrazzu di mari ginirusu e amaru»: «La terra ‘un è di nuddu, ma è di tutti, / di tutti chiddi chi cu lu suduri / ni fannu maturari li gran frutti». E per questa evidente verità di «lu zzù Vitu», lo slogan dei contadini in lotta sarebbe stato “La terra a chi la lavora”, un obiettivo raggiunto con sangue e lacrime dopo innumerevoli battaglie.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;«Dopo Bronte», racconta Abba, la stessa sorte toccò a Randazzo, Castiglione, Regalbuto, Centorbi ed altri sfortunati villaggi che «sentirono la stretta della mano possente» di Bixio, al quale «gridarono dietro: Belva!». Per fortuna a Prizzi gli eventi avevano avuto un corso diverso. Al seguito del battaglione Bassini arrivò il leggendario fra’ Pantaleo a cavallo di «una vecchia giumenta, sicuro in sella, come uno che, sotto la tonaca, vestisse da soldato». Come Abba, anche Mercadante ne avrebbe esaltato il fascino e le doti oratorie nel suo poemetto Lu Sissanta. Il frate predicò «a lu populu fistanti» che avvertiva nella sua trascinante oratoria una vaga speranza di cambiamento sociale. I Garibaldini, ricevuti «come principi», festeggiati con «luminare, cene, balli» e congedati dalle grida festose delle «belle donne» prizzesi che esclamavano «Benedetti! Beddi!», non fecero l’errore che avrebbero commesso a Bronte e andarono via «mortificati» per l’abbaglio che li aveva spinti in così alta vetta. Da allora quella vaga speranza di artigiani e contadini del remoto «villaggio» si sarebbe trasformata gradualmente in solida coscienza di classe.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Il primo segno concreto del processo di emancipazione sociale fu la costituzione, nel 1874, di una Società di mutuo soccorso fra gli operai prizzesi, costituita «per promuovere il miglioramento progressivo in tutte le classi, mercé l’educazione, l’istruzione, il lavoro, il risparmio e tutto quanto ispira il dovere verso la famiglia e la patria».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;La svolta storica si ebbe due decenni dopo, nel 1893, con le lotte del Fascio dei Lavoratori. A sostenerne la costituzione venne da Corleone colui che sarebbe diventato uno stimato compagno di Mercadante, Bernardino Verro. In essa si formò un’avanguardia contadina con un dirigente di straordinario spessore morale, coraggio e intelligenza, Nicola Alongi: «un’avanguardia del genere», sostiene lo storico prof. Giuseppe Carlo Marino, «sarebbe inimmaginabile nella realtà agricola di Prizzi [...] senza ritenere scontata [...] l’influenza esercitata sul contadino Alongi dal [...] ferroviere poeta Vito Mercadante».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Mercadante non poté assistere alla nascita e alle lotte del movimento contadino perché, dopo aver frequentato le scuole elementari a Prizzi, andò a vivere a Palermo, dove continuò gli studi. Restò però profondamente legato ai contadini e all’amico e compagno Alongi, con il quale intrattenne per un ventennio relazioni politiche e sindacali.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Prizzi contadina il nostro sindacalista-poeta la immortalò in Focu di Muncibeddu, il suo capolavoro poetico che canta in versi di luminosa speranza le fatiche immani del dignitoso contadino emarginato nei latifondi desolati e assolati: «Suda, fatica e sonna lu viddanu ... / ... si va a sarma, quant’havi arricampari; / fa lu cuntu, s’aiuta cu li manu; / tantu havi a dari e tantu po’ ristari // paga li detti, si rumpi li tagghi, / e resta francu di catini e magghi. // [...] // E lu viddanu, poviru minnuni, / cunta li mazzi chi tocca a li patruni, / pensa a lu cchiù chi tocca a lu patruni/ pensa a la sorti so ch’è nuda e cruda; // e tuttu sangu so, sudura e stenti, / e ad iddu ‘un ci nn’arresta quasi nenti». Ma la libertà da catene e magli il contadino non deve più conquistarla pagando i debiti ai padroni, bensì lottando contro questi, respingendo le lusinghe di politici corrotti e di mafiosi e votando con la Lega socialista: «Cumarca di latruna, jitivinni, / ca tutti li sapemu, li magagni; / va jitivinni a circari a cu’ si vinni; / iu votu cu la lega, su’ cumpagni ...». Nella Lega di Miglioramento i contadini, dei quali il presidente Nicola Alongi «canusci tuttu lu duluri, / l’amarizzi, li peni e li gran stenti, / tutta la verità, tuttu l’amuri», trovano l’unica speranza di riscatto dalla servitù.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;strong&gt;2. Fondatore e dirigente del Gruppo sindacalista rivoluzionario&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;A Palermo Mercadante sostenne una vivace azione sindacale e politica rispettivamente nella Camera del Lavoro e nel Circolo socialista.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;La Camera del Lavoro nacque nel 1901 per iniziativa di Rosario Garibaldi Bosco, storico leader dei Fasci siciliani. Ne fu per alcuni anni segretario Emanuele Raimondi, un riformista con un intermezzo «tra i sindacalisti rivoluzionari» (G. Miccichè).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Il «buon Nenè Raimondi» - leggiamo su Il Socialista di Nicola Barbato - divenne poi segretario della Borsa dei Lavoratori, associazione sindacale, riferisce Franco Grasso, «fondata» da Mercadante.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Dal 1896 in città era attivo un Circolo socialista riformista diretto da Alessandro Tasca e che aveva come organo ufficiale di stampa “La Battaglia”, fra i cui redattori troviamo Nicola Alongi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Nel dicembre del 1903 Giuseppe Garibaldi Bosco costituì, in contrasto con la corrente riformista, la Federazione socialista palermitana di ispirazione rivoluzionaria.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Accanto alla corrente riformista di Filippo Turati e quella rivoluzionaria di Enrico Ferri, ne esisteva una terza, la sindacalista rivoluzionaria di Arturo Labriola, rappresentata a Palermo dal «Gruppo Sindacalista Rivoluzionario», il cui fondatore - racconta nei suoi Cortometraggi Vincenzo Purpura, prestigioso componente e memoria storica di quest’organizzazione – fu Mercadante.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;E fu ancora lui, «singolare figura di poeta, di educatore e di patriarca», che, per il suo forte carisma, ne divenne «il capo indiscusso».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Vi facevano parte un gruppo di giovani «sprovveduti, squattrinati, inesperti e sognatori» ricorda Purpura; «un gruppu di fidati e veri amici» idealisti e lottatori pronti a «dari la caccia a morti a li birbanti / farla a cazzotti cu li priputenti»: è «gioia pri un’idea lu gran luttari». Questo scrive il poeta rivoluzionario in Lu miraculu. Erano quei giovani Vito Mercadante, Enrico Loncao, Vincenzo Purpura, Ferdinando Albeggiani, Gioacchino Drago, Pietro Drago, Bernardino Verro, Vincenzo Savoja, Manlio Lo Iacono, Archimede Caserta, Carmelo Li Vigni, Mario Fleres, l’avv. Roxas e altri «elementi sparsi» nel resto della Sicilia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Vi aderivano anche – ciò va messo ben in rilievo, e se ne capirà nel prosieguo il perché - «alcuni» operai del cantiere navale di Palermo aderenti alla Fiom e «molti» contadini di Corleone e Piana degli Albanesi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Nell’ambiente «sindacalista rivoluzionario», scrive lo storico Giuseppe Miccichè, si formò, assieme a Francesco Sanza e ad altri, un giovanissimo operaio tipografo, Giovanni Orcel, il quale «probabilmente appartenne o fu vicino al gruppo che, raccolto attorno a La Fiaccola e a Il Germe, aveva dato vita ad un piccolo Circolo giovanile, molto attivo nella propaganda antimilitarista, arroccato su posizioni rivoluzionarie».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Di rilievo l’impegno culturale e teorico di alcuni intellettuali sindacal-rivoluzionari, come si evince dalla ricca produzione giornalistica a livello nazionale, regionale e locale. Purpura diresse il settimanale La Fiaccola, pubblicata dal 1° maggio al 16 settembre del 1905, e collaborò a La Gioventù Socialista di Roma, il giornale della Federazione Giovanile Socialista diretto da Alceste De Ambris e da Paolo Orano. Sulla Propaganda di Napoli e sull’Avanguardia socialista di Milano, dirette da Arturo Labriola, pare che scrivesse Enrico Loncao. A Palermo furono pubblicati i periodici sindacalisti Il Germe, L’Avanguardia sindacale e L’Avanguardia proletaria. Sul piano nazionale il Gruppo faceva riferimento alla rivista Il Divenire Sociale, diretta da Enrico Leone e Paolo Mantica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Mercadante esordisce in politica sostenendo un’opposizione inflessibile al «fronte popolare», una coalizione di socialisti riformisti e radicali nata a Palermo nel 1900 sotto gli auspici dei Florio. All’origine dell’opposizione «dei sindacalisti siciliani al “fronte popolare”» c’era - nota A. M. Cittadini Ciprì - «l’intransigente massimalismo anarco-sindacalista, che bloccava allora qualsiasi politica unitaria e di compromesso con la classe dirigente». Scriveva a tal proposito “La Battaglia”sul «rivoluzionario» e «intransigente» Enrico Loncao: «Questo loquacissimo burattino trovava [...] che noi del Circolo socialista palermitano non meritassimo la qualità di socialisti perché qualche volta avevamo commesso il sacrilegio di allearci con il partito radicale – ed il giovane scocciologo andava ricercando con il lanternino tutti gli episodi (e quando non li trovava li inventava) dai quali emergesse che avessimo errato nella tattica e ci fossimo allontanati dalla direttiva marxista. Sciagurato!»&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;strong&gt;3. Alla conquista del mondo contadino&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;In quanto dirigente della corrente sindacalista Mercadante fu un infaticabile organizzatore di diverse leghe operaie cittadine che facevano riferimento alla Camera del Lavoro (e poi alla Borsa dei Lavoratori) e un punto di riferimento cittadino del movimento contadino non solo di Prizzi ma anche di altri comuni dell’interno. Ciò non stupisce; infatti, rientrava negli obiettivi del Sindacalismo rivoluzionario il «blocco sociale» operai-contadini. Scrive a tal proposito Gramsci in Alcuni temi della quistione meridionale: «Il sindacalismo è l’espressione istintiva, elementare, primitiva, ma sana, della reazione operaia contro il blocco della borghesia e per il blocco coi contadini e in primo luogo coi contadini meridionali. Proprio così: anzi, in un certo senso, il sindacalismo è un debole tentativo dei contadini meridionali, rappresentati dai loro intellettuali più avanzati, di dirigere il proletariato». Nella dimensione siciliana fra questi intellettuali primeggiavano Mercadante, Purpura e Loncao.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Attraverso i suoi intellettuali-militanti il sindacalismo palermitano entrò diverse volte in contatto con il movimento contadino e i suoi dirigenti nel tentativo appunto di dar vita al blocco operai-contadini. In tal senso Loncao - autore di originali saggi sul socialismo, le classi rurali e la borghesia in Sicilia, pubblicati nel 1900 su alcuni numeri de “La Battaglia” - «riconosceva che il destino del socialismo in Sicilia fosse legato alla “conquista” dei contadini, [...] che la lotta contro il latifondo non riguardava soltanto i contadini, ma le forze urbane democratiche, dagli operai alla piccola e media borghesia», e «formulava un’ipotesi di riscatto del mondo rurale di cui avrebbero dovuto farsi carico borghesi “avanzati” di città» (A. Corselli).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Con queste convinzioni, il 24 aprile 1903 egli partecipò al congresso di Corleone tra le Leghe e le Cooperative agricole siciliane, nel corso del quale svolse una relazione sul credito agrario e condivise con i dirigenti contadini, fra cui Nicola Alongi, il bisogno di sviluppare una solida organizzazione del proletariato rurale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Nel 1904 fu un tragico evento ad avvicinare per alcune settimane città e campagna: la strage di Castelluzzo del 13 settembre, causata dalle forze dell’ordine durante una manifestazione di lavoratori. In segno di protesta, per iniziativa della Camera del Lavoro di Milano e dei sindacalisti rivoluzionari fu proclamato il primo sciopero generale della storia d’Italia. I sindacalisti speravano che esso avviasse l’agognata rivoluzione sociale. A Palermo l’evento scosse la sinistra, riformista e sindacalista, che aderì allo sciopero. Su pressione di Arturo Labriola lo sciopero proseguì per alcuni giorni ma alla fine per i sindacalisti non ebbe l’esito sperato. Quella strage infiammò l’animo del nostro poeta rivoluzionario che scrisse a perenne memoria un poemetto, Castelluzzo appunto (con dedica a Mario Rapisardi e Nicola Barbato), da cui riportiamo un sonetto il cui titolo, “La lotta”, è uno dei concetti chiave del pensiero sindacalista:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;All’insulto vigliacco e menzognero&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;risposero sereni i fieri detti;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;svelaron puro il cuor, forte e sincero,&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;provocati così dai maledetti;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;non armi ma la forza del pensiero&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;opposero; la forza di quei petti...&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;Si tinse in rosso il florido sentiero,&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;del sangue generoso degli eletti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;Ne la terribil lotta, alti, giganti&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;apparvero gl’inermi in mezzo al piano...&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;ma la forza brutal li vide affranti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;Vano in quell’ora fu l’essere padre;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;l’ultimo fu ferito già lontano,&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;quando sperava riabbracciar la madre.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;A Palermo il tragico evento acuì la polemica all’interno del Partito socialista, ne è testimonianza la seguente analisi delle tipologie di sciopero, pubblicata dai riformisti su La Battaglia, volta a evidenziare le inconciliabili posizioni di riformisti e sindacalisti rivoluzionari: «Tutti i socialisti del mondo, senza distinzione di scuola [...] convengono nell’idea che lo sciopero generale sia uno strumento prezioso di lotta, che occorra difendere le libertà politiche del proletariato. [...] Lo sciopero generale classico, inteso rivoluzionariamente, è un atto di ribellione aperta da consumare in un dato giorno, in un dato momento, a scadenza fissa, per scalzare dal potere la borghesia e per instaurare il regime dell’eguaglianza sociale. Tra lo sciopero generale così inteso e lo sciopero politico c’è insomma la stessa differenza che intende tra i due concetti “rivoluzione economica” e “rivoluzione politica”. In Francia una frazione del P[artito] Socialista – forte il prestigio della tradizione – è fautrice dello sciopero generale inteso come atto di liberazione dal secolare dominio di classe. In Italia soltanto il gruppo estremo capitanato dal Labriola condivide tale idea – mentre l’enorme maggioranza degli stessi rivoluzionari, Ferri compreso, s’oppone a tale concetto assolutamente antiscientifico».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Ancora nel 1904, a Palermo le contraddizioni in seno a Partito socialista emersero nel corso dello scontro politico-elettorale: i riformisti entrarono in collisione con i sindacalisti rivoluzionari attaccando aspramente Enrico Loncao, «il “rivoluzionario” Loncao, - si legge su La Battaglia del 13 novembre - quell’emerito rompiscatole che ha travasato da anni la sua bilietta innocua sulle varie Avanguardie e Propagande del regno, ha sostenuto in queste ultime elezioni con tutte le sue gracili forze intellettuali e oratorie la candidatura [...] di Garibaldi Bosco!» Di questo tenore erano dunque i rapporti fra le due correnti socialiste, rapporti conflittuali ai limiti della scissione (che, in effetti, si sarebbe consumata a livello nazionale nel 1908, durante il Congresso del Partito socialista).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Nel 1907, anno di svolta organizzativa per il Sindacalismo rivoluzionario, Mercadante inviò il giovane Purpura a Corleone, per sostenere le lotte dei contadini, il quale racconta quell’esperienza nei citati Cortometraggi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;«Frequentavo già da qualche anno la Camera del Lavoro, organizzando e dirigendo “leghe” e scioperi, quando, nel 1907, Vito Mercadante, il più autorevole e amato compagno del nostro “Gruppo Sindacalista Rivoluzionario”, mi propose di recarmi a Corleone ove quei contadini, educati alla scuola di Bernardino Verro, allora profugo in Tunisia, gli avevano richiesto un “compagno” che li guidasse nello sciopero da loro già proclamato ed attuato contro gabelloti e latifondisti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;D’impulso, opposi subito un netto rifiuto: non avevo alcuna esperienza di lotte contadine, né dell’ambiente agrario [...].&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;Alle mie obiezioni Vito Mercadante oppose il suo paterno e comprensivo sorriso, seguito da un chiaro quadro dei termini della lotta ingaggiata dagli scioperanti per ottenere migliori tariffe al bracciantato e l’affittanza alla loro fiorente cooperativa di un feudo sino allora esclusivo monopolio maffioso. Mi spiegò inoltre ciò che doveva essere tenuto fermo con assoluta intransigenza e ciò che poteva essere argomento di trattative, e si disse sicuro che, non potendo egli allontanarsi dal suo ufficio delle FF., nessuno, a suo meditato giudizio, poteva meglio di me sostituirlo e meglio rispondere alla fiduciosa attesa sua e dei compagni di Corleone.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;Dopo lunga discussione dovetti finire col cedere e così i compagni del Gruppo, quasi al completo (non eravamo in molti), con Vito Mercadante alla testa, mi accompagnarono, nelle prime ore del mattino, alla stazione di S. Erasmo.»&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;strong&gt;4. “Il Germe”, un giornale per la Resistenza&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Il 1907 fu un anno di svolta organizzativa, come si è accennato, perché il 3 novembre, nel corso di un convegno dei sindacalisti rivoluzionari sui loro rapporti con la CGdL (Confederazione Generale del Lavoro), nacque il “Comitato Nazionale della Resistenza”, con l’obiettivo politico di «indebolire ed eliminare la classe e lo Stato borghese». Vi aderirono i ferrovieri che avevano dato vita a un grandioso movimento di lotta e che erano in rotta con i dirigenti della CGdL. Del movimento dei ferrovieri Mercadante fu un dirigente di prestigio nazionale e del Comitato Siciliano della Resistenza un autorevole membro.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Fu nel clima di costruzione del «Comitato Nazionale della Resistenza» che a Palermo il Gruppo Sindacalista Rivoluzionario fondò Il Germe, «giornale quindicinale di propaganda socialista».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Il giornale era diretto da Purpura, coadiuvato da alcuni giovani tra i quali Felice Caserta e Girolamo Sirretta. Nel 1909 ne era direttore responsabile Romeo Di Giovanni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Fra i collaboratori troviamo il contadino Alongi, ormai un riconosciuto rappresentante di quella Sicilia del latifondo nella quale i sindacalisti continuavano a portare avanti l’«opera di propaganda e d’organizzazione», come si deduce dal seguente passo di un articolo del giornale: «Il movimento proletario in quei centri della provincia di Girgenti e di Palermo che fanno parte della Federazione Socialista del Lavoro è degna di rilievo. Le società federate sono quelle di Prizzi, Palazzo, Chiusa, Burgio, Villafranca, Lucca, Calamonaci e Ribera».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Attraverso Mercadante e Il Germe, Alongi costituiva un ponte fra il Sindacalismo palermitano e il socialismo rurale prizzese. Fu Il Germe che pubblicò Il credo del Lavoratore, una originale composizione di Alongi di evidente sapore anticlericale, che sarebbe stata ripubblicata nel 1911 su L’Avanguardia sindacalista:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;«Credo in dio lavoro onnipotente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;Creatore di tutte le ricchezze che sono sulla terra e credo che chi non lavora vive di questo unico cibo suo e sudore nostro.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;Il quale fu concepito per opera, virtù ed ignoranza del lavoratore.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;Nacque dall’ingiustizia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;Patì e patisce ancora sotto tutti i governi che sempre il lavoratore hanno scorticato e fatto morire dalla fame.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;Qua ha da venire a giudicare che chi non lavora non mangia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;E credo alla santa organizzazione dei lavoratori, la lega di resistenza, lo sciopero ed il boicottaggio come base della lotta di classe, la comunione dei beni, la buona vita in terra e così è la verità.»&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Contro il clericalismo, e contro il militarismo, d’altra parte i sindacalisti rivoluzionari portavano avanti una lotta senza quartiere diffondendo materiali propagandistici: «Per ordinazione di opuscoli di propaganda elementare socialista, antimilitarista ed anticlericale – informava “Il Germe” - rivolgersi sempre alla nostra amministrazione».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Luogo di riunione del Gruppo Sindacalista era la Camera del Lavoro: «I compagni tutti – leggiamo sul giornale – restano avvisati, una volta per sempre, che le riunioni del gruppo hanno luogo ogni venerdì alle ore 20 precise, alla Camera del Lavoro». E la Camera del Lavoro era anche luogo di riunione del Circolo Giovanile Socialista, una realtà organizzativa così rara in Sicilia da preoccupare i nostri sindacalisti, come si evince dal seguente articolo del 1° febbraio 1909: «È dunque impossibile costituire in Sicilia dei Circoli Giovanili Socialisti? Io credo di no. Vero è che in Sicilia, a tutt’oggi, non esistono che due Circoli giovanili (l’uno a Palermo l’altro a Marsala). [...] È dunque necessario che i compagni nostri pensino a costituire delle organizzazioni giovanili specialmente là ove, come a Lucca, a Prizzi, a Palazzo Adriano, a Canicattì ecc. i giovani lavoratori sono in gran parte fra i migliori e più entusiasti compagni. Chiunque poi desideri, sul riguardo, schiarimenti od istruzioni, può rivolgersi al compagno Purpura presso il Germe». L’obiettivo di organizzare i giovani di questi centri è un’ulteriore testimonianza dell’interesse strategico del Sindacalismo per la realtà rurale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Nella Camera del Lavoro Mercadante svolse un ruolo centrale in occasione dell’accoglienza dei profughi del terremoto di Messina del 28 dicembre 1908, terremoto che distrusse una grande parte della città, cui egli era particolarmente legato. Ecco una testimonianza in merito: «Furono, alla Camera del Lavoro, ricoverati centinaia e centinaia di profughi che ebbero, da parte degli operai, le più amorevoli cure, [...] l’abbondanza e la buona qualità dei cibi». E pur avendo garantito «l’abbondanza e la buona qualità, il nostro Vito Mercadante poteva, a nome della Camera del Lavoro, consegnare al Comitato Cittadino più di L. 700». Su quell’evento sconvolgente il nostro poeta scrisse L’omu e la terra.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Nel 1909 si svolse il Congresso nazionale della Resistenza, cui il giornale del 1° giugno diede risalto sottolineandone l’ottima riuscita: «Il Congresso della Resistenza [...] consacrò in un ordine del giorno il concetto che il Germe tanto spesso ha spiegato e difeso. Ecco l’ordine del giorno: “Il Congresso dichiara che le organizzazioni seguenti la tattica dell’azione diretta, sostengono l’assoluta incompatibilità tra le funzioni dell’organizzazione di classe ed ogni intromissione di questa nella lotta elettorale politica ed amministrativa, nonché la necessità per le organizzazioni sindacali di mantenere la più stretta neutralità di fronte a tutti i partiti e gruppi politici, e di non permettere ad alcuno di questi d’intromettersi nella gestione interna delle organizzazioni stesse».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Nel contempo si svolse il Congresso dei ferrovieri. A conclusione dei lavori, i congressisti dichiararono «la loro ferma volontà di escludere dalla loro azione ogni inframmettenza di politicanti riconoscendo lo spirito dello sciopero generale». L’esito del Congresso fu ritenuto «un altro trionfo del sindacalismo».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;E cosa fosse il Sindacalismo lo scrisse in un’efficace sintesi “Il Germe”: «Il sindacalismo non è che il socialismo operaio, il socialismo cioè inteso non come il prodotto dell’attività di un partito qualsiasi, ma come il naturale risultato della lotta ad oltranza fra la classe lavoratrice e la classe degli sfruttatori. Il sindacalismo è il socialismo ricondotto alle sue pure origini di fierezza e di combattività, e può riassumersi tutto nel motto di Marx “L’emancipazione dei lavoratori deve essere opera dei lavoratori stessi”».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Per una migliore intelligenza del pensiero del Sindacalismo, e quindi del pensiero di Mercadante, è ora necessario puntualizzarne meglio alcuni aspetti fondamentali.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;strong&gt;5. Il pensiero sindacal-rivoluzionario&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Il Sindacalismo rivoluzionario fu un movimento nato e sviluppatosi in Francia alla fine dell’Ottocento, il cui obiettivo era lo sviluppo di un sindacato basato sulle bourses du travail e autonomo dai partiti il quale, rifiutando l’iniziativa politica e parlamentare dei socialisti riformisti e praticando in alternativa lo sciopero generale (inteso come rivoluzione sociale), mirava alla conquista operaia del potere economico.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Ne era ideologo riconosciuto l’ingegnere e filosofo Georges Sorel, una figura del socialismo europeo che Gramsci considera, nei Quaderni del carcere, «un sincero amico del proletariato», sebbene ne critichi «il curioso antigiacobinismo», che bolla come «settario, meschino, antistorico», e lo accusi di «feticismo sindacale o economicismo».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Sorel era ben noto ai sindacalisti palermitani, che ne tracciarono questo breve profilo: «Giorgio Sorel è un solitario: la sua biografia è molto semplice e breve: ingegnere des ponts et chaussèes dal 1870 al 1892, abbandonò poi volontariamente l’impiego per potersi dare agli studi sociologici. [...] È uno spirito critico assai fine e colto; è uno spirito filosofico; che procede con metodo e cautela [...] In Francia è il più competente del Marxismo».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Noti sono i riferimenti di Sorel alla filosofia di Henri-Louis Bergson e in particolare al principio di élan vital, lo “slancio vitale” insito nella natura umana. Nella versione sociale che ne fa il marxista revisionista, l’élan vital delle masse si esprime nell’azione diretta, cioè nello sciopero generale proletario, definito «il mito nel quale si racchiude tutto intero il socialismo», il cui futuro «sta tutto nello sviluppo autonomo dei sindacati operai».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;In Italia il pensiero politico del filosofo francese fu veicolato da Arturo Labriola, Enrico Leone e Paolo Orano. Le sue idee furono inoltre conosciute attraverso la traduzione delle sue opere pubblicate dalla Casa Editrice Sandron, che aveva sede a Palermo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Tracce di dibattito su Sorel li troviamo in occasione della pubblicazione del suo scritto Saggi di critica del marxismo, pubblicato nel 1903. Il libro fu recensito sul giornale La Battaglia del 15 marzo 1903 da un soreliano palermitano che si firmò Eugenio: «Un libro ottimo, da raccomandarsi a tutti quanti socialisti e non socialisti, ma specialmente ai socialisti che si occupano con serietà delle basi teoriche del socialismo». Al recensore il giornale social-riformista rispose polemicamente con un giudizio negativo sul filosofo francese: «Il nostro egregio collaboratore si limita a un’esposizione – utilissima del resto in un paese di gente che legge poco – del contenuto del libro di Sorel. [...] L’indirizzo che esso traccia al partito socialista internazionale è un indirizzo confusionario e per nulla chiaro».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Non abbiamo documenti che attestino quando e come Mercadante fosse approdato a questa corrente revisionista del marxismo che è il sindacalismo soreliano, per cui si possono in merito fare solo supposizioni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Il prof. Marino ha avanzato l’ipotesi che le radici del sorelismo di Mercadante e delle sue «idealità anarchico-libertarie» possano trovarsi nel filone di pensiero Garibaldi-Pisacane-Proudhon. D’altra parte, afferma lo storico del pensiero socialista G. D. H. Cole di Sorel, «era notevole la sua somiglianza con Proudhon; e infatti Sorel aveva per lui molta ammirazione e lo citava spesso».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;È possibile che egli si fosse avvicinato al sorelismo nel corso della sua iniziativa in quel sindacato dei ferrovieri che, come si è detto, era schierato con il Comitato Nazionale di Resistenza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;«Nel 1902, Mercadante non era un soreliano convinto», riferisce il prof. Mercadante, serio studioso dell’omonimo zio; lo sarebbe diventato gradualmente, e definitivamente, attraverso un’attenta lettura «delle correnti di pensiero europeo» resa possibile dalla sua ampia formazione culturale. Nella sua biblioteca, fra le «migliaia di opere in suo possesso, acquistati con sacrifici e pazienza, nel corso di una intera esistenza», racconta Lorenzo Marinese, c’erano scritti di Karl Marx, Friedrich Engels, Paul Lafargue, Jean Jaures, Antonio Labriola, Vilfredo Pareto, Benedetto Croce (di cui criticò, nell’articolo giornalistico intitolato Protesta di un morto, le tesi espresse in Materialismo storico ed economia marxistica, opera pubblicata a Palermo nel 1900). E c’erano principalmente scritti di Sorel. Il nostro intellettuale, racconta ancora Marinese, «si era imbattuto in uno studioso francese estroso, più noto in Italia che in patria: Giorgio Sorel del quale aveva letto Saggi di critica del marxismo (1903) e, in edizione originale italiana, “Insegnamenti sociali dell’economia contemporanea”». Fra i testi di Sorel, Marinese ne richiama all’attenzione in particolare uno: «Negli scaffali dello Zio Vito facevano bella mostra “Reflexion sur la violence” della libreria Pages libres del 1908 e la traduzione, l’anno successivo, dello stesso libro, a opera di A. Sarno, con introduzione di B. Croce».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;È opportuno ora tentare un inquadramento di alcuni aspetti del pensiero politico di Mercadante. A questo scopo, utilizzando alcuni concetti chiave del sindacalismo rivoluzionario (sindacalismo e Stato in primis, e poi parlamentarismo, legislazione sociale, lotta sociale, partito), opereremo un confronto fra i principi politici espressi in modo frammentario da Mercadante nei suoi scritti (articoli giornalistici, manoscritti, saggio Le ferrovie ai ferrovieri) e i relativi principi espressi in forma più elaborata da Labriola in Riforme e rivoluzione sociale (1904) e in Sindacalismo e Riformismo (1905), due testi fondamentali del sindacalismo italiano.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Nella prima opera Labriola chiarisce così il rapporto fra Sindacalismo e Stato: «Fra statizzazione e sindacalismo c’è contrasto. Tutto invece che attornii e riduca il potere dello Stato è nella direttiva del sindacalismo. [...] In questo, il carattere rivoluzionario del riformismo sindacalista: che esso è puramente negativo, è diretto ad evitare e a impedire l’intervento statale. [...] Un liberalismo di classe: ecco il sindacalismo». Mercadante espresse in maniera chiara la sua visione soreliana dello Stato e del sindacato nella relazione “Resistenza, cooperazione, mutualità”, eccone la sintesi giornalistica: «Vito Mercadante, relatore, esamina la ragione, l’attività, la finalità dell’organizzazione operaia in contrapposto all’organizzazione borghese. Organo per eccellenza della prima è il sindacato, della seconda lo Stato. La differenza fra le due organizzazioni sta soltanto nel fatto dinamico. Dimostra come il sindacato sia destinato a vuotare lo Stato d’ogni suo contenuto ed a divenire il centro d’una nuova società su base operaia» (corsivo ns.). In un suo manoscritto entra più esplicitamente nel merito della visione dello Stato come strumento di repressione della borghesia (nel suo saggio definito «prodotto e organo di sopraffazione politica»): «La borghesia ha creato per sé, difesa ed arma di repressione, sovrapposizione politica, l’esercito, la burocrazia, la scuola, le leggi (successioni, diritto, religione), il governo». È la teoria soreliana dello Stato formulata in L’avvenire socialista dei sindacati, in cui il passaggio all’autogoverno dei produttori è prospettato come passaggio di potere dallo Stato ai sindacati. Teoria ripresa in Italia da Labriola: «Lo Stato non si espugna come un castello: si vuota progressivamente, secondo la bella immagine del Sorel, del contenuto suo» (corsivo ns.). Questa teoria viene poi abbandonata per quella della distruzione violenta dello Stato esposta in Considerazioni sulla violenza: «La borghesia ha adoperato la forza, dal sorgere dei tempi moderni; laddove il proletariato reagisce ora, contro di essa e contro lo Stato, con la violenza».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;A proposito dell’antistatalismo del Sindacalismo rivoluzionario - «definito argutamente come una “anarchia organizzata”» (B. Russel) - Labriola chiarisce assai bene che esso «è cosa ben diversa» da quello degli anarchici: «il primo tende a trasferire l’autorità dello Stato nel sindacato di mestiere; il secondo a disperderla affatto. Il primo è nella sua indole organizzatore e disciplinatore; il secondo è contrario ad ogni regola prestabilita di autorità, anche consensuale». Noi, precisa Labriola «distribuiamo l’autorità dello Stato nei Sindacati; gli anarchici la disperdono nell’individuo» e «scorgiamo nello sviluppo stesso del Sindacato, nelle leggi di crescenza di questo novello organo sociale, la necessità obbiettiva che fa del Sindacato un organo autoritario, che si sostituisce gradatamente allo Stato».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Dalla concezione antistatalista Mercadante deriva una visione fortemente negativa del parlamentarismo: «Lo Stato, così come è, nel succedersi inconcludente dei vari governi di fazione, con o senza programma, impone fatalmente, in tutte le manifestazioni della vita sociale con le quali ha rapporti, la sua legge di conservazione, misoneistica, che ormai è tutta nella espansione militare e burocratica; ed il parlamentarismo basso e alto, non è che la grande agenzia in cui gli affari dei capitalisti, dei latifondisti, della grande industria, vengono concordati con questi due grandi affari... collettivi».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Nel contesto dei giudizi espressi sullo Stato e sul parlamentarismo, egli «critica la tanto decantata legislazione sociale come assolutamente inutile, o dannosa» (una critica già avanzata da Labriola: «Noi diffidiamo di tutta quella legislazione sociale, che il riformismo promette quotidianamente alle plebi aspettanti. Ci è perfettamente noto che il legislatore non può esercitare una notevole influenza sul processo del lavoro»). Nel citato manoscritto espone con più precisione il suo pensiero: «La legislazione sociale [è l’]argine che il sistema capitalista oppone alla marcia del proletariato. [...] La legge non migliora le condizioni del lavoratore. [...] La legge conserva il proletariato... dobbiamo dunque escludere dalla coscienza proletaria la possibilità della trasformazione legislativa, servendosi delle finalità immediate come esercizio (lettera al Sorel)... e lasciando alla necessità del caso l’esplodere di tali lotte [sociali], lasciando l’iniziativa delle riforme sociali interamente alla borghesia, che è più interessata a farle che non lo sia il proletariato, e perché questo non vizi la concezione sociale che gli è propria».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Respinta la via parlamentare al cambiamento, egli opta per una radicale «lotta sociale» al potere borghese la quale, come sappiamo, consiste nell’azione diretta dei lavoratori, cioè nello sciopero generale proletario, che deve assumere un carattere inevitabilmente illegale (una posizione vicina al Sorel di Considerazioni sulla violenza): «La causa etico-dinamica della nuova lotta sociale è nel nuovo concetto di universalizzare l’esercizio del potere sociale. [...] Che cosa è il potere? La possibilità di disporre a proprio uso e consumo di tutte le forze di una società. Il carattere della lotta deve dunque necessariamente essere tutto fuori della legge e contro la legge; perché noi correremmo dunque ai seggi legislativi? Per far perdere alla coscienza proletaria il suo valore extra legge?» (corsivo ns.)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Su quest’ultimo aspetto della negatività della partecipazione «ai seggi legislativi» Mercadante assume posizioni estremiste all’interno dello stesso sindacalismo come si evince da un confronto con le posizioni di Labriola, il quale, criticando l’antiparlamentarismo degli anarchici, dichiara che «alla concezione organica e progressiva del sindacalismo ripugna ammettere che le organizzazioni operaie rinunzino a condurre la loro battaglia anche su quel terreno, nel quale, ormai, si contrattano tutti i supremi interessi della società borghese, sul terreno parlamentare». Per lui «non esistono né si intravedono le ragioni per le quali la classe lavoratrice dovrebbe astenersi dal partecipare alle assemblee elettive».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Dal rifiuto delle elezioni, del parlamentarismo e delle leggi discende una critica severa di Mercadante al Partito socialista (da cui si comprende il senso della critica - riferita da Riccardo Ravegnan – che il comunista Girolamo Li Causi, sostenitore della funzione storica del partito come guida dei lavoratori verso il socialismo, fa alle «figure caratteristiche di capi anarcoidi del movimento operaio, dei Vito Mercadante, dei Guarrata, dei Raimondi, che avevano, ad un certo momento, fatto deviare profondamente il movimento operaio palermitano»). Egli considera «l’opera del Partito socialista, deleteria oggi, utilissima quando essa servì di lievito alla formazione delle associazioni operaie, dando ai lavoratori la coscienza del loro posto nella società».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;La critica al Partito socialista e all’«elezionismo» apre l’opuscolo di Mercadante Le ferrovie ai ferrovieri: «Il partito socialista prepara a sé, invecchiando, un onorato riposo a Corte, ed il neo partito sindacalista naviga tra il terrore o l’errore elezionista e la sola azione proletaria.»&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;strong&gt;6. Una cooperativa per vuotare lo Stato&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Uno dei temi più dibattuti nell’Italia giolittiana era la cattiva gestione delle ferrovie, annosa questione di difficile soluzione che influì sia sulla nascita del Sindacalismo rivoluzionario sia sulle scelte politiche e sindacali di Vito Mercadante. Per inquadrare il problema bisogna risalire alla legge del 1865 che affidò la costruzione e l’esercizio delle strade ferrate a società private perlopiù francesi. Queste sentirono così forte gli effetti della crisi del periodo 1888-94 che a fine secolo non furono in grado di dare una risposta adeguata alle necessità della ripresa economica. Si aggiunga a ciò le frequenti lotte per i miglioramenti retributivi condotte dal personale ferroviario, organizzato nella sua punta più avanzata nel Riscatto ferroviario, sindacato vicino alle posizioni rivoluzionarie di Labriola. Sulla gestione delle ferrovie l’orientamento delle forze di sinistra era tutt’altro che unitario: i radicali e i socialisti riformisti erano favorevoli alla statalizzazione, i socialisti labriolani erano al contrario favorevoli alla privatizzazione, mentre i repubblicani erano orientati a un’autogestione su base cooperativistica. Mercadante, che alle lotte dei ferrovie dedicava un impegno notevole, avrebbe sostenuto – come vedremo - posizioni più vicine a quelle dei repubblicani che a quelle labriolane.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Le trattative con le compagnie per lungo tempo non arrivarono a nessuna conclusione, fino a quando nel 1905 fu approvato in Parlamento il progetto di esercizio statale delle ferrovie. «I sapienti proposero, sostennero ed imposero – scrisse Mercadante con non troppo velata amarezza – l’esercizio di Stato, con l’aiuto della organizzazione dei ferrovieri, i quali pur non accettando in maggioranza tal forma di amministrazione, la subivano col beneficio di inventario, e più la favorivano, sacrificando in quel momento il programma che è delle proprie convinzioni economiche sociali, perché la maggioranza allora vedeva in quel passo un progresso verso le proprie idee». Con la nuova legge le reti Sicula, Adriatica e Mediterranea passarono, dal 1° luglio 1905, alla gestione dello Stato. Così Mercadante ricordò, cinque anni dopo, le lotte condotte dai ferrovieri per raggiungere e consolidare l’obiettivo della statalizzazione: «Senza accennare alle lotte che sino al 1902 dovette sostenere il personale per ottenere regolamenti ed organici, ai quali pur aveva diritto sin dal 1885; ricordiamo quanta parte questi perseguitati ferrovieri ebbero nel riscatto delle ferrovie da quelle vecchie società contro le quali urlavano molti di coloro che oggi tacciono; ricordiamo la lotta eroica, dell’eroismo più bello, quello senza compenso e senza merito, sostenuta da questa classe di lavoratori nell’interesse di tutta la nazione, dal 1905 al 1906, quando, e sono abbastanza noti i fatti, poté solo l’energia e l’onestà dei ferrovieri ad affermare l’autonomia ferroviaria contro le arti nascoste delle società private». Per la gestione statale venne creata un’azienda autonoma la cui direzione fu affidata a Riccardo Bianchi, già dirigente della rete Sicula. Ma neanche questa gestione diede buoni esiti avendo creato inefficienza gestionale e malcontento fra i ferrovieri.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Ciò spinse Mercadante a farsi promotore di una impegnativa iniziativa di valore nazionale sia sul piano delle lotte rivendicative sia su quello dell’elaborazione di una soluzione alternativa alla gestione vigente delle ferrovie. Da ciò nasce Le ferrovie ai ferrovieri, pubblicato a Milano nel 1911. Mercadante vi sostiene che le Ferrovie dovrebbero essere affidate dallo Stato ai «ferrovieri costituiti in cooperativa» per «l’esercizio delle stesse». La motivazione immediata di questo passaggio è così espressa: «Lo Stato – a meno che non confessi di essere l’interesse di pochi ed è quel che noi sosteniamo – nell’interesse veramente collettivo, non può né deve amministrare le ferrovie; a sostenere con le ragioni suddette la nostra tesi sta anche il fatto del disastroso esperimento di ben cinque anni di esercizio statale». A ciò va aggiunta l’utilità dell’operazione: «Una cooperativa ferroviaria darebbe l’immediato vantaggio della cessazione dell’esercizio politico: intendiamo tutto ciò che d’inframmettenza politica oggi concorre a rovinare il bilancio ferroviario e cioè: piccoli favori personali, assunzioni in servizio, traslochi di protezione». (corsivo ns.)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Al fondo dell’idea di gestione cooperativistica delle ferrovie c’è forse anche una motivazione più profonda. C’è l’idea di «governo autonomo della produzione per opera della classe lavoratrice» (Labriola) applicata alla particolare realtà non di un’industria privata ma di un servizio dello Stato. Insomma: se Labriola sostiene che «l’atto rivoluzionario della presa di possesso dei mezzi di produzione di ciascuna industria per opera del sindacato degli operai di quella industria determina il passaggio dal capitalismo al socialismo», Mercadante, per analogia, sembra adombrare l’idea che l’atto rivoluzionario della gestione cooperativistica per opera dei ferrovieri possa contribuire a vuotare lo Stato di funzioni e determinare il «passaggio dal capitalismo al socialismo». Non sosteneva d’altra parte Mercadante (seguendo Sorel e Labriola) che il sindacato aveva il compito storico di «vuotare lo Stato d’ogni suo contenuto» per «divenire il centro d’una nuova società su base operaia»?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Le ferrovie ai ferrovieri è un saggio ispirato alle teorie del sindacalismo soreliano, anche se pubblicato quando Sorel si era già allontanato dal sindacalismo rivoluzionario e avvicinato (nel 1910) al movimento monarchico protofascista Action française. Ed è forse per questo che Sorel in una sua lettera all’autore declina con le seguenti garbate parole l’invito alla prefazione del saggio: «Io non posso, con gran dispiacere inviarvi la prefazione che voi avete la bontà di domandarmi; infatti, è appena un mese, il “Divenire Sociale” ha pubblicato un mio opuscolo (Le Confessioni) nel quale io annunzio che questo scritto sarà l’ultimo che io darò sul sindacalismo». La prefazione la scrisse Vilfredo Pareto e la lettera fu pubblicata nel saggio sotto il titolo “La parola pratica di Sorel”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Nella prefazione l’economista e sociologo, che fu anche direttore generale delle Ferrovie italiane, quindi uno studioso ed esperto di alto profilo, non solo si mostra favorevole alla proposta, con la quale i ferrovieri «dimostrano di avere serietà di propositi, tenace volere e perfetta conoscenza dei bisogni dell’impresa», ma fornisce anche utili suggerimenti sul finanziamento alla cooperativa: «l’emissione di azioni e di obbligazioni».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Nella lettera l’ideologo francese, rivolgendosi al «caro compagno» Mercadante, dichiara la sua adesione al progetto della gestione cooperativistica delle ferrovie ritenendolo «attuabile per l’Italia». Egli concorda poi con Mercadante sul rischio dell’«inframmettenza parlamentare» e sulla necessità di «difendersi dal controllo dello Stato». Onde evitare di cadere nel circuito della corruzione politica, consiglia che Cooperativa e Stato redigano un contratto che divida «esattamente le attribuzioni dello Stato da quelle della Cooperativa»: «lo Stato stabilirebbe le tariffe e riceverebbe i prodotti incassati dagli esercenti (sotto il controllo dei suoi ispettori finanziari); la cooperativa assumerebbe l’esercizio per un compenso determinato». Un aspetto cui prestare attenzione, suggerisce Sorel, è la redazione del contratto: «La grave difficoltà sarebbe di redigere il contratto in tal maniera che non permettesse la ricomparsa degli abusi che provocano oggi l’intervento dei deputati. Le società capitaliste che intraprendono l’esercizio delle ferrovie accettano spesso dei contratti che sarebbero rovinosi per esse, se non vi fossero delle clausole vaghe che permettono loro di crearsi dei profitti illeciti, grazie ai favori dei politicanti. Occorrerebbe che la cooperativa non fosse obbligata a sollecitare favori».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Sorel, infine, resta «sorpreso» nell’apprendere che due grandi economisti italiani, Maffeo Pantaleoni e Luigi Einaudi «sono ostili al progetto». La motivazione addotta da Einaudi è che «il sistema delle cooperative di produzione ha dato quasi sempre cattivi risultati». Questa la risposta di Mercadante ai due economisti: «E sarà vero, ma quante imprese capitaliste non falliscono? E poi quasi sempre non è sempre, il che conferma la possibilità di cooperative che danno buoni risultati; e questo deve necessariamente essere il caso della cooperativa ferroviaria; libera dal burocratismo politico, non avrà altro scopo che il perfetto andamento tecnico-amministrativo della impresa, come abbiamo a sufficienza dimostrato; e poi perché è una cooperativa che non subisce una vera e propria concorrenza, e perché il controllo degli interessati e del governo sarebbero diretti e quotidiani, ed infine perché, e qui sta la differenza fondamentale, e non trascurabile, illustre sig. Prof. Pantaleoni, tra le società private ed una cooperativa ferroviaria, non si tratterebbe di una delle solite cooperative in cui gli azionisti si accontentano di saper assicurato il tanto per cento ai capitali investiti, ma di interessati diretti, uomini dai quali dipende il buon andamento dell’azienda alla quale avrebbero legata tutta la loro esistenza e della loro prole».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Mercadante conclude con ottimismo il suo saggio affermando che l’«idea nuova» della cooperativa dei ferrovieri sarà certamente ostacolata da interessi contrastanti, ma alla fine «penetrar deve perché è dalla vita stessa generata; è azione: e l’azione è; né ci sono sofismi che possono farla rientrare nel nulla». E per i sindacalisti rivoluzionari l’azione è, scrive nell’incipit del saggio, «azione proletaria». L’azione (generata dalla vita: l’élan vital bergsoniano-soreliano!) apre e chiude circolarmente, e non a caso, il saggio di Mercadante rendendolo un testo non solo di mera proposta sindacale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;strong&gt;7. Collaboratore dei giornali d’avanguardia&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;La richiesta di gestione delle ferrovie avanzata da Mercadante fu accompagnata da dure azioni sindacali, la cui cronaca veniva pubblicata sul giornale dei sindacalisti rivoluzionari siciliani, L’Avanguardia sindacalista, che iniziò le pubblicazioni l’11 dicembre 1910. L’articolo “I ferrovieri polemizzano e agiscono” è una delle tante testimonianze giornalistiche dell’iniziativa del sindacalismo ferroviario: «da più mesi» – vi si legge - «i ferrovieri, dignitosamente e fieramente, sostengono un’agitazione mirabile per disciplina, concordia e saviezza. [...] O migliorate equamente le nostre condizioni o affidate la gestione delle ferrovie»; «i forti ferrovieri» sono «all’avanguardia del grande esercito proletario» e «forse appunto per ciò sono stati boicottati dalla stampa borghese».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Fra i collaboratori del quindicinale sindacal-rivoluzionario aveva un ruolo importante Mercadante sia come dirigente del Sindacato ferrovieri sia come membro del Comitato regionale della Resistenza, di cui il giornale era espressione. Parecchi i suoi articoli ivi pubblicati: oltre che sui ferrovieri, su personalità prestigiose come Napoleone Colajanni e Mario Rapisardi e su diverse problematiche politiche.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Fra i corrispondenti locali del giornale troviamo anche un antico compagno di Mercadante, Nicola Alongi, il quale, pur combattendo costantemente «sotto la bandiera immacolata e pura del Partito Socialista Italiano», continuava ad essere aperto al confronto con i sindacalisti del “Comitato della Resistenza”. Ad avvicinare il socialista intransigente Alongi al sindacalista rivoluzionario Mercadante era in particolare la critica radicale al socialismo riformistico.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Nei mesi di aprile e maggio del 1911 L’Avanguardia sindacalista diede un’ampia informazione sul Congresso regionale del Comitato Siciliano della Resistenza che si sarebbe tenuto a Caltanissetta, nei giorni 14-15-16 maggio. Fra i suoi promotori c’era Mercadante. Al Congresso parteciparono parecchi dirigenti della provincia contadina, fra cui Barbato, Verro e Alongi. Interessante, per avere un’idea dei rapporti fraterni ma autonomi dei socialisti intransigenti col Sindacalismo, la lettera di adesione di Verro: «Carissimi amici, mi associo di tutto cuore all’idea lanciata dal Corradetti per la convocazione di un congresso siciliano, qualora si tratti davvero di organizzare le associazioni proletarie, cooperative, leghe, circoli che vedono e pensano che la lotta di classe, con tutte le sue conseguenze di propulsione e di elevazione. Sarò con voi. Saluti e auguri. Bernardino Verro». Nella sua lettera di adesione Barbato puntualizza ancor di più la sua diversità rispetto ai Sindacalisti: «Cara Avanguardia, Sindacalista non sono; ma da socialista alla vecchia maniera, fossilizzato, aderisco al congresso di Caltanissetta. [...] Non le teorie del Sindacalismo, ma i sindacati con anima proletaria sono necessari per mettere un freno alle degenerazioni del socialismo e del partito socialista».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Ad aprire la giornata congressuale nel ricordo di Lorenzo Panepinto, ucciso la sera del 16 maggio, fu il Nostro: «Vito Mercadante porta il saluto dei lavoratori di Palermo, saluto che vuole essere non convenzionale rettorica, ma invito all’azione. Lorenzo Panepinto ha, anche con la sua morte, dato un insegnamento altissimo al proletariato». Impegnato a relazionare su una impegnativa tematica, egli sarebbe ritornato sulla morte del maestro e dirigente proletario con un toccante articolo sull’imponente manifestazione proletaria tenuta nel paese di Panepinto: «La piccola Santostefano di Quisquina, - scrisse - desolata pur tra le sue ridenti campagne, perché muta nell’immenso dolore, fu per un giorno il cuore della Sicilia proletaria». Durante la manifestazione parlarono diversi oratori: Mercadante fu colpito dalla «terribile e poetica requisitoria di Nicola Alongi». Alcuni mesi dopo un «attentato vilissimo» a Bernardino Verro ne avrebbe preannunciato il tragico destino: il 3 novembre 1915, infatti, il sindaco socialista sarebbe caduto sotto i colpi della «maffia di Corleone [...] dei vecchi gabelloti» che egli conosceva bene come ebbe a dire Loncao.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Al Congresso Mercadante si soffermò su un tema a lui caro, la cooperazione, della quale riportiamo di seguito il resoconto giornalistico:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;Mercadante: «Quanto alla cooperazione è innegabile che essa spesso riesce a creare delle sinecure per i pezzi grossi; ma è anche innegabile che, per mezzo di essa, i lavoratori possono notevolmente migliorare le loro condizioni. Il pericolo delle cooperative sta essenzialmente nel fatto che, divenendo ambienti chiusi ad ogni spirito di lotta di classe ed animati da un gretto utilitarismo, finiscono col fare opere di imborghesimento ed anche, se aiutati da enti pubblici, di addomesticamento.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;La cooperazione per la cooperazione non ha nulla di sovversivo ed essa può difatti esser voluta anche da preti, da monarchici, da conservatori. Ma poiché la cooperazione si presenta, specie nelle forme di affittanze collettive come una vera necessità per le organizzazioni dei nostri paesi, noi non possiamo né dobbiamo respingerle, ma accettarle come collaterali alle organizzazioni di resistenza, come mezzo per rafforzare le leghe e tenere i socii stretti e legati ad esse. D’altra parte la cooperazione può giovare allo sviluppo nei lavoratori di quelle capacità tecniche-amministrative indispensabili per l’avvento di una società nella quale sarà affidata ai produttori stessi la gestione degli strumenti di produzione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;Quanto poi alle cooperative di consumo ed alle Società di mutuo soccorso, giovano in quanto servono alla soddisfazione di quegli interessi immediati che sono causa non ultima delle iscrizioni dei lavoratori nelle rispettive organizzazioni di resistenza. Anche il mutuo soccorso può dunque servire come mezzo di propaganda, quando sia collaterale alla resistenza».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Gli rispose, avanzando rilievi critici, Nicola Alongi in un puntuale intervento, così sintetizzato dal giornalista:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;«[Alongi] consente che la cooperazione può, se creata come scopo a se stessa, far degenerare il movimento; ma difende le affittanze collettive, non per se stesse, ma come mezzi di propaganda. Cita l’esempio della Cooperativa di Prizzi da lui diretta, che conta ormai 18 anni di vita e che non ha fatto degenerare il movimento, anzi l’aiuta perché è stato sempre collaterale alla Lega.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;Facendo soltanto delle leghe, i socii, passati i periodi di agitazione, di scioperi, ecc. non avrebbero più nulla che li tenesse legati all’organizzazione, mentre per mezzo della cooperativa essi restano vincolati, specialmente quando per essere soci della cooperativa, bisogna essere anche soci della lega. La Lega, egli dice con la sua arguzia sorridente e bonaria, dev’essere come la mamma della cooperativa; deve invigilarla, nutrirla, tenerla sempre sottomessa a sé».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Il tema specifico assegnatogli non era però la cooperazione, bensì un altro assai più impegnativo, fatto che dimostra l’alta considerazione in cui era tenuto Lu Viddanu nell’ambiente sindacal-rivoluzionario di Mercadante: «Il Comitato promotore del Congresso», scrisse in una lettera inviata il 25 aprile da Prizzi, «ha voluto affidare a me ed al compagno carissimo F. Albeggiani, la relazione sul comma Sindacati e movimento confessionale, perché trattasse quest’ultimo il lato teorico del tema ed io il lato pratico. Accetto, come un dovere, l’incarico affidatomi, purché si tenga conto che io non sono un intellettuale, e che i miei concetti sono solamente il frutto dell’esperienza di diciotto anni di lotta a pro’ del proletariato e del socialismo».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Il 15 luglio 1911 L’Avanguardia sindacalista pubblicava il suo ultimo numero. Il 6 agosto usciva il primo numero de L’Avanguardia proletaria, nel quale leggiamo che il nuovo quindicinale «non sarà che la continuazione dell’Avanguardia sindacalista».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;«“L’Avanguardia proletaria”, organo del Comitato Siciliano della Resistenza, è l’unico giornale proletario della Sicilia. [...]&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;Vi collaborano le migliori penne ed i più forti organizzatori d’Italia, da Labriola a P. Orano, da A. De Ambris a T. Masotti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;Danno poi al giornale il loro valido ausilio i compagni di Sicilia più provati da Nicola Barbato a Vito Mercadante, da Gino Corradetti a Domenico Viotto. Direttore: Avv. Vincenzo Purpura. Redattori: Albeggiani prof. Ferdinando – Drago Gioacchino, Lojacono Manlio – Sanza Francesco – Savoja Vincenzo. Collaboratori fissi: Guido Angelotti da Roma e Giulio Fabio Redi da Firenze».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;La redazione e l’amministrazione del giornale avevano sede presso la Borsa dei Lavoratori di Palermo. Quest’associazione nacque in contrasto con la Camera del Lavoro di Palermo, alla quale il nuovo giornale non mancava di lanciare simili sferzanti satire: «La Camera dei... 500 – Ancora altri 8 e... potrebbero sembrare la Camera dei Deputati. Si tratta invece di qualcosa molto più modesto, quantunque non più pulito: la Camera del Lavoro (??) di Palermo».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Mercadante partecipava alle numerose iniziative e battaglie della Borsa dei Lavoratori. Testimonianza di questa partecipazione è la riunione del 31 agosto, tenuta nel «Salone dei gonfaloni affollato dei rappresentanti di leghe aderenti alla Borsa» e presieduta da Francesco Sanza, presidente di turno della Commissione Esecutiva, per discutere sul “Sussidio municipale alle organizzazioni operaie”. Questo il resoconto dell’intervento di Mercadante: «Pare che si sia tutti d’accordo in questo concetto: il sussidio rappresenta un pericolo per la indipendenza del proletariato e per lo sviluppo della sua coscienza; ma, respingerlo, dopo che esso è stato votato dal Consiglio Comunale, vorrebbe dire fare il giuoco dei nostri avversari. Non conviene perciò, rifiutare il sussidio; ma intanto dobbiamo metterci in grado di poterlo rifiutare domani. Per giungere a questo è necessario incominciare ad abituare i nostri operai a qualche sacrificio pecuniario.»&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Nello stesso numero del giornale leggiamo un articolo ancora sul «sussidio» che testimonia l’impegno forte e riconosciuto e il conseguente rischio cui costantemente il nostro sindacalista andava incontro, quasi un presagio di ciò che gli sarebbe realmente accaduto: «Vito Mercadante è stato degradato e tutti i ferrovieri di Palermo sono stati sospesi per un giorno in seguito alla ultima agitazione per il sussidio colerico. La denuncia di Giuseppe Bianco ha dunque ottenuto il suo effetto. Congratulazioni. Noi avremmo però desiderato che Vito Mercadante fosse stato destituito. Ciò forse sarebbe stato per lui una fortuna poiché l’avrebbe costretto a non sciupare oltre il suo ingegno a servizio di una amministrazione balorda, per impiegarlo invece in opere più degne di lui. Ma speriamo bene. La destituzione potrà avvenire quanto prima. Non mancheranno le occasioni per altre agitazioni ed... altre denunzie.»&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Fra gli ultimi articoli pubblicati sul giornale prima della definitiva chiusura, il 20 settembre 1912, ci furono quelli sulla festa del Primo Maggio in Sicilia: «Sono giunti al CSdR [Comitato Siciliano della Resistenza]» - informava il giornale del 28 aprile – richieste d’ogni parte dell’Isola per avere oratori in occasione del 1° Maggio. [...] Imponentissima fra queste adunate sarà specialmente quella di Filaca ove converranno le organizzazioni di Prizzi, Palazzo Adriano, Castronovo, S. Stefano, Bivona e varie altre. [...] Inviati dal CSdR parleranno: [...] a Filaca: Vincenzo Purpura e Vincenzo Savoja».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Era una tradizione che a Filaga, ogni anno, si ritrovassero i lavoratori, contadini e operai delle zolfare, provenienti dai paesi del circondario: Prizzi, Palazzo Adriano, Chiusa, Castronovo, Lercara, Santo Stefano, Bivona. «Ci trovammo tutti insieme» – scrive “La Battaglia” del 10 maggio 1903 - «nella borgata Filaga, la nostra fanfara e la musica di S. Stefano facevano sentire le loro melodie intonando l’Inno dei Lavoratori. [...] Parlarono Morca, l’avv. Bernardino Panepinto, l’operaio Brandelli ed il professore Lorenzo Panepinto. Si mandarono dei saluti ai carissimi compagni Nicolò Alongi e Bernardino Verro. [...] La nostra bandiera venne portata dalle care compagne Nicolina Castelli e Maria D’Angelo; fu una bella giornata di propaganda e tutto terminò fra l’entusiasmo generale».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Mercadante immortalò quelle feste nei versi di Primu di Maju, nei quali si possono cogliere alcuni elementi in esse ricorrenti: «Perchì, nicuzza mia, di cu’ ti scanti? / ‘Nca semu tutti li lavuratura; / la fanfarra chi sona pri davanti: / “’Nterra li latri! Ebbiva cu’ lavura!” // Talè, talè ca vennu di Lercara, / di lu Palazzu, Castronovu e Chiusa, / li zappatura cu li surfarara; / pirchì, nicuzza mia, cussì scantusa? // Talè comu s’abbrazzanu li nichi! / Talè chi facci di boni pinseri, ca si scurdaru tutti li fatichi ... / talè ca chianci lu carrubineri! / Tintu ddu cori chi si po’ scurdari, / Filaca, sti jurnatari tutti amuri, / chi grapinu lu cori a lu spirari, / e chi fannu carmari lu duluri! // [...] // Lu chianu chinu; li banneri ‘ntunnu, / supra la scala di mastru Gugghiermu; / parra lu presidenti e chiddu ‘nfunnu, unu chi vinni apposta di Palermu».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;In quel primo maggio del 1912 il maltempo costrinse gli organizzatori a tenere la manifestazione a Prizzi, dove confluirono, dalle molte previste, solo le leghe di Palazzo Adriano e di Castronovo e alcuni compagni di Palermo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;«[...] Dai balconi della Lega dei contadini, mentre giù nella via nereggiava una vera folla di lavoratori dai maschi volti abbronzati, Nicola Alongi apre il comizio dando il benvenuto ai compagni di Palermo; rivolge quindi il pensiero ai militari caduti sulle sabbie della Libia per interessi che non conoscono, per una patria che non hanno. Chiude con un incitamento alla organizzazione e alla lotta di classe. [...] Appena terminato il comizio di Prizzi i compagni di Palermo, invitati dalla rappresentanza intervenuta da Palazzo Adriano vi si recano in carrozza. Erano anche a Palazzo i compagni anarchici Schicchi e d’Angiò. [...] Dopo Alongi parla Purpura il quale esordisce col dire che mai come ora egli è convinto delle quasi inutilità dei così detti intellettuali quando tra i proletari stessi sorgono uomini come Scramuzza ed Alongi capaci colla semplice propaganda delle loro anime entusiaste di educare i loro compagni più e meglio di qualsiasi altro. [...] Schicchi Paolo, il noto compagno anarchico, affascina fin dalle prime parole il pubblico che lo segue con attenzione sempre crescente nel suo inno, caldo di poesia, denso di idee, vibrante di fede [...]».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;La festa, oltre ad essere stata permeata da un antico spirito antimilitarista, ebbe anche spiacevoli espressioni di acceso anticlericalismo. In un articolo del 2 giugno intitolato “Scimmiottagini Cattoliche” Alongi scrisse: «Questa Lega cattolica che si regge sui trampolini della Cassa Rurale, piena di bile per la nostra entusiastica manifestazione del 1° Maggio, ha voluto il giorno 12 dello stesso mese, commemorare, nientemeno, che una enciclica non so bene di quale papa, e di cui nemmeno gli oratori seppero dare una spiegazione». All’iniziativa dei cattolici guidati dall’arciprete Pietro Campagna risposero Alongi e i soci della Lega di Miglioramento con «un grandioso comizio anticlericale, riuscitissimo», che si tenne a Prizzi il 26 maggio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Sulle due battaglie storiche, anticlericale e antimilitarista, dei sindacalisti rivoluzionari ci soffermeremo ulteriormente nei due capitoli seguenti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;strong&gt;8. L’anticlericalismo dichiarato e la massoneria invisibile&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Dichiarato e noto è l’anticlericalismo del Sindacalismo rivoluzionario, mentre più controverso risulta il rapporto fra questo e la massoneria.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Documentata è l’appartenenza alla Libera Muratoria di alcuni leader nazionali del Sindacalismo come Arturo Labriola, Paolo Orano e Alceste De Ambris. Massone era Vincenzo Purpura, anche se sul giornale da lui diretto, L’Avanguardia proletaria, leggiamo il seguente articolo antimassonico:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;«Proprio ieri la stampa borghese riportava scandalizzata il resoconto d’un comizio tenutosi a Parigi dai Sindacalisti contro la massoneria con relativo ordine del giorno a firma di Pataud, il noto agitatore. Non mancano naturalmente le maligne insinuazioni di convivenza coi preti, le alte meraviglie “per questa opera di scissione del fascio anticlericale democratico in lotta contro la terribile idra clericale” ed altre simili bubbole. Ora, dico io, a parte ogni considerazione sul minore o maggiore grado di anticlericalismo delle organizzazioni sindacali (che fra parentesi non credono di fare distinzioni fra lotta antiborghese e lotta anticlericale) come ammettere la colossale buonafede di tutti costoro che hanno appreso proprio ora che sindacalismo e massoneria sono due termini antitetici?! O forse non è bastato per queste sordissime orecchie tutto il rumore che questa questione sollevò in Italia per opera di pochi illusi del defunto partito socialista italiano?! Oh babbio internazionale!»&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Per quanto riguarda Mercadante, sappiamo del suo anticlericalismo («Contro l’opera diabolica dei preti» scrive in un suo manoscritto). E anche del suo ateismo: «Il sentimento religioso» - scrive il prof. padre Paolo Collura - «non esiste nel Mercadante poeta»; le poesie “La Missa” e “Lu viaggiu a Tagliavia” sono «poesie di amore» e non «liriche religiose»; «Mercadante ... purificò, presso al tramonto di sua vita, ogni incomposta passione accettando e praticando con fede cosciente e semplicità francescana la religione dei padri, rigettata e negata nel bollore della gioventù».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Non provata da documenti ma sembra certa, come di seguito afferma Lorenzo Marinese, la vicinanza del Nostro alla Massoneria: «Altra volta si parlò di massoneria e il padrone di casa [Mercadante] ne espose gli aspetti positivi indugiando con qualche compiacimento (ne condivideva parte del programma e si richiamava soprattutto a quello delle origini e del Risorgimento); ancora una volta la sollevazione giovanile fu unanime e Zio Vito rimase isolato, ma senza rancori. Accennò a sostegno della propria tesi al dissidio già manifestatosi fra il fascismo e Domizio Torrigiani, gran maestro e, in seguito, confinato».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Verso la massoneria Mercadante nutriva qualcosa di più della sola condivisione del programma (che comunque non sarebbe un aspetto da trascurare). Forse era iniziato alla Libera Muratoria. E un segno di ciò potrebbero essere le sue frequentazioni: a Palermo con i fratelli Vincenzo Purpura e Manlio Lojacono; a Prizzi, forse sotto la volta stellata della loggia Giordano Bruno, con il libero pensatore Alongi. Questi diede a una delle sue figlie il nome di Libero pensiero, in evidente riferimento all’Associazione Internazionale del Libero Pensiero, della quale a Palermo c’era una sezione. Come il contadino Alongi si fosse avvicinato alla cultura anticlericale, del libero pensiero e massonica resta ancora oggi un’incognita: l’ipotesi del prof. Marino è che su di lui abbia esercitato un’«influenza» culturale Mercadante. «Entrambi – scrive il professore - vivevano il rapporto con il messaggio ideale del socialismo nei termini di un integralismo laicista che li induceva ad un comune, assai intenso, anticlericalismo. Probabilmente li legava anche il filo di una comune iniziazione massonica». Ed aggiunge: «È significativo, tra l’altro, rilevare – come un importante dato indiziario per risalire alle probabili influenze culturali esercitate dall’ambiente anche su Alongi – la presenza a Prizzi di una loggia massonica intitolata a Giordano Bruno». (La presenza di Giordano Bruno e dell’acceso anticlericalismo prizzese la si può riscontrare anche in diversi articoli pubblicati su “La Battaglia” dai compagni prizzesi di Alongi). Un’ampia testimonianza della quasi venerazione di Alongi per Giordano Bruno la troviamo nei seguenti passi tratti da articoli da lui pubblicati su L’Avanguardia sindacalista e L’Avanguardia proletaria:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;«Il 17 febbraio [1911] noi commemoreremo Giordano Bruno, con una passeggiata con gonfaloni e fanfarra e con un comizio pubblico ove si parlerà anche di altri Martiri del libero pensiero.»&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;«Il comizio tenuto dalla nostra lega dei contadini per la commemorazione di Giordano Bruno riuscì imponentissima. Nicola Alongi, il simpatico presidente della lega, parlò con un buon senso, una logica, un colore straordinario, convincendo entusiasmando. I preti, che erano stati invitati a contraddittorio, si guardano bene dall’intervenire. Essi sono buoni soltanto a lanciare volgari ingiurie ed asinerie dal pulpito, quando sanno che nessuno può contraddirli; ma quando si tratta di discutere fuggono con la coda fra le gambe. Sempre così reverendi.»&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;«[Il] papato, spogliato della sua maschera, fu e sarà sempre il mortale nemico della libertà italiana, senza pensare che la storia del papato è storia nera e piena di nefandezze, le quali vennero messe in luce dalle fiamme del rogo di Giordano Bruno a perenne vergogna della chiesa romana e dei suoi seguaci.»&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;strong&gt;9. Dall’antimilitarismo al Fascio interventista&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Fra «tutta la serie delle attività sindacali», disse Mercadante al Congresso di Caltanissetta, «degna di nota [è] la propaganda antimilitarista». Nel 1911 essa fu alimentata dalla impresa coloniale in Libia avviata dalla “Grande proletaria”, sulla quale il Comitato Siciliano della Resistenza prese ufficialmente la seguente posizione, pubblicata sull’ Avanguardia Sindacale del 1911: «Il Comitato Siciliano della Resistenza in merito all’impresa Tripolina. Mentre protesta contro questa avventura guerresca che costerà la vita a migliaia di figli del popolo, portando nuova miseria alla classe lavoratrice, Osserva che per l’opera addormentatrice fatta da tempo dai falsi pastori del popolo non è possibile arrestare le brame espansionistiche dei guerrafondai del nazionalismo, ed invita le organizzazioni aderenti ad approfittare del presente periodo per intensificare la propaganda antimilitarista».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Sullo scottante tema intervenne anche Mercadante esprimendo posizioni in linea con il deliberato del Comitato esecutivo del Sindacato Ferrovieri Italiani, secondo cui «i ferrovieri non debbano allo stato dei fatti partecipare ad un movimento [di protesta anticolonialista] inefficace allo intento senza scopo e fine, per riservare le forze ad un’azione che valga ad assicurare migliori destini al proletariato in genere». Su questo deliberato si pronunciò Vincenzo Purpura con affermazioni che sembrano preludere a quelle interventiste della Grande guerra: «Io non sono affatto un soreliano, ma credo che in questo momento molti buoni e bravi compagni, invece che riempire cartelle su cartelle con la vecchia fraseologia del sentimentalismo pacifista, farebbe bene... a rileggere Sorel!». Anche Mercadante espresse una posizione antimilitarista poco convincente, come si può constatare dalla lettura del seguente passo, preoccupato soprattutto per la sorti della lotta di classe a Piombino e nel resto d’Italia: «Tripoli se non sarà il paradiso terrestre, dai quattro raccolti annui (??) pei nostri emigranti (che non possiamo fare sparire né con gli ordini del giorno né con gli eccidi, perché prolificano come i conigli) non sarà certamente un luogo di deportazione [...]. Credo sia preferibile che i fucili del regio esercito italiano vadano a far le parate sulle coste africane con la giustificazione d’una espansione di civiltà, sia pur borghese, invece che esercitazioni di tiro rapido a mitraglia per rimetter l’ordine tra le folle dei nostri scioperanti. [...] Lasciamo che i generali italiani, nuovi Napoleoni, entrino a loro talento ed a piedi scalzi nelle moschee arabe e... pensiamo a Piombino!».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Andavano intanto maturando i tempi per la costruzione di un sindacato nazionale. I sindacalisti rivoluzionari convocarono per i giorni 6-7-8 settembre 1912, a Cerignola, un «Congresso Meridionale» «per affiatarsi, intendersi, stringersi attorno a un unico organismo». Fra i relatori congressuali di prestigio c’era Mercadante, che relazionò sul tema «Atteggiamento delle organizzazioni nei rapporti del suffragio universale».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Due mesi e mezzo dopo, a Modena il Congresso Nazionale dell’Azione Diretta deliberava di dar vita a un nuovo organismo, l’Usi (Unione Sindacale Italiana), al quale Mercadante aderì. L’Usi nasceva su tre principi fondamentali: «l’aconfessionalismo», «l’apoliticismo di partito» e «l’autonomismo sindacale». Il Congresso accettava un importante ordine del giorno sul paventato pericolo guerra che richiamava «il proletariato al dovere di opporsi ad ogni costo e con tutti i mezzi al fratricida macello cui lo si vorrebbe mandare in omaggio ad interessi che riguarda[va]no soltanto la classe nemica» e invitava «i sindacati aderenti a promuovere manifestazioni pubbliche». Un anno dopo, nei giorni 4-5-6-7 dicembre 1913, a Milano l’Usi teneva il suo secondo Congresso. La risoluzione presentata dall’anarchico Armando Borghi si soffermava fra l’altro sull’antimilitarismo, così riassunto: «Le organizzazioni aderenti sono permeate di un rigido spirito antimilitarista ed antipatriottico, e che anche in questo campo è necessario esercitare energicamente la missione antistatale del proletariato» (U. Fedeli).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Quando esplose il primo conflitto mondiale, nonostante i saldi principi antimilitaristi dichiarati nei congressi di Modena e di Milano, l’Usi si spaccò in due: da una parte la maggioranza guidata da Borghi, secondo cui «dalla guerra avrebbero tratto tutti i vantaggi non già i lavoratori, ma i padroni, la monarchia», dall’altra la minoranza guidata dai fratelli Alceste e Amilcare De Ambris, Tullio Masotti, Filippo Corridoni ed Edmondo Rossoni. Mercadante si schierò con questi ultimi animando a Palermo il Fascio interventista promosso dai sindacalisti rivoluzionari, dalla Borsa dei Lavoratori e dal Circolo socialriformista. Aderirono successivamente al Fascio anche la Camera del Lavoro, che fece sentire la sua voce «contro la barbarie imperialista che provocò la conflagrazione», e la maggioranza dei giovani del Circolo socialista. Sul fronte pacifista rimasero il PSI e gli operai metallurgici: Barbato, Loncao, Alongi e la Fiom denunciarono con forza la barbarie della guerra sulle colonne del nuovo giornale La riscossa socialista, che iniziò le sue pubblicazioni il 1° maggio 1915.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;strong&gt;10. Dal Fascio di combattimento all’antifascismo&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Terminata la guerra, l’Usi riprese la sua attività con rinnovato entusiasmo: «si forma[vano] Sezioni ed Unioni dappertutto, i suoi militanti prend[evano] parte – e non poche volte ne [erano] gli animatori – a tutte le grandi agitazioni del momento». Fra queste ultime associazioni c’era l’Unione operai di Palermo guidata da Mercadante, il quale, come vedremo, sarebbe stato l’animatore di una grande (e ultima) agitazione dei ferrovieri.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;A Palermo il vecchio gruppo sindacal-rivoluzionario si sfaldò a causa delle diverse scelte politiche maturate dai suoi componenti: Vincenzo Purpura fu tra i fautori del Fascio di combattimento, mentre Loncao era approdato alla corrente massimalista di Giacinto Menotti Serrati, cui aderivano Nicola Alongi, Giovanni Orcel e Nicola Barbato (Loncao, Alongi e Barbato li troviamo candidati nella lista del Partito Socialista Italiano per le elezioni del 1919). Orcel era alla guida degli operai della Fiom, che - precisa il prof. Marino - erano «una piccola e compatta avanguardia operaia di “massimalisti” serratiani» o più correttamente «un’avanguardia di comunisti ante litteram» che era in rapporto «spesso assai polemico con l’Usi» di Mercadante.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;In quanto «segretario della sezione» palermitana dell’USI, Mercadante seguì lo svolgimento dei lavori del terzo congresso nazionale, che si svolse a Parma nei giorni 20-23 dicembre 1919. Tra i più importanti temi in discussione c’era quello sulla rivoluzione russa, così precisato in una dichiarazione: «Il Congresso [...] considera la concezione Sovietistica della ricostruzione sociale antitetica dello Stato e dichiara che ogni sovrapposizione alla autonomia e libera funzione dei Soviet di tutta la classe produttrice, va considerata dal proletariato come un attentato allo sviluppo della rivoluzione ed alla attuazione dell’eguaglianza nella libertà.»&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Anche Sorel rimase affascinato dalla rivoluzione d’Ottobre tanto da aggiungere un elogio a Lenin in appendice a Considerazioni sulla violenza. Ma bisogna ricordare anche che egli era considerato da Mussolini uno degli ispiratori della ideologia fascista. Insomma, il suo era un pensiero che portava acqua, per dirla con Cole, sia al mulino di destra sia al mulino di sinistra. Mercadante non seguì l’ideologo francese nelle sue simpatie bolsceviche, né in quelle fasciste. Ecco come Lorenzo Marinese ricorda il sorelismo di Mercadante: «Zio Vito era tollerante, non manicheo e così dissentiva dagli ambigui apprezzamenti di Sorel nei confronti dell’URSS e di Lenin agli oscuri ondeggiamenti che una prima volta lo avevano indotto ad accostarsi a Maurras e all’Action francaise e poi a Croce e a Mussolini. Queste le divergenze più significative a cui seguiva l’adesione controllata, si potrebbe dire, ai cardini del sorelismo espressi nelle due opere “L’avvenire socialista dei sindacati” e “Considerazioni sulla violenza”».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Mercadante si immerse, con uno slancio vitale degno di un autentico sindacalista rivoluzionario, nel clima politico frenetico del dopoguerra palermitano, caratterizzato dall’attivismo movimentistico di contadini, operai, combattenti, ferrovieri.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Nel 1919, in Sicilia si sperimentò quell’originale blocco sociale operai-contadini che, ribadiamo, per circa un decennio Mercadante e il suo gruppo avevano cercato di attuare, ma senza alcun risultato, se non quello di avere contribuito a formare nell’idea dell’unità di classe un dirigente contadino come Alongi e un dirigente operaio come Orcel. Ad attuarlo, anche se per breve tempo, furono proprio Alongi e Orcel. Scrisse in tal senso Alongi su “La Riscossa socialista” del 23 febbraio 1919: «Finché gli operai della città non fanno causa comune con i lavoratori dei campi verso la diritta via del socialismo, i politicanti di mestiere saranno sempre i difensori della borghesia a danno del proletariato, che gli è servito di sgabello incoscientemente». Quell’alleanza – lo si è già accennato - fu auspicata da Gramsci in Alcuni temi della quistione meridionale:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;«Il concetto fondamentale dei comunisti torinesi non è stata la “formula magica” della divisione del latifondo, ma quello della alleanza politica tra operai del Nord e contadini del Sud per rovesciare la borghesia dal potere di Stato. [...] Il proletariato può diventare classe dirigente e dominante nella misura in cui riesce a creare un sistema di alleanze di classi che gli permetta di mobilitare contro il capitalismo e lo Stato borghese la maggioranza della popolazione lavoratrice, ciò che significa, in Italia, nei reali rapporti di classe esistenti in Italia, nella misura in cui riesce a ottenere il consenso delle larghe masse contadine».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Partiti da una comune origine socialista, pacifista, anticlericale e forse massonica, ma approdati a posizioni politiche differenti, Mercadante e Alongi pagarono un prezzo alto al loro impegno sociale e alla loro coerenza ideale: l’uno, come vedremo, riducendosi in orgogliosa miseria, l’altro vittima di un delitto, consumato il 29 febbraio 1920, che lo scrittore Vincenzo Consolo ha qualificato come «infame». Il 14 ottobre 1920 fu assassinato anche Orcel. Con i due omicidi la mafia agraria metteva fine al pericoloso progetto rivoluzionario del blocco sociale operai-contadini.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Mentre nel 1919 si portava avanti quest’esperienza, Mercadante aderì al movimento combattentistico che faceva riferimento all’Opera Nazionale Combattenti. E quando durante l’impresa d’annunziana di Fiume fu emanata la Carta costituzionale, prodotto di «una fusione di idee sindacaliste e di nazionalismo intransigente» (Cole), egli «difese quella Carta del Qarnaro ispirata da Alceste De Ambris, compagno di lotte e di iniziative» (Marinese). Partecipò, inoltre, alle iniziative per la fondazione del Fascio di combattimento di Palermo, cui cercò di dare un orientamento di sinistra. Nella riunione costitutiva del 20 aprile 1920, intervenne a nome del Consiglio direttivo dell’Unione operai per vagliare la «possibilità di fare azione comune con il Fascio di combattimento», ma limitatamente a due punti del programma esposto da Vittorio Ambrosini: la «elezione della Costituente, da fare con scrutinio di lista e rappresentanza proporzionale per la riforma della Costituzione, del Parlamento e specialmente del Senato»; la «espropriazione dei latifondi per distribuirli ai contadini e prima di tutto ai combattenti» (G. C. Marino).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;L’attenzione maggiore di Mercadante era però rivolta alle rivendicazioni sindacali e alle iniziative concrete per i suoi ferrovieri. Il 20 gennaio 1920, guidò un nuovo ciclo di lotte dei ferrovieri palermitani. Questi, riuniti nei locali della Borsa dei Lavoratori, aderirono alla piattaforma rivendicativa dell’Associazione nazionale dei ferrovieri, i cui obiettivi erano la rivendicazione delle otto ore lavorative e l’autogestione. Essi ebbero la solidarietà degli operai della Fiom di Orcel, il cui giornale, “La Dittatura proletaria”, scrisse che «la invincibile fermezza degli scioperanti sconcerta[va] le classi dominanti».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Nel contempo per iniziativa di Mercadante si costituiva, con sede a Palermo, «una Società anonima cooperativa a capitale illimitato fra impiegati di ufficio delle Ferrovie di stato residenti in Palermo con denominazione “Panormus”». «Scopo della Società» – recita l’art. 2° dello Statuto - «è la costruzione e l’acquisto di case popolari o economiche ai sensi di legge da assegnarsi o cedersi in proprietà o in affitto ai soci». La “Panormus” costruì centinaia di appartamenti in stile liberty in varie località di Palermo. Furono queste le ultime iniziative di Mercadante.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Il fascismo chiariva intanto la sua natura eversiva e dittatoriale e Mercadante non esitò a prenderne le distanze, mentre tanti ex compagni sindacal-rivoluzionari seguirono Mussolini, fra i quali Edmondo Rossone, suo compagno di lotte nel periodo aureo del Sindacalismo siciliano. Fu impossibile corromperlo racconta il prof. Mercadante: «Vito Mercadante, come sindacalista, era maestro di Rossone, ministro dell’Agricoltura. Mussolini cercò di recuperare questi sindacalisti per dare una tinta democratica al suo movimento che nella sostanza era reazionario. Vito Mercadante non abboccò all’amo ... non si fece nominare sottosegretario [ai Trasporti]. Anzi presentò il Rossone, che era venuto a trovarlo appositamente a Palermo, nel suo salotto addobbato di garofani rossi e affollato di ferrovieri già licenziati, quelli che avevano fatto l’ultimo sciopero contro il fascismo a Palermo. Dopo di che il ministro Rossone capì l’antifona e se ne andò. Dopo un mese Mercadante veniva licenziato dalle ferrovie.»&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Fu licenziato nel 1923, con una motivazione palesemente pretestuosa: «scarso rendimento». Ventuno anni dopo, il 16 maggio 1944, quando il fascismo in Sicilia era ormai sepolto, un suo compagno scrisse su “Sicilia liberata” un articolo, “I silenziosi della poesia”, che inizia così: «Non fu il solo, ma fu certamente il primo che lasciò, qui tra noi, il suo ufficio di funzionario dello Stato, quando il regime fascista iniziava quella campagna di persecuzione che doveva durare poi – fenomeno inverosimile – fino alla sua caduta».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Racconta Franco Grasso, uno dei primi organizzatori della rete antifascista siciliana, che Mercadante fu «ridotto al bisogno e per protesta al modesto mestiere del ciabattino»; una condizione questa che «accettava con fierezza e allegria: picchiava sulla suola e intanto declamava i suoi versi». Declamava versi e leggeva libri, quelli che i suoi ferrovieri gli donarono il 12 giugno 1923, con questa motivazione: «A Vito Mercadante questo tenue omaggio perché gli parli all’intelletto l’adusato linguaggio dell’Arte e della Scienza al cuore gentile l’affetto dei Colleghi».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Da allora divenne «il “sorvegliato speciale” più controllato dalla squadra politica di Palermo». Ciò non gli impedì di trasformare il suo studio in un luogo di ritrovo di amici, intellettuali e antifascisti costretti, dopo le retate del 1926 e del 1929, allo jus murmurandi. Non era privo di rischi frequentarlo; infatti, con lui «era pericoloso persino scambiare un saluto». Per questo divenne un mito per la nuova generazione antifascista palermitana.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Racconta ancora Grasso: «Ci si ritrovava talora a piazza Bologni, nell’atrio profumato di Fifiddu Reina, un anarchico che vendeva fiori e recitava poesie di Mercadante. Fu proprio qui il secondo incontro, rapidissimo, con il nostro poeta, forse informato delle idee che nutrivamo. Mi riconobbe e mi sorrise. Ebbe in dono un garofano rosso e disse soltanto, in tono abbastanza significativo: “Bene bene, ragazzi!”»&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;La malattia intanto comprometteva sempre di più il fisico del vecchio combattente e gli impediva un’attiva partecipazione a quella sotterranea organizzazione antifascista che si tentava di costruire a Palermo e nel resto della Sicilia. Grasso lo incontrò per l’ultima volta nell’inverno del 1933 per domandargli un articolo da pubblicare sul foglio antifascista del Fronte Unico Antifascista Italiano: «“So di voi – disse il caro maestro visibilmente commosso – continuate e perseverate con coraggio e speranza ma anche con cautela. Io e i vecchi compagni non possiamo esservi vicini, vi saremmo di intralcio e accresceremmo i rischi che già pesano su di voi”. Prese le medicine e andò via». Quel foglio, stampato quell’inverno a Santa Croce Camerina, conteneva un appello agli antifascisti per bloccare la politica imperialista di Mussolini, preludio a una nuova guerra mondiale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Mercadante si spense due anni dopo, il 28 novembre 1936. Ricorda Grasso che «aveva voluto per il trasporto funebre la carrozza dei poveri, e che nessuno degli amici lo seguisse». Non voleva evidentemente che il suo funerale potesse mettere a repentaglio la libertà e l’incolumità dei suoi compagni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Incorruttibile e fedele agli ideali fino alla fine il sindacalista e poeta prizzese Vito Mercadante: «Lu zzù Vitu, nun si vinni / ca è tuttu un pezzu ed un culuri, russu».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: 9pt; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-4891505652870110194?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/4891505652870110194/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2010/12/salvatore-vaiana-pensiero-e-azione-di.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/4891505652870110194'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/4891505652870110194'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2010/12/salvatore-vaiana-pensiero-e-azione-di.html' title='SALVATORE VAIANA, Pensiero e azione di un sindacalista soreliano'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-SyoHtDl8G1k/SwLtqaD62nI/AAAAAAAAACg/nsUXkEEzAuI/s72-c/copertina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-7717412667145416774</id><published>2009-12-03T13:33:00.000-08:00</published><updated>2009-12-03T14:47:54.528-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='«La Sicilia delle stragi»'/><title type='text'>"La Sicilia delle stragi" di Giuseppe Carlo Marino</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Sxgwb3CNjRI/AAAAAAAAAXQ/Rf93o9htxKE/s1600-h/LaSiciliaDelleStragi_copertina.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; 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MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 272px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5411131275786623778" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SxgzOdZEmyI/AAAAAAAAAYA/WTrzyxzZwDc/s400/LaSiciliaDelleStragi_Torino.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; TORINO - Da destra: Giancarlo Caselli, Francesco La Licata, Giuseppe Carlo Marino, Diego Guadagnino, Salvatore Vaiana, Francesco Lucania&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;..................................................................................&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SxgzIHX0AqI/AAAAAAAAAX4/iMo-h7btQ9A/s1600-h/LaSiciliaDelleStragi_Milano(1).jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 209px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5411131166796546722" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SxgzIHX0AqI/AAAAAAAAAX4/iMo-h7btQ9A/s400/LaSiciliaDelleStragi_Milano(1).jpg" /&gt;&lt;/a&gt; MILANO - Da sinistra: Giancarlo Caselli, Antonio Ingroia, Marco Travaglio&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;..................................................................................&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SxgzCMZF_RI/AAAAAAAAAXw/U4bZu3s9pK0/s1600-h/LaSiciliaDelleStragi_Milano(2).jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 228px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5411131065064881426" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SxgzCMZF_RI/AAAAAAAAAXw/U4bZu3s9pK0/s400/LaSiciliaDelleStragi_Milano(2).jpg" /&gt;&lt;/a&gt; MILANO - Da sinistra: Giuseppe Carlo Marino, Antonino De Francesco&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;..................................................................................&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SxgyyyOk9CI/AAAAAAAAAXo/Dp_ty5Oy1tY/s1600-h/LaSiciliaDelleStragi_Canicatti.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 300px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5411130800343413794" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SxgyyyOk9CI/AAAAAAAAAXo/Dp_ty5Oy1tY/s400/LaSiciliaDelleStragi_Canicatti.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; CANICATTI' - Intervento di Salvatore Vaiana&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;..................................................................................&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SxgypomRmPI/AAAAAAAAAXg/6K8p5zUjD3I/s1600-h/LaSiciliaDelleStragi_Prizzi.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 225px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5411130643139631346" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SxgypomRmPI/AAAAAAAAAXg/6K8p5zUjD3I/s400/LaSiciliaDelleStragi_Prizzi.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; PRIZZI - Intervento di Salvatore Vaiana&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;..................................................................................&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Sxgyfz6JylI/AAAAAAAAAXY/DD8H5AyZwz8/s1600-h/LaSiciliaDelleStragi_Caltagirone.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 338px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5411130474377103954" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Sxgyfz6JylI/AAAAAAAAAXY/DD8H5AyZwz8/s400/LaSiciliaDelleStragi_Caltagirone.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; CALTAGIRONE - Locandina&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;..................................................................................&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object class="flash_badge" codebase="http://fpdownload.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=7,0,0,0" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="100%" height="170"&gt;&lt;param name="_cx" value="17965"&gt;&lt;param name="_cy" value="4497"&gt;&lt;param name="FlashVars" value=""&gt;&lt;param name="Movie" value="http://www.radioradicale.it/misc/scheda_av_badge.swf"&gt;&lt;param name="Src" value="http://www.radioradicale.it/misc/scheda_av_badge.swf"&gt;&lt;param name="WMode" value="Transparent"&gt;&lt;param name="Play" value="-1"&gt;&lt;param name="Loop" value="-1"&gt;&lt;param name="Quality" value="High"&gt;&lt;param name="SAlign" value="LT"&gt;&lt;param name="Menu" value="-1"&gt;&lt;param name="Base" value=""&gt;&lt;param name="AllowScriptAccess" value="always"&gt;&lt;param name="Scale" value="NoScale"&gt;&lt;param name="DeviceFont" value="0"&gt;&lt;param name="EmbedMovie" value="0"&gt;&lt;param name="BGColor" value=""&gt;&lt;param name="SWRemote" value=""&gt;&lt;param name="MovieData" value=""&gt;&lt;param name="SeamlessTabbing" value="1"&gt;&lt;param name="Profile" value="0"&gt;&lt;param name="ProfileAddress" value=""&gt;&lt;param name="ProfilePort" value="0"&gt;&lt;param name="AllowNetworking" value="all"&gt;&lt;param name="AllowFullScreen" value="false"&gt;&lt;embed class="flash_badge" src="'http://www.radioradicale.it/misc/scheda_av_badge.swf'" wmode="'transparent'" scale="'noscale'" width="'100%'" height="'170'" allowscriptaccess="'always'" type="'application/x-shockwave-flash'" pluginspage="'http://www.macromedia.com/go/getflashplayer'" flashvars="'path="&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;..................................................................................&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;RASSEGNA STAMPA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/p&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Sxg8MqhRe4I/AAAAAAAAAYI/Q5sgZSglyts/s1600-h/la_democrazia_in_ostaggio.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 304px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5411141140555594626" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Sxg8MqhRe4I/AAAAAAAAAYI/Q5sgZSglyts/s400/la_democrazia_in_ostaggio.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; Emanuela Zuccalà, &lt;em&gt;La democrazia in ostaggio &lt;/em&gt;(in "Narcomafie", dicembre 2007).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Sxg-BF9RJOI/AAAAAAAAAYQ/HFGOr7xyrwA/s1600-h/la_nostra_portella_della_ginestra.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 278px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Sxg-BF9RJOI/AAAAAAAAAYQ/HFGOr7xyrwA/s400/la_nostra_portella_della_ginestra.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5411143140785595618" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Domenico Turco, &lt;em&gt;La nostra Portella della Ginestra &lt;/em&gt;(in "La Sicilia", 20 gennaio 2008).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://redalyc.uaemex.mx/redalyc/pdf/281/28101513.pdf&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://redalyc.uaemex.mx/redalyc/pdf/281/28101513.pdf"&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-7717412667145416774?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/7717412667145416774/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/12/la-sicilia-delle-stragi-di-giuseppe.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/7717412667145416774'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/7717412667145416774'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/12/la-sicilia-delle-stragi-di-giuseppe.html' title='&quot;La Sicilia delle stragi&quot; &lt;em&gt;di Giuseppe Carlo Marino&lt;/em&gt;'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Sxgwb3CNjRI/AAAAAAAAAXQ/Rf93o9htxKE/s72-c/LaSiciliaDelleStragi_copertina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-8021359333289536687</id><published>2009-11-24T13:13:00.000-08:00</published><updated>2011-09-13T14:33:42.770-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Voci dall&apos;aula'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Favara'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Didattica'/><title type='text'>"Bilancio e prospettive di voci dall'aula"</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-KyZ1W6JIBzA/SwxNN1kyg9I/AAAAAAAAAUI/bfJJXq7sbxY/s1600/voci_dall%2527aula_pag.1.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200px" rba="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-KyZ1W6JIBzA/SwxNN1kyg9I/AAAAAAAAAUI/bfJJXq7sbxY/s200/voci_dall%2527aula_pag.1.jpg" width="133px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;Pubblicato&amp;nbsp;su&amp;nbsp;"&lt;strong&gt;Voci dall'aula&lt;/strong&gt;", giornale dell'IPIA "Marconi" di Favara.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-JlI1CCM2r3Q/SwxNElVR34I/AAAAAAAAAUA/QqdLw8cdLlg/s1600/voci_dall%2527aula_pag.15.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200px" rba="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-JlI1CCM2r3Q/SwxNElVR34I/AAAAAAAAAUA/QqdLw8cdLlg/s200/voci_dall%2527aula_pag.15.jpg" width="133px" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-8021359333289536687?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/8021359333289536687/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/bilanci-e-prospettive-di-voci-dallaula.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/8021359333289536687'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/8021359333289536687'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/bilanci-e-prospettive-di-voci-dallaula.html' title='&quot;Bilancio e prospettive di voci dall&apos;aula&quot;'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-KyZ1W6JIBzA/SwxNN1kyg9I/AAAAAAAAAUI/bfJJXq7sbxY/s72-c/voci_dall%2527aula_pag.1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-4803594229885684619</id><published>2009-11-24T13:03:00.001-08:00</published><updated>2011-09-09T10:02:58.004-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Macaluso.Pietro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sciascia.Antonino'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il.Bandolo'/><title type='text'>"Le ragioni di Sciascia. Cronaca di un nobel negato"</title><content type='html'>&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-QpBY0uiuSdU/TmpBJajhCbI/AAAAAAAAAdc/MivrJvtctDk/s1600/le+ragioni+di+sciascia.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200px" nba="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-QpBY0uiuSdU/TmpBJajhCbI/AAAAAAAAAdc/MivrJvtctDk/s200/le+ragioni+di+sciascia.jpg" width="135px" /&gt;&lt;/a&gt;Pietro Macaluso. &lt;em&gt;Le ragioni di Sciascia. Cronaca di un nobel negato&lt;/em&gt;, Edizioni Malgrado tutto, Racalmuto (AG) 1987.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-&amp;nbsp;&lt;span style="color: #666666;"&gt;Un "autorevole" abuso (recensione pubblicata in "Il Bandolo", n° 2, Palermo 2008).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Xs04OMu2Oys/TmpAXYHng1I/AAAAAAAAAdY/fPgytf5kB5c/s1600/un_autorevole_abuso.jpg" imageanchor="1" style="cssfloat: left; margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="640px" nba="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-Xs04OMu2Oys/TmpAXYHng1I/AAAAAAAAAdY/fPgytf5kB5c/s640/un_autorevole_abuso.jpg" width="314px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-4803594229885684619?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/4803594229885684619/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/un-autorevole-abuso-di-salvatore-vaiana.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/4803594229885684619'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/4803594229885684619'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/un-autorevole-abuso-di-salvatore-vaiana.html' title='&quot;Le ragioni di Sciascia. Cronaca di un nobel negato&quot;'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-QpBY0uiuSdU/TmpBJajhCbI/AAAAAAAAAdc/MivrJvtctDk/s72-c/le+ragioni+di+sciascia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-8056552898374023365</id><published>2009-11-24T12:53:00.000-08:00</published><updated>2011-09-13T15:27:11.752-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Emeroteca'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Caltanissetta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Incontri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Canicattì'/><title type='text'>Il sacco di Caltanissetta</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-oRv5oRiKulM/SwxI3A3Qa3I/AAAAAAAAATg/9-2pWNkg5gE/s1600/incontri_copertina.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200px" rba="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-oRv5oRiKulM/SwxI3A3Qa3I/AAAAAAAAATg/9-2pWNkg5gE/s200/incontri_copertina.jpg" width="145px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #666666;"&gt;Pubblicato su "&lt;strong&gt;Incontri&lt;/strong&gt;", rivista del Rotary Club di Caltanissetta, giugno 2008.&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;Il 12 novembre del 1820 scoppiò a Canicattì la prima cosiddetta rivoluzione contadina (in realtà una jacquerie) di cui si abbia memoria. Essa fu la conseguenza dell’eccidio premeditato di cui furono vittime parecchie persone che manifestavano contro l’esosità fiscale ed esplose poco dopo il moto separatista del 14 luglio dello stesso anno, del quale furono protagoniste sia la nobiltà che la borghesia carbonaro-massoniche, insorte contro l’assolutismo borbonico, nonché gli artigiani, vittime di una depressa condizione dell’economia.&lt;br /&gt;La carboneria si era propagata nel Regno di Napoli dopo il 1805. Lo storico Nino Cortese aveva accertato la presenza della carboneria in diverse province siciliane nel suo studio L’Abela e la Carboneria siciliana del 1819, e più di recente Salvatore Lupo ha scritto che «durante la cospirazione risorgimentale esisteva una rete clandestina ispirata alla massoneria attraverso la sua filiazione, la carboneria»(1). Anche in provincia di Girgenti vi era una significativa presenza di vendite carbonare. Giuseppe Carlo Marino parla di «alcuni nuclei carbonari dell’agrigentino» fra cui l’«Unione Italica di Canicattì» (2). A Naro e Canicattì alcuni seguirono il siracusano Gaetano Abela, che operava per un’adesione delle province siciliane alle richieste dell’indipendenza da Napoli e della Costituzione del 1812. Seguaci di Abela erano Baldassare Gaetani di Naro e Antonio Brutto e Antonio Racalbuto di Canicattì. I carbonari canicattinesi, scrisse un anonimo cronista canicattinese, andavano addirittura «ne’ paesi circonvicini ad ammaestrare altri Carbonari, ed aprire logge, e vendite» (3).&lt;br /&gt;La carboneria, a giudizio di Domenico Riolo, un eminente massone narese, «si prefiggeva per scopo la distruzione dei governi monarchici e di sostituirvi un governo nazionale collegato insieme come una confederazione e giurava odio eterno ai governi anticostituzionali e si riprometteva di vendicare le onte fatte soffrire all’Italia, alla quale si doveva assicurare l’indipendenza» (4). Era organizzata, sul modello delle logge massoniche, in vendite, vendite madri e alte vendite. Secondo il Riolo «le vendite non erano che antiche Logge Massoniche con le quali molto avevano in comune nelle forme, nei riti, nei giuramenti, nei diritti e nei doveri». Un riscontro dell’ipotizzato legame massoneria-carboneria è l’appartenenza del narese Ignazio Specchi sia alla massoneria sia alla vendita carbonara dei «Beati Paoli». Carbonara era la classe dirigente di Canicattì, proveniente perlopiù dalle famiglie Gangitano, La Lomia, Testasecca, Lombardo, Adamo (le famiglie del latifondo e delle professioni, fra le quali si distinguevano i borghesi Gangitano e i baroni La Lomia). Fu essa a dirigere il moto separatista del 1820. Quando questo esplose, sindaco di Canicattì era don Giuseppe Gangitano e «prosegreto», dopo «la renuncia di Don Raimondo Gangitano», don Pietro Palumbo.&lt;br /&gt;Nel quadro regionale, una delle anime del moto fu il principe di Fiumesalato Salvatore Galletti, meglio noto con il titolo di Principe di San Cataldo. Alla guida di un improvvisato esercito di contadini e di ex detenuti, il Principe marciò alla volta di Caltanissetta per spingerne gli abitanti ad aderire alla causa dell’indipendenza; ma la risposta negativa generò un conflitto al limite della vera e propria guerra civile.&lt;br /&gt;L’esercito del principe fu rafforzato da squadre di «nuclei carbonari» provenienti da Girgenti (dove agiva il cappuccino fra Giosuè Pennica, che incitava il popolo al grido di «o Indipendenza, o Morte», «fuori i cappelli») e da altri centri vicini, fra cui Canicattì.&lt;br /&gt;Qui, ad approntare uno squadrone in armi d’improvvisati militi, finanziato da uomini appartenenti alla Carboneria, fu il Presidente della nuova deputazione, don Luigi Brutto, coadiuvato dai membri don Salvatore Gangitano, baronello Gaetano Adamo, don Gaspare Cascio, don Nicolò Safonte e don Giuseppe Grifo. Il 10 agosto il drappello marciò alla volta di San Cataldo per unirsi all’esercito del Principe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;«Giovedì mattino il detto Presidente, e deputazione» racconta l’anonimo «si fecero prontare da questi benestanti e persone facoltose la somma di onze 400 a nome di mutuo, si fece una buona raccolta di scoppi, e partirono da questa dopo pranzo circa 200 uomini inclusi circa 50 a cavallo, tutti bene armati, con bastante provisione di cartocci e le dette 400 onze per la paga de’ suddetti, cioè quelli di cavalleria tarì 5 al giorno e quei di fanteria tarì 3 al giorno e la sera furono a San Cataldo da detto signor Principe, con molto giubilo ricevuti, avendo marciato coi medesimi Don Giovanni Testasecca e Don Nicolò Adamo in grado di Capitanio e molti altri gentiluomini, e mastri» (5).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Tre giorni dopo l’orda armata del vendicativo principe entrò a Caltanissetta e massacrò con inaudita ferocia i nisseni; poi razziò la città e la campagna circostante. Ecco il resoconto che di quella domenica di sangue fece il nostro cronista:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;«A 13 detto agosto 1820 - Domenica mattina s’intese che Caltanissetta era stato vinto dalla nostra gente, la sera antecedente, dietro l’attacco sudetto principiato a Babbagurra da dove l’armata da circa 400 uomini di Caltanissetta fu inseguita e perseguitata dalla nostra armata sino alli mura di Caltanissetta; perseguitò lo combattimento della nostra armata sino alle ore 4 e poi cominciò ad entrare dentro Caltanissetta ove sino a tutto quasi detto giorno domenica continuò lo saccheggio avendo devastato e discassate non puoche case e botteghe e presesi tutto ciò che in esse esisteva di mobile, argento oro mercerie pannime ed altro» (6).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La speranza indipendentista di nobili, galantuomini e artigiani di Canicattì non sarebbe durata a lungo: già il 7 settembre l’esercito reale venuto da Messina attaccò a San Giuliano la squadra canicattinese mettendola in fuga. Arrivata la notizia a Canicattì, il panico per le prevedibili ritorsioni nemiche si diffuse in un baleno: «Si scoraggiarono tutti li deputati, il Presidente, e la popolazione. La sera si fece fana per tutto il comune e da tutti si rundò da ogni ceto di persone, si pel paese che fuori dello stesso». Con vile atto «il Barone Don Agostino la Lomia, Don Raimondo Gangitano, Don Diego Gangitano, Donna Giuseppa Gangitano con le loro famiglie, e tant’altre persone, sene andiedero chi nella campagna, e chi in paesi convicini, lasciando le loro case in abbandono»: abbandonavano così la povera gente a un destino di certa e violenta ritorsione. Ma di fronte a tale inaccettabile codardia, il popolo ebbe una reazione ferma e minacciosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;«Il popolo basso preso di timore, e vedendo che li primari del paese sene avevano andato, cominciò il dopo pranzo a mormorarsi che o vengono qui o se gli va a brugiar le case, e d’ordine del Presidente si fa promulgare il bando o che per dimani mattina alle ore 12 si faranno qui trovare, altrimenti se gli bruciano le case; e tale ordine fu promulgato d’ordine del Presidente, senza saperlo, motivo - che avendolo inteso - subito andò a ritrovare il banditore con una gran folla di popolo nella piazza di Borgalino ed ordinò che il bando doveva essere soltanto di far venire i benestanti fuggiaschi ed indi cominciò a perorare, dicendo che questo era l’ordine suo e non già dell’incendio che dicevano» (7).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;L’8 settembre il consiglio del popolo decise che una delegazione di autorità comunali incontrasse il generale Costa affinché questi «sospendesse di venire qui [a Canicattì] a dare sacco, giacché questa popolazione si era dichiarata a favore del Sovrano, e si pentiva di quanto aveva fatto, pel timore, volendo la indipendenza». Furono alla fine inviati due messaggeri a chiedere la grazia, riconoscendo così «l’errore che pel timore si è commesso». I canicattinesi, infine, ottennero «il perdono e la pace» ma «furono multati» pesantemente.&lt;br /&gt;Gli alti carbonari della classe dirigente locale, i Gangitano, i La Lomia, i Lombardo e gli altri invisi al popolo, si rimisero senza alcuna remora la maschera borbonica. Già l’8 ottobre don Antonio Gangitano, «avido di regnare, intesa la notizia della pace, fece armare circa 30 persone con scoppi e potenzialmente pretendeva rientrare nella carica di Giudice circondario». Con questa numerosa ed eloquente ”banda armata” il giorno dopo si recò alla Casa comunale e costrinse i deputati e il giudice circondariale a recedere dai loro incarichi.&lt;br /&gt;Non ebbero la stessa fortuna i carbonari di altri centri insurrezionali della Sicilia, dove ci fu una pesante repressione della quale rimasero vittime anche i seguaci canicattinesi di Gaetano Abela: Antonio Brutto, Antonio Racalbuto, Gaetano Lauricella, Gaspare Bonavia, Francesco Spagnolo, Paolo Pontillo e mastro Sebastiano Pagliarello. Il 29 ottobre, furono arrestati a Palermo il generale Abela, Luigi Brutto, Vincenzo Gaetani e Filippo Stella, i quali, per essere stati «contrari all’armata realista, furono portati a Castello a mare e per li primi tre giorni stiedero in camicia e calzi di tela».&lt;br /&gt;___________________________&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;NOTE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;1 - S. Lupo, &lt;em&gt;Storia della mafia dalle origini ai giorni nostri&lt;/em&gt;, Roma, Donzelli editore, 1996, p. 59.&lt;br /&gt;2 - G. C. Marino, &lt;em&gt;Saverio Friscia socialista libertario&lt;/em&gt;, Palermo, Istituto Gramsci Siciliano, 1986, p. 42.&lt;br /&gt;3 - &lt;em&gt;Cronache di Canicattì dal 1792 al 1852&lt;/em&gt;, manoscritto anonimo, trascritto da Cesare Gangitano, Napoli, 2003.&lt;br /&gt;4 - M. Riolo Cutaja, &lt;em&gt;Frammenti&lt;/em&gt;, Palermo 1989, p. 498.&lt;br /&gt;5 - &lt;em&gt;Cronache di Canicattì dal 1792 al 1852&lt;/em&gt;, op. cit.&lt;br /&gt;6 - &lt;em&gt;Ibidem&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;7 - &lt;em&gt;Ibidem&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;___________________________&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwxIwh6dsOI/AAAAAAAAATY/ipkHWt8rruk/s1600/incontri_pag.26.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407777251139629282" src="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwxIwh6dsOI/AAAAAAAAATY/ipkHWt8rruk/s200/incontri_pag.26.jpg" style="cursor: hand; display: block; height: 200px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 150px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwxIrQ8s2GI/AAAAAAAAATQ/umNGcO-u_SE/s1600/incontri_pag.27.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407777160686262370" src="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwxIrQ8s2GI/AAAAAAAAATQ/umNGcO-u_SE/s200/incontri_pag.27.jpg" style="cursor: hand; display: block; height: 200px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 148px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-8056552898374023365?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/8056552898374023365/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/il-sacco-di-caltanissetta-di-salvatore.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/8056552898374023365'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/8056552898374023365'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/il-sacco-di-caltanissetta-di-salvatore.html' title='Il sacco di Caltanissetta'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-oRv5oRiKulM/SwxI3A3Qa3I/AAAAAAAAATg/9-2pWNkg5gE/s72-c/incontri_copertina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-8814011407463521545</id><published>2009-11-24T12:13:00.000-08:00</published><updated>2011-09-18T01:28:55.157-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Prizzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Didattica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tradizioni popolari'/><title type='text'>Mostra di Tradizioni Popolari (Prizzi, 1986)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Iniziativa didattico-culturale realizzata dall'Istituto Magistrale "Gabelli" e dall'Istituto Tecnico&amp;nbsp;"Cattaneo" di Prizzi nell'anno scolastico 1986-1987.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;LA CONFERENZA-DIBATTITO&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;Salvatore Vaiana, &lt;em&gt;Perchè una mostra di tradizioni popolari&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Girolamo Cannariato, &lt;em&gt;Necessità di un museo etnografico in un ambiente a prevalente cultura contadina&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Francesco Carbone, &lt;em&gt;Comunicazione della cultura materiale agro-pastorale come nuova ipotesi post-museale&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Sebastiano Canzoneri, &lt;em&gt;Artigianato ieri e oggi. Quali prospettive?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Rosa Faraci, &lt;em&gt;Cultura che non cada dall'alto&lt;/em&gt;&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;_______________________________&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;LA MOSTRA: testimonianze&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwxCEiaMZtI/AAAAAAAAATI/kYjPjrRCv1A/s1600/una_mostra_rievoca_tradizioni_e_origini_di_prizzi.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407769898288703186" src="http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwxCEiaMZtI/AAAAAAAAATI/kYjPjrRCv1A/s200/una_mostra_rievoca_tradizioni_e_origini_di_prizzi.jpg" style="cursor: hand; display: block; height: 124px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;Articolo "Una mostra rievoca tradizioni e origini di Prizzi" di Matteo Vallone, pubblicato sul "Giornale di Sicilia"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407769787756840818" src="http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwxB-GpWB3I/AAAAAAAAATA/FuJDIS8hOds/s200/lettera_di_francesco_carbone.jpg" style="display: block; height: 200px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 128px;" /&gt;&amp;nbsp;Lettera di Francesco Carbone, direttore di "Godranopoli" centro studi ricerca e documentazione - Museo etnoantropologico di Godrano&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwxB05Z0YSI/AAAAAAAAAS4/k3IRW52gvtM/s1600/mostra_conferenza_di_tradizioni_popolari(1).jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407769629583237410" src="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwxB05Z0YSI/AAAAAAAAAS4/k3IRW52gvtM/s200/mostra_conferenza_di_tradizioni_popolari(1).jpg" style="cursor: hand; display: block; height: 132px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;Il tavolo della Presidenza della Conferenza-dibattito. Da sinistra: Girolamo Cannariato, assessore ai Beni culturali; Salvatore Vaiana, preside dell'ITC "Cattaneo"; Francesco Carbone, direttore del Museo "Godranopoli"; Sebastiano Canzoneri, assessore al Commercio e Artigianato e membro della segreteria regionale della CNA&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwxBxL0pQ5I/AAAAAAAAASw/gXupxl-i6fQ/s1600/mostra_conferenza_di_tradizioni_popolari(2).jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407769565808116626" src="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwxBxL0pQ5I/AAAAAAAAASw/gXupxl-i6fQ/s200/mostra_conferenza_di_tradizioni_popolari(2).jpg" style="cursor: hand; display: block; height: 138px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;Relazione di Salvatore Vaiana&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwxBm-CfoTI/AAAAAAAAASo/JVI6GXy8jws/s1600/mostra_conferenza_di_tradizioni_popolari(3).jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407769390309417266" src="http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwxBm-CfoTI/AAAAAAAAASo/JVI6GXy8jws/s200/mostra_conferenza_di_tradizioni_popolari(3).jpg" style="cursor: hand; display: block; height: 172px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;Uno scorcio della Mostra&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-8814011407463521545?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/8814011407463521545/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/prizzi-1a-mostra-di-tradizioni-popolari.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/8814011407463521545'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/8814011407463521545'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/prizzi-1a-mostra-di-tradizioni-popolari.html' title='Mostra di Tradizioni Popolari (Prizzi, 1986)'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwxCEiaMZtI/AAAAAAAAATI/kYjPjrRCv1A/s72-c/una_mostra_rievoca_tradizioni_e_origini_di_prizzi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-9000539495748888693</id><published>2009-11-24T11:59:00.000-08:00</published><updated>2011-09-13T13:24:15.619-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Turco Calogero'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Turco Domenico'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cd-rom'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Canicattì'/><title type='text'>CANICATTI' CULTURA (Cd rom)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-_fUtaLtnrU0/Sww8D76HIdI/AAAAAAAAASg/_cixaB-k5NE/s1600/canicatt%25C3%25AC_cultura.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200px" rba="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-_fUtaLtnrU0/Sww8D76HIdI/AAAAAAAAASg/_cixaB-k5NE/s200/canicatt%25C3%25AC_cultura.jpg" width="200px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #666666;"&gt;Il cd rom "Canicattì Cultura" è frutto e testimonianza dell'amicizia speciale fra i fratelli Domenico e Calogero Turco e Salvatore Vaiana.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;&lt;span style="color: #996633;"&gt;_________________________________________________________&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SxhDQ_pRxjI/AAAAAAAAAYg/I3DPn76coq8/s1600-h/Vaiana,+Turco,+Brancato+(2002).jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5411148911527183922" src="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SxhDQ_pRxjI/AAAAAAAAAYg/I3DPn76coq8/s200/Vaiana,+Turco,+Brancato+(2002).jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 126px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;PRESENTAZIONE&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;«Canicattí Cultura è una enciclopedia multimediale scomponibile, riguardante tutte le manifestazioni culturali espresse da Canicattí dalle origini ad oggi. Una vetrina per i molti poeti, scrittori, scienziati e pensatori canicattinesi che si sono succeduti nel tempo, ma anche un'opera sulla città di Canicattì e la storia della sua gente, una storia fatta di tradizioni, leggende e varia umanità.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Il Cd-rom intende promuovere una nuova immagine di Canicattì mettendo a disposizione moltissime informazioni non solo di carattere culturale, come testimoniano le sezioni La Città, Archivio Fotografico, Economia, Mass-Media, Scuola e Didattica, I Grandi Canicattinesi, che si affiancano ai settori di argomento spiccatamente umanistico, estetico e spirituale nell'accezione più vasta del termine: I Grandi Canicattinesi, Arte, Filosofia, Letteratura, Poesia, Storia, Religione e Teatro.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Canicattì Cultura è una speranza per il presente, ma nel contempo si proietta al futuro, costituendo una realizzazione di ampio respiro, concepita per tutti coloro che amano Canicattì o che vogliono conoscerla più in profondità». &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Sww7_xoVszI/AAAAAAAAASY/92WcSQE6_Tc/s1600/canicatt%C3%AC_cultura(a).jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407763219405452082" src="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Sww7_xoVszI/AAAAAAAAASY/92WcSQE6_Tc/s200/canicatt%C3%AC_cultura(a).jpg" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; display: block; height: 200px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 198px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Sww76_hF03I/AAAAAAAAASQ/wSfdIsDCybY/s1600/canicatt%C3%AC_cultura(b).jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="" border="0" height="172px" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407763137233802098" src="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Sww76_hF03I/AAAAAAAAASQ/wSfdIsDCybY/s400/canicatt%C3%AC_cultura(b).jpg" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; display: block; height: 172px; margin-top: 0px; text-align: center; width: 200px;" width="200px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-9000539495748888693?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/9000539495748888693/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/canicatti-cultura-cd-rom.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/9000539495748888693'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/9000539495748888693'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/canicatti-cultura-cd-rom.html' title='CANICATTI&apos; CULTURA (&lt;em&gt;Cd rom&lt;/em&gt;)'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-_fUtaLtnrU0/Sww8D76HIdI/AAAAAAAAASg/_cixaB-k5NE/s72-c/canicatt%25C3%25AC_cultura.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-4987650820653498649</id><published>2009-11-24T10:43:00.000-08:00</published><updated>2009-11-24T10:53:18.764-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Strage di Canicattì'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='«La Sicilia delle stragi»'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pagine dal Sud'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Guadagnino Diego'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Canicattì'/><title type='text'>"La Sicilia delle stragi" un'eccezionale occasione di riflessione e di dibattito di Diego Guadagnino</title><content type='html'>Recensione al libro G. C. Marino (a cura di) &lt;em&gt;La Sicilia delle stragi&lt;/em&gt;, Newton Compton Editori, Roma, 2008.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swwq8o5hddI/AAAAAAAAASI/Fg8AxPDb9Gk/s1600/copertina.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 142px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swwq8o5hddI/AAAAAAAAASI/Fg8AxPDb9Gk/s200/copertina.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407744473824327122" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swwq3OQJuyI/AAAAAAAAASA/Ly4RwrueDkc/s1600/sommario.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 137px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swwq3OQJuyI/AAAAAAAAASA/Ly4RwrueDkc/s200/sommario.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407744380772137762" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwwqyHD1G1I/AAAAAAAAAR4/GaVvQLZIxbg/s1600/pag.41.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 134px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwwqyHD1G1I/AAAAAAAAAR4/GaVvQLZIxbg/s200/pag.41.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407744292942060370" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwwqtB2zeCI/AAAAAAAAARw/xBdHoYuSe3c/s1600/pag.42.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 134px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwwqtB2zeCI/AAAAAAAAARw/xBdHoYuSe3c/s200/pag.42.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407744205645903906" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swwqml__-9I/AAAAAAAAARo/bEPOnEgp0M0/s1600/pag.43.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 134px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swwqml__-9I/AAAAAAAAARo/bEPOnEgp0M0/s200/pag.43.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407744095089064914" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwwqfpJujBI/AAAAAAAAARg/MkpMwoWiiTw/s1600/pag.44.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 134px; height: 200px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwwqfpJujBI/AAAAAAAAARg/MkpMwoWiiTw/s200/pag.44.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407743975676087314" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Diego Guadagnino&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-4987650820653498649?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/4987650820653498649/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/la-sicilia-delle-stragi-uneccezionale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/4987650820653498649'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/4987650820653498649'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/la-sicilia-delle-stragi-uneccezionale.html' title='&quot;La Sicilia delle stragi&quot; un&apos;eccezionale occasione di riflessione e di dibattito &lt;em&gt;di Diego Guadagnino&lt;/em&gt;'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swwq8o5hddI/AAAAAAAAASI/Fg8AxPDb9Gk/s72-c/copertina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-5985669494137552899</id><published>2009-11-24T10:29:00.000-08:00</published><updated>2009-11-24T10:56:04.655-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='«Storia della Camera del Lavoro di Canicattì»'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pagine dal Sud'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Guadagnino Diego'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Canicattì'/><title type='text'>Storia di una città attraverso le sue lotte di Diego Guadagnino</title><content type='html'>Recensione al libro di S. Vaiana, &lt;em&gt;Storia della Camera del Lavoro di Canicattì&lt;/em&gt;, edizione a cura della Cgil di Agrigento, 2008.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwwmjpprtUI/AAAAAAAAARA/_uwBKZrsxrg/s1600/copertina.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 141px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwwmjpprtUI/AAAAAAAAARA/_uwBKZrsxrg/s200/copertina.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407739646483084610" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swwm060Cd5I/AAAAAAAAARY/lZJLZAF7ZYQ/s1600/sommario.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 136px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swwm060Cd5I/AAAAAAAAARY/lZJLZAF7ZYQ/s200/sommario.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407739943147698066" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swwmv_sIZ-I/AAAAAAAAARQ/McHW5RWPJUQ/s1600/pag.15.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 136px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swwmv_sIZ-I/AAAAAAAAARQ/McHW5RWPJUQ/s200/pag.15.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407739858557364194" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwwmqRGFuGI/AAAAAAAAARI/RkDakQSSVJM/s1600/pag.16.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 134px; height: 200px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwwmqRGFuGI/AAAAAAAAARI/RkDakQSSVJM/s200/pag.16.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407739760150427746" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Diego Guadagnino&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-5985669494137552899?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/5985669494137552899/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/storia-di-una-citta-attraverso-le-sue.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/5985669494137552899'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/5985669494137552899'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/storia-di-una-citta-attraverso-le-sue.html' title='&lt;strong&gt;Storia di una città attraverso le sue lotte&lt;/strong&gt; &lt;em&gt;di Diego Guadagnino&lt;/em&gt;'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwwmjpprtUI/AAAAAAAAARA/_uwBKZrsxrg/s72-c/copertina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-1530550075779089503</id><published>2009-11-24T10:12:00.000-08:00</published><updated>2009-11-24T11:00:43.684-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Moncado Gioacchino'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Vaiana Salvatore'/><title type='text'>Il professore impegnato contro la mafia di Gioacchino Moncado</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swwj5rP-j_I/AAAAAAAAAQ4/9se7igm-s4Q/s1600/il_professore_impegnato_contro_la_mafia_0.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 132px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swwj5rP-j_I/AAAAAAAAAQ4/9se7igm-s4Q/s200/il_professore_impegnato_contro_la_mafia_0.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407736726334377970" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwwjDB2cLOI/AAAAAAAAAQw/gLIbl22jZkU/s1600/il_professore_impegnato_contro_la_mafia_2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 156px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwwjDB2cLOI/AAAAAAAAAQw/gLIbl22jZkU/s200/il_professore_impegnato_contro_la_mafia_2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407735787508477154" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-1530550075779089503?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/1530550075779089503/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/il-professore-impegnato-contro-la-mafia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/1530550075779089503'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/1530550075779089503'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/il-professore-impegnato-contro-la-mafia.html' title='&lt;strong&gt;Il professore impegnato contro la mafia&lt;/strong&gt; &lt;em&gt;di Gioacchino Moncado&lt;/em&gt;'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swwj5rP-j_I/AAAAAAAAAQ4/9se7igm-s4Q/s72-c/il_professore_impegnato_contro_la_mafia_0.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-5705779344917348647</id><published>2009-11-24T09:09:00.000-08:00</published><updated>2011-09-09T10:49:05.961-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='La Lomia Agostino'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Augello Gaetano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Accademia del Parnaso di Canicattì'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Canicattì'/><title type='text'>"Agostino La Lomia. Un Gattopardo nella terra del Parnaso"</title><content type='html'>&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-nVtBidp05Ks/SwfxmywinuI/AAAAAAAAAFE/gGE1mLmtG1M/s1600/copertina.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200px" nba="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-nVtBidp05Ks/SwfxmywinuI/AAAAAAAAAFE/gGE1mLmtG1M/s200/copertina.jpg" width="132px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Gaetano Augello,&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Agostino La Lomia. Un Gattopardo nella terra del Parnaso&lt;/em&gt;,&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Edizioni Cerrito, Canicattì 2006.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwwUAsIx16I/AAAAAAAAAQQ/shH9b8hjysU/s1600/1_Agostino_la_lomia_un_gattopardo_nella_terra_del_parnaso.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407719254645659554" src="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwwUAsIx16I/AAAAAAAAAQQ/shH9b8hjysU/s200/1_Agostino_la_lomia_un_gattopardo_nella_terra_del_parnaso.jpg" style="cursor: hand; display: block; height: 200px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 144px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwwT6KG1S6I/AAAAAAAAAQI/jdqFfzVRNc8/s1600/2_Agostino_la_lomia_un_gattopardo_nella_terra_del_parnaso.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407719142431476642" src="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwwT6KG1S6I/AAAAAAAAAQI/jdqFfzVRNc8/s200/2_Agostino_la_lomia_un_gattopardo_nella_terra_del_parnaso.jpg" style="cursor: hand; display: block; height: 200px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 134px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwwT0OO7AZI/AAAAAAAAAQA/MvE3tWvzaiY/s1600/3_Agostino_la_lomia_un_gattopardo_nella_terra_del_parnaso.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407719040459932050" src="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwwT0OO7AZI/AAAAAAAAAQA/MvE3tWvzaiY/s200/3_Agostino_la_lomia_un_gattopardo_nella_terra_del_parnaso.jpg" style="cursor: hand; display: block; height: 200px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 136px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwwTua8KxnI/AAAAAAAAAP4/4THjTrkFoE0/s1600/4_Agostino_la_lomia_un_gattopardo_nella_terra_del_parnaso.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407718940791719538" src="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwwTua8KxnI/AAAAAAAAAP4/4THjTrkFoE0/s200/4_Agostino_la_lomia_un_gattopardo_nella_terra_del_parnaso.jpg" style="cursor: hand; display: block; height: 124px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Salvatore Vaiana&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-5705779344917348647?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/5705779344917348647/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/agostino-la-lomia-un-gattopardo-nella_24.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/5705779344917348647'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/5705779344917348647'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/agostino-la-lomia-un-gattopardo-nella_24.html' title='&quot;Agostino La Lomia. Un Gattopardo nella terra del Parnaso&quot;'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-nVtBidp05Ks/SwfxmywinuI/AAAAAAAAAFE/gGE1mLmtG1M/s72-c/copertina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-2130618931266029968</id><published>2009-11-24T07:14:00.000-08:00</published><updated>2011-09-09T02:33:25.651-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sciacca'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='«Il contadino dirigente»'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Messina Domenico'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Greco.Giovanni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Canicattì'/><title type='text'>IL CONTADINO DIRIGENTE - Presentazione di Giovanni Greco</title><content type='html'>S. Vaiana, &lt;em&gt;Il contadino dirigente. Domenico Messina nella storia del movimento sindacale, del cooperativismo e del Partito comunista di Canicattì e Sciacca&lt;/em&gt;, Avanzato Editore, 2008.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swv4vaHNWhI/AAAAAAAAAPw/5k555KQjTYM/s1600/il_contadino_dirigente_copertina.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407689270935509522" src="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swv4vaHNWhI/AAAAAAAAAPw/5k555KQjTYM/s200/il_contadino_dirigente_copertina.jpg" style="cursor: hand; display: block; height: 200px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 128px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swv4q4hN_eI/AAAAAAAAAPo/E5WYsZZicJU/s1600/il_contadino_dirigente_pag.9_(greco).jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407689193198321122" src="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swv4q4hN_eI/AAAAAAAAAPo/E5WYsZZicJU/s200/il_contadino_dirigente_pag.9_(greco).jpg" style="cursor: hand; display: block; height: 200px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 132px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swv4hTCaUeI/AAAAAAAAAPg/X4_Y3jBLUHY/s1600/il_contadino_dirigente_pag.10_(greco).jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407689028518171106" src="http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swv4hTCaUeI/AAAAAAAAAPg/X4_Y3jBLUHY/s200/il_contadino_dirigente_pag.10_(greco).jpg" style="cursor: hand; display: block; height: 200px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 132px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giovanni Greco&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-2130618931266029968?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/2130618931266029968/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/il-contadino-dirigente-presentazione-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/2130618931266029968'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/2130618931266029968'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/il-contadino-dirigente-presentazione-di.html' title='IL CONTADINO DIRIGENTE - Presentazione &lt;em&gt;di Giovanni Greco&lt;/em&gt;'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swv4vaHNWhI/AAAAAAAAAPw/5k555KQjTYM/s72-c/il_contadino_dirigente_copertina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-6278269233088917369</id><published>2009-11-24T07:03:00.000-08:00</published><updated>2009-11-24T07:24:04.703-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sciacca'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='«Il contadino dirigente»'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Messina Domenico'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iannicelli Giuseppe'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Canicattì'/><title type='text'>"Testimonianza" su Domenico Messina di Giuseppe Iannicelli</title><content type='html'>Scritto pubblicato in S. Vaiana, &lt;em&gt;Il contadino dirigente. Domenico Messina nella storia del movimento sindacale, del cooperativismo e del Partito comunista di Canicattì e Sciacca&lt;/em&gt;, Avanzato Editore, 2008.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swv2dwS9WdI/AAAAAAAAAPY/75VAlgajqhI/s1600/il_contadino_dirigente_copertina.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 128px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swv2dwS9WdI/AAAAAAAAAPY/75VAlgajqhI/s200/il_contadino_dirigente_copertina.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407686768629471698" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swv2X2yHxdI/AAAAAAAAAPQ/8E8Xh8Su5-8/s1600/il_contadino_dirigente_pag.95_(iannicelli).jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 133px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swv2X2yHxdI/AAAAAAAAAPQ/8E8Xh8Su5-8/s200/il_contadino_dirigente_pag.95_(iannicelli).jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407686667291575762" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swv2Qu3bbbI/AAAAAAAAAPI/GN1n_zsy1F4/s1600/il_contadino_dirigente_pag.96_(iannicelli).jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 132px; height: 200px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swv2Qu3bbbI/AAAAAAAAAPI/GN1n_zsy1F4/s200/il_contadino_dirigente_pag.96_(iannicelli).jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407686544907267506" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giuseppe Iannicelli&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-6278269233088917369?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/6278269233088917369/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/testimonianza-su-domenico-messina-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/6278269233088917369'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/6278269233088917369'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/testimonianza-su-domenico-messina-di.html' title='&quot;Testimonianza&quot; su Domenico Messina &lt;em&gt;di Giuseppe Iannicelli&lt;/em&gt;'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swv2dwS9WdI/AAAAAAAAAPY/75VAlgajqhI/s72-c/il_contadino_dirigente_copertina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-6159383827874261364</id><published>2009-11-24T06:50:00.000-08:00</published><updated>2009-11-24T08:45:54.131-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sciacca'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='«Il contadino dirigente»'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Messina Domenico'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Guadagnino Diego'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Canicattì'/><title type='text'>LE PAROLE POGGIATE SULLA REALTA' di Diego Guadagnino</title><content type='html'>Scritto pubblicato in S. Vaiana, &lt;em&gt;Il contadino dirigente. Domenico Messina nella storia del movimento sindacale, del cooperativismo e del Partito comunista di Canicattì e Sciacca&lt;/em&gt;, Avanzato Editore, 2008.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swv0eoJuWzI/AAAAAAAAAPA/IFkMp-WzOZo/s1600/il_contadino_dirigente_copertina.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 128px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swv0eoJuWzI/AAAAAAAAAPA/IFkMp-WzOZo/s200/il_contadino_dirigente_copertina.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407684584599870258" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swv0YqgSZAI/AAAAAAAAAO4/PK8ZKOBY_vs/s1600/il_contadino_dirigente_pag.81_(guadagnino).jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 132px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swv0YqgSZAI/AAAAAAAAAO4/PK8ZKOBY_vs/s200/il_contadino_dirigente_pag.81_(guadagnino).jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407684482152162306" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swv0LunkrdI/AAAAAAAAAOw/YSYpHSgsKUo/s1600/il_contadino_dirigente_pag.82_(guadagnino).jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 131px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swv0LunkrdI/AAAAAAAAAOw/YSYpHSgsKUo/s200/il_contadino_dirigente_pag.82_(guadagnino).jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407684259918163410" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swv0EdoQFdI/AAAAAAAAAOo/8fmDqJvQ7yA/s1600/il_contadino_dirigente_pag.83_(guadagnino).jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 131px; height: 200px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swv0EdoQFdI/AAAAAAAAAOo/8fmDqJvQ7yA/s200/il_contadino_dirigente_pag.83_(guadagnino).jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407684135098521042" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swvz9l8le5I/AAAAAAAAAOg/CObvV4PrJls/s1600/il_contadino_dirigente_pag.84_(guadagnino).jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 131px; height: 200px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swvz9l8le5I/AAAAAAAAAOg/CObvV4PrJls/s200/il_contadino_dirigente_pag.84_(guadagnino).jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407684017072208786" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Diego Guadagnino&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-6159383827874261364?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/6159383827874261364/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/le-parole-poggiate-sulla-realta-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/6159383827874261364'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/6159383827874261364'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/le-parole-poggiate-sulla-realta-di.html' title='LE PAROLE POGGIATE SULLA REALTA&apos; di Diego Guadagnino'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swv0eoJuWzI/AAAAAAAAAPA/IFkMp-WzOZo/s72-c/il_contadino_dirigente_copertina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-3467556255919145475</id><published>2009-11-24T06:31:00.000-08:00</published><updated>2009-11-24T07:27:14.794-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sciacca'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='«Il contadino dirigente»'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Messina Domenico'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Marino Giuseppe Carlo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Canicattì'/><title type='text'>IL CONTADINO DIRIGENTE di Salvatore Vaiana - Prefazione di Giuseppe Carlo Marino</title><content type='html'>S. Vaiana, &lt;em&gt;Il contadino dirigente. Domenico Messina nella storia del movimento sindacale, del cooperativismo e del Partito comunista di Canicattì e Sciacca&lt;/em&gt;, Avanzato Editore, 2008.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swvx9o2YuuI/AAAAAAAAAOY/8fapLhGcOlI/s1600/il_contadino_dirigente_copertina.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 128px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swvx9o2YuuI/AAAAAAAAAOY/8fapLhGcOlI/s200/il_contadino_dirigente_copertina.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407681818828258018" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwvwM8WgC7I/AAAAAAAAANw/ZIc4jhIeZhw/s1600/il_contadino_dirigente_pag.11_(marino).jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 132px; height: 200px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwvwM8WgC7I/AAAAAAAAANw/ZIc4jhIeZhw/s200/il_contadino_dirigente_pag.11_(marino).jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407679882738011058" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwvxNtkwkuI/AAAAAAAAAOQ/mR0_39MvMNc/s1600/il_contadino_dirigente_pag.12_(marino).jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 130px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwvxNtkwkuI/AAAAAAAAAOQ/mR0_39MvMNc/s200/il_contadino_dirigente_pag.12_(marino).jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407680995462779618" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwvxGTzkcwI/AAAAAAAAAOI/DKQLY_yF3e4/s1600/il_contadino_dirigente_pag.13_(marino).jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 130px; height: 200px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwvxGTzkcwI/AAAAAAAAAOI/DKQLY_yF3e4/s200/il_contadino_dirigente_pag.13_(marino).jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407680868286493442" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swvw-hGTvwI/AAAAAAAAAOA/DNPUKOOWEMc/s1600/il_contadino_dirigente_pag.14_(marino).jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 132px; height: 200px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swvw-hGTvwI/AAAAAAAAAOA/DNPUKOOWEMc/s200/il_contadino_dirigente_pag.14_(marino).jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407680734415798018" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwvwqPL47zI/AAAAAAAAAN4/jKSC_xH0dTw/s1600/il_contadino_dirigente_pag.15_(marino).jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 130px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwvwqPL47zI/AAAAAAAAAN4/jKSC_xH0dTw/s200/il_contadino_dirigente_pag.15_(marino).jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407680386009984818" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giuseppe Carlo Marino&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-3467556255919145475?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/3467556255919145475/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/il-contadino-dirigente-prefazione-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/3467556255919145475'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/3467556255919145475'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/il-contadino-dirigente-prefazione-di.html' title='IL CONTADINO DIRIGENTE di Salvatore Vaiana - Prefazione &lt;em&gt;di Giuseppe Carlo Marino&lt;/em&gt;'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swvx9o2YuuI/AAAAAAAAAOY/8fapLhGcOlI/s72-c/il_contadino_dirigente_copertina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-6357558013318533362</id><published>2009-11-23T13:02:00.000-08:00</published><updated>2011-09-13T13:32:30.897-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='«Una storia siciliana fra Ottocento e Novecento»'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Curto don Fausto'/><title type='text'>UNA STORIA SICILIANA FRA OTTOCENTO E NOVECENTO - Recensione di don Fausto Curto</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swr5a9nJbaI/AAAAAAAAANQ/JPd3cct7ssU/s1600/nonsoloagricoltura_n.1.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407408544222375330" src="http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swr5a9nJbaI/AAAAAAAAANQ/JPd3cct7ssU/s200/nonsoloagricoltura_n.1.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 146px;" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;em&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;Pubblicato su "Nonsoloagricoltura" n. 1, 1999.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con piacere ho potuto studiare un’opera storica scritta con tanta attenzione e interesse dal prof. Salvatore Vaiana. È un lavoro che fa onore alla nostra scuola e ci conforta in parte per l’assenteismo della nostra gente per la storia degli avi. Per noi canicattinesi (il Prof. è di Prizzi) è un rimprovero, un incitamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il periodo illustrato va dalla metà dell’Ottocento al primo ventennio del Novecento e illustra la storia di Barrafranca e dintorni. In fondo è la lotta fratricida di due famiglie (Bonfirraro e Giordano) che trascinano il popolo e lo fanno quasi risvegliare dal suo torpore. Nessuna delle due famiglie avrà la vittoria, ma il popolo si aprirà all’associazionismo dei Fasci, delle casse rurali, delle Banche popolari di assistenza contro l’usura. Tra le mosse della massoneria e del socialismo si svolgono le ricerche intense, accuratissime, tutte segnalate da un’infinità di note: deve essere stato un lavoro faticoso e certamente appassionato. Il noto sociologo gesuita Ennio Pintacuda ha presentato il tutto esprimendo ammirazione e plauso sull’insieme pur sollevando qualche nota un po’ critica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ripeto! Ci troviamo di fronte a un lavoro prezioso che ci spinge a congratularci con l’Autore e a chiedergli che, conclusa questa fatica, si dedichi a ricerche su Canicattì, cui d’altra parte, spesso si accenna nella pubblicazione su Barrafranca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Prof. Salvatore Vaiana ha tutte le doti per farci meglio conoscere la storia del nostro paese. Auguri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;&lt;em&gt;Don Fausto Curto&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-6357558013318533362?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/6357558013318533362/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/una-storia-siciliana-fra-ottocento-e_23.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/6357558013318533362'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/6357558013318533362'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/una-storia-siciliana-fra-ottocento-e_23.html' title='UNA STORIA SICILIANA FRA OTTOCENTO E NOVECENTO - Recensione &lt;em&gt;di don Fausto Curto&lt;/em&gt;'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swr5a9nJbaI/AAAAAAAAANQ/JPd3cct7ssU/s72-c/nonsoloagricoltura_n.1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-6355101671890466482</id><published>2009-11-23T12:54:00.000-08:00</published><updated>2011-09-13T15:22:01.055-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Emeroteca'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Musica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nonsoloagricoltura'/><title type='text'>"CENNI STORICI SULLA BANDA"</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swr3hkj0YgI/AAAAAAAAANI/dvZS_ynCEYw/s1600/nonsoloagricoltura_n.1.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407406458733355522" src="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swr3hkj0YgI/AAAAAAAAANI/dvZS_ynCEYw/s200/nonsoloagricoltura_n.1.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 146px;" /&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;Pubblicato su "Nonsoloagricoltura" n. 1, periodico dell'IPSAA "Livatino" di Canicattì, 1999).&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La banda, per consolidata tradizione, è il complesso musicale composto da strumenti a fiato (flauti, oboe, clarinetti, sassofoni, corni, cornette, trombe, tromboni, flicorni, tube) e a percussione (timpani, tamburo, cassa, piatti e batteria) che di solito si esibisce all’aperto. Essa esegue brani musicali di diverso genere ed è uno dei mezzi popolari di diffusione della musica. Si distingue una banda civile, costituita da enti pubblici (es. la banda di Naro) o, raramente, da società private (es. la banda di Canicattì), e una banda militare (es. le bande dell’esercito).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le origini della banda sono da ricercare nelle musiche militari dei popoli antichi (barbari, Romani ecc.) i cui eserciti usavano complessi strumentali con diversi tipi di trombe e di tamburi come mezzo di incitamento alla guerra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I primi complessi di suonatori di banda risalgono al 1200 ed erano alle dipendenze dei Comuni e delle corti principesche italiane, ma le prime bande in senso moderno si costituirono in Germania tra il 1300 e il 1400 e raggiunsero man mano diffusione grazie all'apparire di nuovi strumenti e ai perfezionamenti apportati a quelli già esistenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1500, alcune truppe, come quelle francesi e svizzere, avevano annessi dei reparti di strumentisti organizzati rigidamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1700, la banda ebbe in Europa uno slancio decisivo e così molti noti compositori scrissero per essa diverse musiche. Alla base di quello sviluppo vi fu l’ordinamento delle bande militari tedesche di Federico II. In Francia, durante la Rivoluzione, la banda della guardia nazionale era impiegata spesso nelle feste civiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell'Ottocento, la banda ebbe una ricca fioritura (Germania, Francia, Belgio, Regno delle Due Sicilie ecc.) e fu impiegata nel teatro lirico (Lucia di Lammermoor di Donizetti, Norma di Bellini, Don Carlos di Verdi ecc.). In Sicilia le celebri bande e fanfare erano costituite dietro autorizzazione ministeriale ed erano organizzate a livello comunale e provinciale. L’ultimo Regolamento borbonico sulle bande musicali fu quello del 22 aprile 1841, che abbiamo trovato inserito in una comunicazione dell’Intenden-te conte di Capaci indirizzata ai sottintendenti e ai Sindaci, e pubblicata nel febbraio del 1857 sul “Giornale della In-tendenza della Provincia di Girgenti”. Tale Regolamento stabiliva norme molto rigide: imponeva ai membri del corpo bandistico l’obbligo di «far parte della guardia urbana del comune» cui la banda apparteneva. Chi contravveniva, infine, al Regolamento era sottoposto al decreto 24/11/1827 sulle guardie urbane. Il Regolamento, in sostanza, riflette molto il clima poliziesco instaurato dal Maniscalco, il celebre Direttore della polizia borbonica su cui il patriota canicattinese Vincenzo Macaluso, vittima delle galere del decadente regime borbonico, ebbe parole molto dure. Dopo alcuni anni di stasi, in Italia si formarono numerose bande comunali tra cui quella di Canicattì e di Roma. La banda di Canicattì fu fondata, secondo gli studiosi Alfonso e Giovanni Tropia, nel 1868 dal maestro Montelepre e ne furono primi direttori il maestro Giuseppe Ginex e il sostituto Salvatore Russo. Dal 1885 la banda di Roma fu diretta da Alessandro Vessella che la compose di 80 strumentisti divisi in famiglie. Il Vessella dotò la banda di un ottimo repertorio contenente trascrizioni da opere classiche e sue famose composizioni. Le altre bande comunali italiane si adeguarono nel tempo ai riusciti criteri di Vessella.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia, il nuovo secolo si aprì con la riorganizzazione delle le bande militari (1901). In quegli anni a Canicattì vi era una «banda musicale privata» che, come riferiscono i citati fratelli Tropia, era «sussidiata dal municipio». In Sicilia, fino agli anni sessanta, le bande ebbero una discreta diffusione e riscuotevano enorme successo di pubblico, testimonianza ne è il seguente articolo tratto da una rarissima rivista, “L’amico del bandista”: «Il Gran Concerto Bandistico di S. Stefano di Camastra (Messina) bene inquadrato e artisticamente diretto dal valente M. Vincenzo Cecere forte della partecipazione di solisti di primissimo ordine, tra cui il napoletano Prof. Salvatore Sarnataro e di una imponente massa di ottimi esecutori, ha scorrazzato per tutta la Sicilia facendosi ovunque ammirare per il comportamento e strabiliando i pubblici per l’impeccabilità delle sue esecuzioni. Nella prossima stagione questo concerto si ripresenterà al pubblico, sempre sotto la direzione del M. Cecere e con una compagine di esecutori molto più selezionata».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi la secolare tradizione della banda civile che dà concerti nei giorni festivi nella piazza centrale del paese si è estinta ed è una spiacevole perdita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;_________________________ &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;D O C U M E N T O&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;PER LE BANDE MUSICALI&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;(22 APRILE 1841)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Off. Car 1. - N. 2032 – 9 Febbraro&lt;br /&gt;Ai signori Sottintendenti, e Sindaci&lt;br /&gt;OGGETTO Si chiama in osservanza il regolamento per le bande musicali&lt;br /&gt;SIGNORI&lt;br /&gt;S. E. il Luogotenente Generale con ministeriale del 7 stante, Dipart. di Polizia, car. 1 N. 1272 mi scrive il seguente:&lt;br /&gt;«Il Regolamento del 22 aprile 1841 stabilisce le norme per le bande musicali.&lt;br /&gt;Esso però per quanto si è avuto luogo a rilevare in qualche provincia rimane in assoluta dimenticanza, di talché in questa parte del Real servizio lungi di osservarsi da tutti una norma, si va a misura de’ casi adottando o provocando quella disposizione che più credesi conveniente.&lt;br /&gt;Non sembrandomi conducente una ulteriore tolleranza in questa disformità di servizio, io ricorderò qui innanti le disposizioni che si contengono in quel regolamento, e prego lei ad inculcarne da sua parte la più esatta esecuzione.&lt;br /&gt;Art. 1. Allorché dopo la ministeriale autorizzazione viene composta una banda musicale tutti i componenti di questa debbono far parte della guardia urbana del comune cui la banda appartiene ricevendone ogni individuo la rispettiva patente.&lt;br /&gt;Art. 2. Nella patente rilasciata al capo della banda verranno additati i nomi di tutti i componenti di essa, colla indicazione dell’età e della professione di ognuno e vi sarà apposto un numero progressivo conforme all’ordine cronologico dell’autorizzazione ottenuta da ciascuna banda della provincia, dovendo questo numero cominciare dalla più antica e terminare alla più recente.&lt;br /&gt;Art. 3. Nel caso che una banda si rechi da un comune all’altro, il capo dovrà presentarsi al funzionario di polizia, e farsi riconoscere, mostrando la patente.&lt;br /&gt;Art. 4. Trovandosi nello stesso luogo più di una banda, la più antica avrà la precedenza giusta il numero progressivo apposto alla patente del capo banda e di cui si è parlato nell’articolo precedente.&lt;br /&gt;Art. 5. Quando in un medesimo luogo sieno due bande appartenenti a province diverse avrà la precedenza la banda della provincia nella quale si trovano.&lt;br /&gt;Art. 6. Le patenti degl’individui componenti la banda (le quali verranno rilasciati gratis) dovranno rinnovarsi in ogni anno, al quale oggetto le patenti antiche saranno dal funzionario di polizia locale inviate all’Intendente della provincia.&lt;br /&gt;Art. 7. Ogni qualvolta occorrerà fare alcun cambiamento d’individui in una banda, ciò non si potrà senza esserne precedentemente dimandato, ed ottenuto il permesso dall’Intendente della provincia in una colla patente del novello ammesso.&lt;br /&gt;Art. 8. Gl’individui componenti la banda volendo vestirsi di una divisa, non potranno di altro fare uso che di quella superiormente approvata, il di cui modello trovasi presso l’Intendente della provincia rispettiva.&lt;br /&gt;Art. 9. Non potrà la banda recarsi in altra provincia ancorché fosse limitrofa, senza permissione dell’Intendente della provincia propria, e di quello nella quale intende recarsi.&lt;br /&gt;Art. 10. Ove facciano parte della banda individui minori di anni 21 costoro saranno annotati, come memoria alla fine de’ piedilista della guardia urbana per farne a somiglianza degli altri, parte subitoché toccheranno l’anno ventunesimo.&lt;br /&gt;Art. 11. I controventori a ciò ch’è prescritto nel presente regolamento perderanno la facoltà di far parte della banda oltre alle pene, che a seconda dei casi po-tessero meritare, in conformità di ciò che è prescritto col decreto del 24 novembre 1827 sulle guardie urbane».&lt;br /&gt;Ed io lo partecipo alle SS. LL. per lo esatto adempimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’intendente&lt;br /&gt;CONTE DI CAPACI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Segretario Generale&lt;br /&gt;Filippo Minolfi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;&lt;em&gt;N.B. - Alcune raccolte del “Giornale della Intendenza della Provincia di Girgenti” si possono consultare presso l’Archivio comunale di Canicattì annesso alla Biblioteca comunale.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;_________________________ &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;LE PAGINE DI NONSOLOAGRICOLTURA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwvLMNv2B3I/AAAAAAAAANY/sjVQXXBKdzs/s1600/nonsoloagricoltura_n.1_p.45.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407639188297615218" src="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwvLMNv2B3I/AAAAAAAAANY/sjVQXXBKdzs/s200/nonsoloagricoltura_n.1_p.45.jpg" style="cursor: hand; display: block; height: 200px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 136px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwvLVLGZvQI/AAAAAAAAANg/x8BQGTRnp6A/s1600/nonsoloagricoltura_n.1_p.46.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407639342205746434" src="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwvLVLGZvQI/AAAAAAAAANg/x8BQGTRnp6A/s200/nonsoloagricoltura_n.1_p.46.jpg" style="cursor: move; display: block; height: 200px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 138px;" unselectable="on" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwvLb4-OiQI/AAAAAAAAANo/ZlD-LQvrmAo/s1600/nonsoloagricoltura_n.1_p.47.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407639457598703874" src="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwvLb4-OiQI/AAAAAAAAANo/ZlD-LQvrmAo/s200/nonsoloagricoltura_n.1_p.47.jpg" style="cursor: hand; display: block; height: 200px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 135px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;Salvatore Vaiana&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;img height="96px" src="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwvLVLGZvQI/AAAAAAAAANg/x8BQGTRnp6A/s200/nonsoloagricoltura_n.1_p.46.jpg" style="filter: alpha(opacity=30); left: 436px; mozopacity: 0.3; opacity: 0.3; position: absolute; top: 2812px; visibility: hidden;" width="66px" /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-6355101671890466482?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/6355101671890466482/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/cenni-storici-sulla-banda-di-salvatore.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/6355101671890466482'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/6355101671890466482'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/cenni-storici-sulla-banda-di-salvatore.html' title='&quot;CENNI STORICI SULLA BANDA&quot;'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swr3hkj0YgI/AAAAAAAAANI/dvZS_ynCEYw/s72-c/nonsoloagricoltura_n.1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-8408437920910104877</id><published>2009-11-22T11:03:00.000-08:00</published><updated>2009-11-22T11:25:51.713-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Strage di Canicattì'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='«La Sicilia delle stragi»'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Marino Giuseppe Carlo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Canicattì'/><title type='text'>La strage di Canicattì in “La Sicilia delle stragi” di Giuseppe Carlo Marino</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwmQDKU4fWI/AAAAAAAAAJY/ZnwgRDXiz6I/s1600/La_Sicilia_delle_stragi_(intervento_di_G.C._Marino).jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 150px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwmQDKU4fWI/AAAAAAAAAJY/ZnwgRDXiz6I/s200/La_Sicilia_delle_stragi_(intervento_di_G.C._Marino).jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407011211620941154" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Intervento del prof. G. C. Marino alla presentazione del libro "La Sicilia delle stragi" a Canicattì il 18 gennaio 2008.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ringrazio gli organizzatori della manifestazione, i presenti, coloro che hanno svolto delle splendide relazioni su questo libro, che mi appartiene in quanto regista di un’operazione culturale che vuole essere un’operazione civile di riscrittura della storia della Sicilia, una riflessione della storia della Sicilia da un punto di vista dal quale non era mai stata studiata: le sofferenze tragiche del popolo siciliano che ha subito le stragi. Questo è il senso, anche al di là di quella che è la mia produzione sull’argomento, la “Storia della mafia”, per esempio, che qualcuno forse ha letto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’attenzione è rivolta alla dinamica del fenomeno e anche all’eventualità di subire accuse di antisicilianismo che, peraltro, mi sono state rivolte da colleghi vicini e assai stimabili. Questo volume dimostra almeno la credibilità della linea interpretativa che ho seguito ai fini di una valorizzazione della cultura siciliana come cultura “trafitta”, come cultura “crocifissa”, dalle classi dirigenti che si sono susseguite e che purtroppo hanno rappresentato il potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta di un libro che gode di un già rilevante successo per la bontà dei lettori siciliani e dei lettori di tutt’Italia, sicché quelle che qui vedete sono le ultime copie di un’edizione quasi esaurita, mentre l’editore sta provvedendo a inviare alla tipografia per la stampa una nuova edizione riveduta e corretta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ un dato da rilevare con soddisfazione il fatto che adesso, proprio in virtù della buona sorte di questo libro, anche la strage di Canicattì, il tragico accadimento di questo vostro paese, sia d’ora innanzi conosciuto da molti lettori di tutt’Italia. Gran parte del merito spetta soprattutto all’ottimo, illuminante, ricco saggio di Salvatore Vaiana. Non è la prima volta che Vaiana contribuisce in modo decisivo a creare un’attenzione scientifica sulla storia di Canicattì, spesso in ambito regionale, ma questa volta, si può ben dire, in ambito nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, va detto, la strage di Canicattì non è l’unica di cui si parli nel libro. Addirittura nella cronologia finale, scritta da un mio allievo che si chiama Mario Siragusa, si ripercorre questo itinerario della sofferenza del popolo siciliano che ha subito le violenze dal potere dal Settecento ai nostri giorni: una cronologia che chiarisce quanto questa storia sia stata lunga nel tempo, un tempo molto più che secolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche a volerci limitare soltanto all’ultimo periodo, che è quello su cui si soffermano gli autori del libro (il periodo storico che va dall’Ottocento ai nostri giorni), le stragi sono state moltissime. Tuttavia i caduti, in termini di mero computo quantitativo, non sono stati in Sicilia così numerosi da creare una situazione minimamente comparabile con quella alla quale ci sta abituando la cronaca di questi terribili anni del nuovo Millennio. La sola strage a seguito dell’attentato terroristico alle Twin Tower, a New York, ha provocato circa 3.000 morti. Invece, tutte le stragi siciliane, dall’Ottocento al Novecento, per numero di morti sono al di sotto di quelle che si sono registrate e purtroppo continuano a registrarsi in paesi come l’Afghanistan, l’Iraq e la Palestina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però, le stragi siciliane hanno una specificità (su questa specificità ho fortemente insistito) sul lungo percorso del dramma del potere in Sicilia dall’Ottocento ai nostri giorni. Che cosa, riferendomi a tale specificità, ho tentato di capire e che cosa ritengo d’avere capito? Mi è parso di capire e di poter scrivere che le stragi siciliane (siciliane, appunto, perché compiute in Sicilia) rappresentano e concretizzano tutta la perfidia della tradizione dei ceti dominanti dell’isola. Ben più che le altre stragi accadute nel mondo, quelle siciliane sono stragi perfide, calcolate, strategiche, non necessariamente sanguinose. Anche il calcolo dei morti fa parte del calcolo, della perfidia di queste stragi. L’importante è realizzarle con l’obiettivo di impaurire quelli che i mandanti considerano loro nemici e di creare, al di là della stessa paura provocata dall’evento, un clima di terrore, possibilmente da stabilizzare, da rendere continuativo. Sono, pertanto, delle stragi che ubbidiscono a una molto sofisticata intuizione della potenza dominatrice della paura. Quindi, per dirla con altre parole, stragi che, nel creare la paura, tendono a renderla dilagante in modo da irretire le forze che contrastano il potere. Questa è la strategia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di chi è la responsabilità? Io voglio spendere una parola a favore delle forze dell’ordine, dell’esercito. Ma voi ve lo immaginate un tenentino di Cuneo che spara contro i contadini di Canicattì, lui un poveraccio del Nord, messo a far da aguzzino di altri poveracci? Purtroppo questo è spesso accaduto: poveracci mobilitati con le armi contro altri poveracci. Allora, mi direte, il responsabile è lo Stato? No. Normalmente la dinamica dei fatti rispondeva ad una precisa strategia dei potenti locali (i notabili, gli ottimati, i loro fidaci complici mafiosi) per indurre quel soldato del Nord, il povero tenentino di Cuneo, a sparare, in difesa di un “ordine” (ovvero di un assetto sociale) che proprio loro e soltanto loro, appunto i potenti locali, ritenevano minacciato da una qualsiasi, pur appena accennata e blanda, iniziativa popolare per la giustizia sociale. Badate, questa operazione venne condotta in Sicilia – e il libro lo documenta – fin dai tempi dei Fasci siciliani, che furono anche i tempi della repressione di quei Fasci, di quelle organizzazioni popolari. Di solito, come funzionavano le cose? Si svolgevano nelle piazze dei paesi e delle città delle manifestazioni di lotta dei cosiddetti “fascianti”. Manifestazioni di lotta sostanzialmente pacifiche, che al massimo avrebbero potuto impressionare per le loro parole d’ordine di protesta, per la foga di un’opposizione alle ingiustizie che, naturalmente, conteneva anche la forza profonda di un’opposizione politica ai ceti dominanti. Ed era proprio quest’opposizione politica quel che si voleva ad ogni costo bloccare, dalle postazioni dei cosiddetti “galantuomini” rinserrati nei così detti “Casini dei nobili”. E come la si bloccava? Si creavano le condizioni perché la forza di riscatto sociale implicita in tale elementare opposizione politica finisse per turbare davvero l’ordine pubblico. L’operazione era tanto semplice quanto perfida: di solito si infiltravano nelle manifestazioni popolari le famose guardie campestri (che erano degli sgherri al servizio dei “galantuomini”, dei mafiosi o degli “amici degli amici”). Guardie campestri di tale natura erano sempre presenti nelle manifestazioni dei Fasci siciliani represse dalla forza pubblica. Il compito dell’infiltrato, ovvero del provocatore, della “guardia campestre” tra la folla, era normalmente quello di attaccare la polizia o, almeno, di creare le condizioni che facessero temere una prossima degenerazione della protesta popolare in azioni eversive. Era ben facile che in tali situazioni il tenentino si spaventasse, che avvertisse un’emergenza da contrastare, temendo egli stesso di esserne coinvolto con rischi per la sua vita. Così, spaventato, ordinava il fuoco e faceva fuoco. Di solito accadeva così. La responsabilità era allora dello Stato? Sì, nel senso di una mera responsabilità “tecnica” dei carabinieri o della polizia o dell’esercito di fronte ad una situazione avvertita come minacciosa per il cosiddetto ordine. Ma i veri responsabili erano quelli che aizzavano al turbamento dell’ordine pubblico; erano appunto gli infiltrati. Di tutto questo ci sono le prove. Basta leggere i documenti per quanto riguarda i Fasci siciliani e la dinamica che ho descritto si evidenzia con chiarezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A me sembra cha anche la strage di Canicattì, accaduta a tanti anni di distanza dall’età dei Fasci siciliani, sia da spiegarsi tenendo presente la continuità nell’isola di tale specifica dinamica dello stragismo siciliano. Anche per merito della lucida analisi di Salvatore Vaiana, essa assume un rilevo particolare nel libro di cui qui stiamo parlando. Non è impressionante il numero dei morti: appena quattro. Ma è assai importante nella strategia culturale e storiografica del libro perché sintetizza con un’agghiacciante evidenza proprio i caratteri della strage di Stato che non è strage di Stato: strage per un verso casuale, che, però, in realtà, è l’esito di una provocazione “interna” che la determina, che la produce. Tanto è vero che – l’ha ricordato l’avvocato Guadagnino – se ne fece risalire la responsabilità alle stesse vittime. Incredibile! no? Ma per quanto questo fosse incredibile si tentò di accreditarlo come verità, sicché gli imputati del relativo processo sarebbero stati i capi del popolo che era sceso in piazza a manifestare per l’applicazione di una legge (quella sull’imponibile di manodopera) che i “galantuomini” rifiutavano. Gli imputati furono sia assolti che condannati. Condannati per avere turbato l’ordine pubblico in una domenica vicina al Natale, ma assolti relativamente al reato di strage. Quindi, comunque colpevoli, anche se non stragisti! Ma chi erano i responsabili della strage? Sembrò poco interessante tentare di trovarli. L’importante per la “giustizia” di quei tempi era che i nemici dell’ordine, quei pericolosi “rossi”, andassero in galera. E andarono infatti in galera (o se ne sottrassero a stento con dolorose avventure), affinché si accreditasse l’idea che gli avversari dei “galantuomini” e dei notabili mafiosi erano tutti dei pericolosi eversivi, potenzialmente responsabili di terribili azioni stragiste. Quindi, il giudizio del tribunale, fu soprattutto un giudizio “politico”, di una politica funzionale agli interessi dei potenti, come è stato giustamente rilevato dall’avvocato Guadagnino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concludiamo, ritornando sui punti centrali della mia riflessione. I responsabili delle stragi accadute in Sicilia – non solo di quella di Canicattì, per quanto quella di Canicattì riassuma lo stragismo siciliano in modo esemplare – sono stati nel tempo, anni dopo anni, i ceti dirigenti siciliani. Ora, per il tramite della carabina del carabiniere, ora per il tramite del fucile del poliziotto, i veri responsabili delle stragi sono sempre stati loro, i ceti dominanti insieme al loro seguito organico di mafiosi, i potenti che hanno sempre temuto i processi di trasformazione e di rinnovamento della società siciliana. Quindi, in definitiva, a sparare contro i siciliani sono sempre stati altri siciliani. È questa la specificità delle stragi siciliane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo la Riforma agraria – il filmato di Ottavio Terranova ce l’ha sinteticamente spiegato – ha cambiato parecchie cose, ha creato le condizioni per una trasformazione di cui anche il vostro territorio costituisce un’importante e significativa testimonianza, seppure adesso minacciata dalla crisi che sta investendo drammaticamente l’Italia intera. Le lotte per la riforma agraria hanno certamente contribuito ad eliminare questa maledizione della storia siciliana: la maledizione per cui dei siciliani sparano su altri siciliani. Infatti, la riforma agraria ha smantellato il latifondo e ha annientato i latifondisti con il loro esercito di gabelloti e di “guardie campestri”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo è vero che alla vecchia mafia legata ai “baroni” si è poi sostituita la mafia di città con il suo apparato di borghesia mafiosa. Di qui, l’altra strage, la “strage lunga” analizzata nel libro, compiuta di recente da Cosa Nostra. E al fondo di tale “strage lunga” sono ancora ravvisabili le perfide alleanze tra la mafia e i “notabili” della politica, ovvero tra una certa Sicilia del malaffare e un certo Stato di classe, nemico della giustizia. Però va anche detto che le lotte democratiche hanno ampiamente inciso sui rapporti fra Stato e cittadini in Sicilia e li hanno modificati in meglio. La magistratura che condannò il nostro amico Acquisto a sette anni di galera era una magistratura asservita al potere politico. Le lotte popolari hanno reso possibile non soltanto la liberazione di tanta gente dall’oppressione dei ceti dominanti tradizionali, ma hanno reso possibile anche la liberazione dei ceti intellettuali dal potere di una statualità nemica della democrazia e nemica della libertà. Hanno reso possibile la formazione di una magistratura che oggi, probabilmente, non condannerebbe il signor Acquisto, tanto è vero che è una magistratura capace di condannare addirittura un Presidente della Regione. Ecco, quindi, quel che va riconosciuto: molta strada si è fatta. E questo libro vuole essere anche un libro di speranza sulla possibilità di fare avanzare ancora più avanti, verso il progresso, verso una profonda “riforma intellettuale e morale” la nostra Sicilia. Ed è un libro aperto perché ciascuno lo può integrare ed è chiamato ad integrarlo con le sue riflessioni e, se vuole, con le sue critiche, che saranno sempre benvenute e che sono anzi esplicitamente richieste. Intanto vi ringrazio per la vostra attenzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giuseppe Carlo Marino&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* &lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;(Trascrizione dell’intervento a cura di Salvatore Vaiana)&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-8408437920910104877?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/8408437920910104877/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/la-strage-di-canicatti-in-la-sicilia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/8408437920910104877'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/8408437920910104877'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/la-strage-di-canicatti-in-la-sicilia.html' title='La strage di Canicattì in “La Sicilia delle stragi” &lt;em&gt;di Giuseppe Carlo Marino&lt;/em&gt;'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwmQDKU4fWI/AAAAAAAAAJY/ZnwgRDXiz6I/s72-c/La_Sicilia_delle_stragi_(intervento_di_G.C._Marino).jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-1667611677259538200</id><published>2009-11-22T10:46:00.000-08:00</published><updated>2011-09-13T11:50:14.835-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sena.Vincenzo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Strage di Canicattì'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Canicattì'/><title type='text'>Strage del 21 dicembre 1947, “Voglio intervenire anch’io” di Vincenzo Sena</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrorBytQ8I/AAAAAAAAALo/6YSFn8R0_-M/s1600/vincenzo_sena.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407390128524837826" src="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrorBytQ8I/AAAAAAAAALo/6YSFn8R0_-M/s200/vincenzo_sena.jpg" style="float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 144px;" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mio malgrado, devo intervenire anch’io sulla strage di Canicattì del 21 dicembre 1947. Mio malgrado, perché non ho mai accettato le provocazioni fasciste - questo mi sembra infatti, la “sparata” della “fiamma” locale, ripresa da quella nazionale, la quale attribuisce la colpa di quella tragedia ai cosiddetti “comunisti stalinisti” del tempo -; e perché mi sembra totalmente immotivata storicamente, priva di fondamenti “documentali” e solo, quindi, frutto di un giudizio politico squallido, come chi lo ha espresso, a vanvera, ma con cognizione di causa, per gettare discredito su bravi ed onesti lavoratori, il cui unico scopo allora era di avere un lavoro sicuro e adeguatamente retribuito.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;Adeguatamente, per modo di dire, perché, per quanto ricordi, i salari di allora erano di “fame”, molto saltuari, cioè, se il tempo era bello e permetteva di andare nei campi e totalmente in mano agli agrari, i padroni, che facevano il bello e il cattivo tempo, scegliendo spesso chi volevano e scartando i “pericolosi comunisti”, vale a dire i più sindacalizzati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Essendo stato anch’io un “quasi” testimone oculare di quei fatti e del clima del tempo, credo di poter parlare, e liberamente e confutare, senza possibilità di smentita, quel giudizio sommario, “senza giudizio”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avevo undici anni (quasi dodici) e proprio quel giorno, avendo visto un film al cinema Sociale, solo una mezz’oretta prima, sono passato tra la folla che si assiepava come sempre in Corso Umberto e ricordo benissimo quanta povertà, miseria e fame c’era ancora tra la maggior parte della popolazione canicattinese, anche se erano passati 4 anni dalla fine della guerra fascista. E soprattutto, quanto precario fosse il lavoro delle campagne per i braccianti agricoli che quando non lavoravano non avevano una lira per mangiare. Altro che non potere arrivare alla terza decade, come succede ora per tanti miseri salari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre, per quel giorno non ricordo che ci fosse un clima d’assedio della città, a causa dello sciopero, come si dice in quell’intervento – si circolava regolarmente e ricordo che si andava e veniva dalla campagna liberamente. E poi gli strascichi della guerra ancora non erano stati superati e lo stato di indigenza, di precarietà lavorativa, dalle nostre parti, durò fino a tutti gli anni sessanta, quando i flussi emigratori consentirono a migliaia e migliaia di compaesani di trovare un lavoro e migliori condizione di vita altrove, e con le rimesse iniziarono a impiantare vigneti, la cui risorsa trasformò queste zone da zone povere a zone “ricche”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Falso, anche, che quei giorni furono giorni di sommossa politica volta a sovvertire il sistema per far venire “baffone” in Italia, come sostengono i fascisti, e falso che senza la volontà provocatrice dei “lavoratori canicattinesi” di volere spargere sangue per la “rivoluzione” (!!,) non sarebbe successa quella carneficina. Bisogna essere stati all’interno del sindacato o molto vicini ad esso per sapere quanto legalitaria sia sempre stata fin dall’inizio la sua azione “politica” e il suo metodo di lotta rivendicativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una cosa che non mi convince, infine, in questa querelle sono le domande che si pone Diego Lodato nel suo intervento sulla strage, apparso sul sito “solfano”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Storico, a mio giudizio, di “razza”, che ha scritto alcuni significativi e seri libri sulla storia di Canicattì, Diego Lodato, compagno mio di scuola alle medie – poi non ci siamo più visti, perché ha fatto i suoi studi in seminario e ci siamo reincontrati come “compagni” di passeggiate, prima, e colleghi di scuola, dopo, all’Istituto Tecnico – in questo intervento sembra scrivere per “commissione”, - incrinando così la sua vocazione di studioso “serio” e “scientificamente” attendibile –, questo quando si chiede, per esempio, «Come mai il sindaco comunista era assente "per impegni personali di lavoro", in quel giorno di sciopero generale? Non doveva essere lui il primo a dare l'esempio e scioperare? Come era uscito dalla città, se le vie d'accesso erano state bloccate? Come "avrebbe potuto evitare il peggio, per il suo forte carisma", se fossero stati altri a sparare?»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io non sono uno “storico”, ma uno che di storia un po’ si intende e mi sembra che si tratta di domande banali le cui risposte, almeno le prime due, insinuano “malignità” un po’ deboli di significato, sia politico che storico: mi sembrano ininfluenti al fine di dimostrare la volontà premeditata di fare scoppiare la strage da parte dei “comunisti stalinisti”, perché ciò soprattutto è solo affermato e non dimostrato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io ricordo anche, se non mi sbaglio, questa volta, ma non dovrei sbagliarmi perché al cinema, da ragazzo, ci andavo solo una volta ogni domenica, e quindi era possibile che, proprio non pensando che potesse scoppiare una rivolta e perché sembrava che tutto potesse continuare come nei due giorni “pacifici” precedenti – lo sciopero fu proclamato per tre giorni e per i motivi dell’imponibile di lavoro, non perché, lo ribadisco, si rovesciasse il governo, per imporre “baffone” - il sindaco Cigna – che ricordo pure come persona rispettosa della legge e della democrazia – aveva deciso di recarsi a Gela “per impegni personali di lavoro”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la domanda sulle vie d’accesso bloccate, come ho detto prima, se queste erano bloccate lo erano di mattina e nei giorni feriali, e non di domenica, che al lavoro, anche allora non ci andava nessuno, soprattutto tra i braccianti. E allora si facevano i “picchetti” per non far passare la gente che andava in campagna per lavoro o per “informarli” dei loro diritti).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domande, quindi, “ideologiche”, non storicamente fondate. Strano per uno storico che ci sia cascato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domande “ideologiche” e infondate anche le successive, che tendono a gettare una luce sinistra e subdolamente “denigratoria” su quelle tragiche vicende di lotte sindacali, anche se finirono inaspettatamente coll’assumere un significato “politico”, soprattutto a causa delle mani misteriose e “oscure” che hanno iniziato la sparatoria da dietro le persiane. Che vuol dire «La sua arringa - di Lelio Basso, difensore degli accusati - impostata sulla "fame" si rivelò assai debole. Se la fame era tale e tanta, come mai a Delia, Serradifalco, Castrofilippo, Racalmuto, etc. se ne stettero tutti tranquilli?»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A me sembra ovvio. Per una serie di motivi. Perché, primo, i livelli di sindacalizzazione, allora come oggi, non erano uguali in tutti i paesi, anche limitrofi e vicinissimi. Secondo, quello che a Canicattì fece scoppiare la tragedia, in quei paesi non c’è stato; Canicattì era una piazza, anche allora, molto importante per i cosiddetti “datori di lavoro” di quel tempo, abituati durante i fascismo a fare i prepotenti, per accettare l’imponibile lavorativo in un grosso centro come il nostro. Terzo, infine, il fatto che i “moti” ci furono solo in alcuni centri e non in altri, sta a dimostrare, contro l’ideologia che c’è dietro queste insinuazioni, che non ci fu volontà sovversiva e politica, ma si trattò solo di dimostrazioni rivendicative di tipo sindacale, finite male, tragicamente, ma per mano altrui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;Vincenzo Sena &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-1667611677259538200?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/1667611677259538200/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/strage-del-21-dicembre-1947-voglio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/1667611677259538200'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/1667611677259538200'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/strage-del-21-dicembre-1947-voglio.html' title='&lt;strong&gt;Strage del 21 dicembre 1947, “Voglio intervenire anch’io”&lt;/strong&gt; &lt;em&gt;di Vincenzo Sena&lt;/em&gt;'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrorBytQ8I/AAAAAAAAALo/6YSFn8R0_-M/s72-c/vincenzo_sena.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-6224584032036338523</id><published>2009-11-22T10:30:00.000-08:00</published><updated>2011-09-13T15:06:08.360-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Strage di Canicattì'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ficarra Luigi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Canicattì'/><title type='text'>RIFLESSIONI IN MERITO ALLA DISCUSSIONE SUI FATTI DEL 21 DICEMBRE 1947 A CANICATT di Luigi Ficarra</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrpCku9uxI/AAAAAAAAALw/gx-tC1vvlH4/s1600/luigi_ficarra.JPG"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407390533041371922" src="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrpCku9uxI/AAAAAAAAALw/gx-tC1vvlH4/s200/luigi_ficarra.JPG" style="cursor: hand; float: left; height: 150px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Le tesi esposte recentemente da alcuni scrittori di Canicattì, in particolare da Diego Lodato e Gabriella Portalone, l’uno storico locale, l’altra professoressa universitaria, sono essenzialmente le seguenti.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Lodato: La manifestazione del 21.12.’47 dei braccianti, mezzadri e contadini poveri di Canicattì non fu originata dalle condizioni di disoccupazione e miseria delle masse popolari e dall’adesione cosciente al grande movimento di massa sviluppatosi allora in tutta l’isola, bensì - egli dice, sposando acriticamente in toto la posizione di un interessato e culturalmente limitato anticomunista di quel tempo - dal preordinato disegno di fare (sadicamente) violenza, di “far scorrere sangue”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Portalone: sostiene in pratica la stessa tesi, dicendo che i lavoratori non scesero in lotta contro gli agrari, aderendo alla manifestazione regionale con l’obbiettivo di una loro emancipazione economica-sociale-culturale, per capovolgere cioè la loro secolare condizione di subordinazione e di miseria, ma furono essenzialmente strumentalizzati solo al fine di un tentativo di rivolta, contro il potere politico, da parte dei socialcomunisti. E’ in fondo quel che da prima aveva affermato uno storico locale, anch’egli di destra (Angelo La Vecchia), quando scriveva che il 21 dicembre 1947 “la piazza era dominata dalle sinistre che preludevano alla conquista del potere….. all’avvento di Stalin”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Portalone, pur riconoscendo in un primo momento che vi era allora a Canicattì un “proletariato … con una forte coscienza di classe, che aveva inasprito (con le lotte) i contrasti con una borghesia (agraria) timorosa che dopo il fascismo potesse resuscitare il fantasma della rivoluzione bolscevica”, riduce poi contraddittoriamente, con capovolgimento ideologico, la grande manifestazione di massa del 21 dicembre ‘47 all’«inizio di una contrapposizione frontale tra comunisti e Chiesa».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torna in fondo il vecchio adagio reazionario secondo il quale i lavoratori non possono avere, come tali, un’elevata coscienza politica e se scendono in lotta lo fanno perché strumentalizzati da altri. Basti pensare come il potere politico (Crispi), per combattere e tentare di distruggere nell’opinione degli italiani e soprattutto della piccola borghesia isolana, che pur ne era attratta, il grande movimento di massa dei Fasci dei lavoratori siciliani, ricorse finanche al falso, sostenendo la tesi che, non le condizioni economico-sociali erano alla base del movimento di lotta, ma un complotto rivoluzionario di vertice organizzato pure in collusione con una potenza straniera. (Il famoso falso storico del patto di Bisacquino fra i dirigenti dei Fasci e rappresentanti della Francia). E per fare solo un altro esempio, è utile riandare con la memoria al grandioso movimento di lotta dei contadini tedeschi nella terza decade del secolo XVI, movimento originato dalle condizioni di miseria ed abbrutimento allora esistenti, e leggere i discorsi contro di esso svolti da Martin Lutero, alleato con i principi ed il potere costituito, il quale rappresentava i contadini come preda del demonio ……; demonio che nel tempo di cui ci stiamo occupando si dirà, da parte degli ecclesiastici cattolici, essersi incarnato nei “truci” comunisti e nei socialisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per comprendere la situazione politica generale ed in particolare le condizioni economico-sociali delle masse lavoratrici a Canicattì e nell’isola in quel tempo, condizioni che costituivano il fondamento materiale dell’agitazione, vanno tenuti presenti alcuni punti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo studi compiuti all’epoca dall’INEA, nel ’46-’47 duecentoottantadue (282) ricchi proprietari possedevano il 10,6% della terra (superficie agraria e forestale) e solo circa mille famiglie di redditieri avevano in mano circa un terzo di tutta la terra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’erano allora in Sicilia 257.073 lavoratori agricoli (braccianti) che non avevano neppure un lembo di terra e costituivano il 38,8% della forza lavoro attiva dedita all’agricoltura; e c’era nel contempo una massa di contadini poveri, di numero pari ai braccianti (un altro 38% circa della popolazione agricola attiva), che possedevano piccolissimi appezzamenti di terreno, sufficienti alla bisogna di una persona non certo di una famiglia. (Nella Sicilia occidentale c’erano zone in cui la concentrazione della proprietà fondiaria arrivava anche al 90%; - e a Canicattì, come è noto, poche famiglie di ricchi agrari, i Gangitano, Caramazza, Lombardo, Cucurullo, etc., possedevano, ognuna, parecchi feudi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la seconda guerra mondiale, la Sicilia ha un’emigrazione tale da porla, tra le regioni italiane, come seconda subito appresso alla Calabria. Vi furono circa 21.000 emigrati nel triennio 1946-‘48 per paesi transoceanici, cifra che poi viene quasi raggiunta nel solo 1950. Ed alla quale va sommata la numerosa e vasta emigrazione per il Nord Italia ed il resto d’Europa. Da Canicattì tantissimi lavoratori (braccianti e contadini poveri, i più intraprendenti, fra i 15 ed i 40 anni), con la valigia di cartone, chiusa con uno spago, emigrarono in quegli anni, e lo fecero costretti dalla disoccupazione e dalla miseria, non certo per diporto, come potrebbe sostenere qualcuno che ho più sopra citato. – Altro che invenzione di un’inesistente miseria!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’era la memoria storica, vivissima a Canicattì, del movimento dei Fasci dei lavoratori siciliani, cui partecipò da giovane pure Guarino Amella, ma ci fu anche un fatto di primaria ed eclatante importanza, mai accaduto nella storia passata della Sicilia, nella quale per ben circa sette secoli aveva dominato l’ordinamento feudale: per la prima volta la legge era dalla parte dei lavoratori ed essi infatti chiedevano l’applicazione del decreto Gullo n. 311 del 19.10.’44 che stabiliva la ripartizione sino al 60% del prodotto per i mezzadri ed il resto ai concedenti. Come hanno ben osservato alcuni storici, si rovesciarono le parti e furono ora i ricchi agrari, assistiti dai loro grossi e cavillosi avvocati, a porre in discussione la sovranità della legge (vs. sul punto Nino Sorgi, “Lotte contadine in Sicilia”, in “Il Ponte, maggio 1959); e con l’intervento diretto della mafia, con cui essi in quel tempo apertamente colludevano, usarono ogni mezzo per tentare di non rispettarla. (Emblematici furono a Canicattì i due ripetuti attentati mafiosi al grande dirigente sindacale Antonio Mannarà fra la fine del ’46 e l’inizio del ’47 e numerose furono le prevaricazioni, le violenze e le minacce esercitate dalla criminale organizzazione «cosa nostra» pure nei confronti di singoli lavoratori; sono ancora vive nella memoria popolare le violenze esercitate dalla mafia in quel periodo, anche con le mitragliatrici, al momento della spartizione del prodotto, in moltissimi feudi, fra i quali qui ricordiamo solo quelli di Sparacogna e Mangiaricotta di Ravanusa, e quello del barone più ricco di Petralia Soprana, dove non si divideva “50 e 50” secondo i patti di Corleone del 1893, ma come prima: 1/3 al mezzadro e 2/3 al proprietario, oltre gli oneri di origine feudale, e solo dopo molte dure lotte, nel ’47, i mezzadri riuscirono a dividere secondo la legge Gullo). Si calcola che in Sicilia circa il 60% dei 100.000 e più coloni parziari esistenti in quegli anni presero parte alle vertenze sindacali per l’applicazione del decreto Gullo n. 311 del ’44. Vasta fu pure la lotta dei fittavoli, circa 80.000, per l’applicazione della riduzione del 30% del canone disposta da un altro decreto dello stesso Gullo. Ed interessò mezza Sicilia la lotta, sviluppatasi fra il ’45 ed il ’47 per l’assegnazione delle terre incolte e mal coltivate, ai sensi del decreto Gullo n. 279 del ’44; lotta nella quale scesero in prima fila i braccianti ed i contadini poveri, seguiti da gran parte della popolazione e specie con la partecipazione diretta di operai dell’industria edile e mineraria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ebbene, la partecipazione a queste lotte fece crescere una coscienza politica e sindacale nuova fra i lavoratori, che si ponevano ora come soggetti e non più mero oggetto d’uso del padrone, secondo la rivoluzionaria formulazione data da Hegel nella “Fenomenologia dello spirito”, là ove tratta dell’opposizione «servo-padrone». A Canicattì, dove c’era una estesa e capillare organizzazione sindacale, la partecipazione alle suddette lotte investì l’intero paese; ed essendovi pure una forte borghesia agraria, capace anche di investimenti notevoli nel settore delle Banche, dura fu la reazione, con l’appoggio aperto e dichiarato della mafia, non tollerandosi, per la difesa dei propri interessi economici di classe e per la conservazione del correlativo dominio, che i lavoratori, un tempo servilmente sottomessi, alzassero la testa e facessero valere con giusto orgoglio la loro conquistata autonomia. (Nel bel libro di Giuliana Saladino “Terra di rapina”, si ricorda quanto ebbe a dire un mafioso in quel tempo nell’agrigentino, dove la stessa Saladino operò politicamente : “La legge! La legge! Vi siete fottuti la testa con questa legge. La legge qua l’abbiamo fatta noi, da che mondo e mondo”. Erano invero terrorizzati, assieme ai loro mandanti, gli agrari, che la situazione si ribaltasse).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Portella delle Ginestre la banda Giuliano e la mafia, con il beneplacito del ministro degli Interni dell’epoca, come più volte ebbe a testimoniare Li Causi (e come sostengono Sandro Provvisionato, in Misteri d'Italia, Laterza 1994, e Carlo Ruta, nel libro Il binomio Giuliano Scelba, Rubbettino 1995), compirono il 1° maggio del 1947, poco dopo la vittoria delle sinistre all’Assemblea regionale, una strage, uccidendo undici manifestanti, compresi due bambini. E secondo quanto sostenuto dallo storico Nicola Tranfaglia e da Casarrubea, sulla base di accurate e documentate ricerche, detta strage è da attribuire, oltre che alle dirette pressioni fatte sulla mafia dai latifondisti siciliani, anche all’intervento dei fascisti della X Mas di Iunio Valerio Borghese, contattati dai servizi segreti USA, i quali erano preoccupati dell'avanzata comunista e socialista. (Illuminante è al riguardo il messaggio inviato il 1° maggio 1947 dal segretario di Stato Usa all’ambasciatore a Roma, in cui, fra l’altro, egli si dice molto preoccupato della “vittoria elettorale comunista in Sicilia”).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ebbene, proprio a Canicattì, dove c’era e c’è una potente organizzazione criminale mafiosa, l’intervento della mafia contro il movimento sindacale, specie nel ’47 ed in particolare in occasione della manifestazione del 21 dicembre, fu pesante e manifesto. (Ne parla espressamente Angelo La Vecchia, dicendo che tutta la forza della mafia era quel giorno all’interno del circolo degli agrari, armata e pronta ad intervenire; ed indirettamente ne fa fede anche l’attestazione fatta in merito dall’arciprete Vincenzo Restivo). Il saggio di Vaiana sia su questo punto che su quello relativo all’intervento certo, anche armato, dei fascisti dell’Uomo Qualunque contro i lavoratori, è molto preciso e puntuale e non mi risulta sia stato smentito con argomentazioni e dati di fatto in contrario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c’è dubbio che non può ritenersi una visita turistica e-o amorosa quella compiuta a Canicattì, ospite del barone La Lomia, da un capo indiscusso della mafia dell’epoca, Lucky Luciano, fra aprile e giugno del ’47. Egli, invero, “liberato” per ricompensa dal carcere (vs. sul punto Saverio Lodato, “Sicilia in prima pagina”), era stato mandato dalle autorità Usa in Sicilia nel 1945-46 per organizzare un intervento politico di tutta la mafia. Intervento che a Canicattì, va ripetuto, fu molto pesante, causando anche vittime fra i lavoratori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Va a questo punto ricordato che dal novembre 1946 al 18 aprile 1948 il terrorismo mafioso anticontadino si manifestò con un ritmo incalzante, con una media di due morti ammazzati al mese; e si sviluppò senza ostacoli, grazie ad un’operosa e vigile inefficienza delle forze dell’ordine e della magistratura del tempo. I grandi agrari ed i gabelloti mafiosi si muovevano invero con assoluta disinvoltura e, grazie al clima politico interno ed internazionale, non ci furono condanne contro gli esecutori ed i mandanti degli efferati numerosi assassinii di sindacalisti e contadini - (vs. la prefazione di Gian Carlo Caselli a “&lt;em&gt;Le foibe della mafia&lt;/em&gt;” di Ursetta, 2005).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ultima notazione a proposito della manifestazione del 21 dicembre 1947. Le giornate di lotta organizzate in tutta la regione, compresa quindi quella di Canicattì, avevano come obiettivo la realizzazione e l’applicazione dell’imponibile di mano d’opera. Non era una rivendicazione bolscevica, come sembrano pensare gli storici più sopra citati, ma l’attuazione di quanto sostenuto da Alcide De Gasperi con la sua proposta di legge del 1946, che imponeva ai latifondisti di assumere mano d’opera disoccupata in proporzione all’estensione dei loro possedimenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Osservo infine che leggendo quanto scrive Diego Lodato in merito alla difesa svolta da Lelio Basso, nel 1952 al processo di Agrigento, per Mannarà Antonio e gli altri imputati, viene spontaneo pensare che non l’abbia ponderata con attenzione. Avrebbe altrimenti conosciuto come Basso distrugge con argomenti logici inconfutabili il tipo di argomentazioni apportate da Diego Cigna, che egli, Lodato, ha ritenuto di dover invece fare proprie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Circa detta difesa, che invito tutti a leggere e studiare con diligenza e cura, non aggiungo altro a quanto riportato nel saggio di Salvatore Vaiana. Mi limito qui a richiamare l’attenzione sul punto relativo all’inquietante assoluzione in sede istruttoria dell’imputato reo confesso Carusotto, il quale ebbe a dichiarare con chiarezza al magistrato di avere sparato il 21 dicembre contro i lavoratori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Padova 13 gennaio 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;luigi ficarra&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-6224584032036338523?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/6224584032036338523/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/riflessioni-in-merito-alla-discussione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/6224584032036338523'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/6224584032036338523'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/riflessioni-in-merito-alla-discussione.html' title='RIFLESSIONI IN MERITO ALLA DISCUSSIONE SUI FATTI DEL 21 DICEMBRE 1947 A CANICATT di Luigi Ficarra'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrpCku9uxI/AAAAAAAAALw/gx-tC1vvlH4/s72-c/luigi_ficarra.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-8814593872667407566</id><published>2009-11-22T10:18:00.000-08:00</published><updated>2009-11-23T10:47:12.822-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Strage di Canicattì'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='«La Sicilia delle stragi»'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Canicattì'/><title type='text'>La presentazione del libro "La Sicilia delle stragi" a Canicattì</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrPMoYWJuI/AAAAAAAAAJw/JJkj0nulsmQ/s1600/la_sicilia_delle_stragi_(locandina).jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 132px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407362118516614882" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrPMoYWJuI/AAAAAAAAAJw/JJkj0nulsmQ/s200/la_sicilia_delle_stragi_(locandina).jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Il 18 gennaio 2008 si è svolta a Canicattì, nella sala-convegni di palazzo Stella, la presentazione de “La Sicilia delle stragi”, voluminoso libro di diversi autori, affidato dalla Newton Compton alla esperta regia del prof. Giuseppe Carlo Marino, docente di Storia contemporanea della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Palermo e autore di numerosi saggi storici fra cui due best seller, “Storia della mafia” e “I padrini”, tradotti in diverse lingue.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hanno riempito la suggestiva sala-convegni numerosi invitati, cui è stato distribuito un acuto intervento scritto dall’avvocato Luigi Ficarra, un canicattinese residente a Padova e fratello di Angelo Ficarra, uno degli autori del libro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A dare rilievo all'atteso appuntamento culturale c’erano gli operatori e i giornalisti di TV Europa e Tele Radio Canicattì, i corrispondenti locali del “Giornale di Sicilia” e de “La Sicilia” e, infine, il direttore del sito web Ilpuntodue.it prof. Vincenzo Sena, che nei giorni precedenti aveva contribuito ad animare il dibattito sulla strage con un intervento pubblicato su Internet.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dei relatori erano assenti Italo Tripi, segretario regionale della CGIL, impegnato a Roma in importanti trattative sindacali con il Governo, ma rappresentato da Antonio Riolo, e la prof.ssa Gabriella Portalone. L’assenza della professoressa di Canicattì, docente di storia contemporanea all’Università di Palermo, ha privato il dibattito di una importante voce dialettica, forse discordante con quella degli intervenuti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A stimolare il dibattito c’era comunque il giornalista Mimmo Iacono, nella veste di moderatore, che ha ricordato ai relatori la chiave di lettura delle responsabilità dei lavoratori basata sulle sentenze emesse nei tre gradi di giudizio: «La verità processuale per tre sentenze condannò di fatto gli esponenti del sindacato. I contadini non furono condannati per strage, ma qualcuno, l’ha ricordato Riolo, si fece nove, dieci anni di galera. Quindi c’è una verità processuale che probabilmente, che sicuramente stride con altre verità, con la verità, per esempio, che è stata portata avanti dall’arringa difensiva di quel processo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la proiezione dell’interessante e seguito filmato sulla riforma agraria presentato dal suo autore Ottavio Terranova e i saluti, anche a nome del Sindaco, dell’assessore Rizzo, è iniziata la serie degli interventi, di cui riportiamo di seguito alcune sintesi e stralci significativi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Col professore Renda», dice Antonio Riolo, «abbiamo finito di pubblicare [...] una conversazione» nella quale «si parla di Canicattì, di quella strage, di che cosa significò la repressione poliziesca e giudiziaria del siciliano Mario Scelba». «Io posso dire, e debbo dire a nome della CGIL siciliana,» aggiunge il sindacalista nella parte più importante del suo intervento «che noi abbiamo lanciato l’idea di riaprire molti di quei processi - che furono processi vergognosi - con le carte alle mani». «I processi alle intenzioni di staliniana memoria facevano orrore, orripilanti al tribunale della storia», «ma i processi manomessi, con le istruttorie artatamente manomesse come era quella di Canicattì» sono «un’ingiustizia che va riparata». La CGIL, informa Riolo, che fra l'altro dirige l'ufficio giuridico del sindacato, «è impegnata per potere rivedere […] anche sul piano giudiziario i processi, perché il bisogno della verità è legato al bisogno della giustizia, e un paese è libero nel momento in cui verità e giustizia si sposano.»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’avvocato Diego Guadagnino, dopo aver messo in rilievo il duplice significato «politico e culturale» del libro del prof. Marino, ha svolto il suo intervento tecnico-giuridico sulle incongruenze della sentenza della Corte di Assise di Agrigento e sui tanto citati tre gradi di giudizio che, avendo derubricato l’accusa di strage e ridotto significativamente la pena per oltraggio a pubblico ufficiale, hanno fatto, di fatto, crollare la parte più consistente del castello accusatorio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Salvatore Vaiana, autore del saggio “La strage di Canicattì”, ha prima rilevato come la strage, lungi dall’essere stata il frutto della provocazione di rivoltosi comunisti, fu il punto culminante di una catena di violenze commesse dagli agrari e dalla mafia locali ai danni del movimento contadino che, dopo secoli di sfruttamento subito dai padroni della terra, a partire dall’organizzazione del locale Fascio dei Lavoratori si svegliava e lottava per reclamare dei sacrosanti diritti. Ha poi respinto le recenti critiche al saggio da parte di alcuni scrittori locali confutando, da un lato, la tesi secondo cui in quel 21 dicembre del ’47 non vi fu una manifestazione per il lavoro e contro la fame (che, secondo questa tesi, non c’era), e denunciando, dall’altro, i loro silenzi sia sulle armi del Circolo di compagnia (di cui parla invece l’arciprete Restivo) e sia sul fuoco delle guardie campestri che, fra l’altro, crivellò un portone che, racconta Gaetano Acquisto, nei giorni seguenti la strage venne trafugato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Angelo Ficarra, autore del saggio “Quel 21 dicembre 1947, memoria di una strage”, ha ribadito l’importanza della “Sicilia delle stragi” relativamente al recupero della memoria per la comunità canicattinese e in particolare per i suoi giovani. «Dopo sessant’anni - denuncia Ficarra - a questi caduti noi ancora non abbiamo [dedicato] una lapide che ce li ricordi. Ma non solo i tre compagni contadini morti, ma anche il carabiniere [morto per] fuoco amico. […] La classe dirigente di Canicattì, la borghesia, questa città non ha ricordato questi per quello che sono. Li ha rimossi. E questa rimozioni è segno anche di una loro debolezza, di una difficoltà. Ma è anche [segno] di una difficoltà che noi abbiamo avuto, sulla quale bisogna recuperare».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli interventi di Gaetano Acquisto e Antonio Insalaco, brevi ma emotivamente intensi, si sono soffermati entrambi su un protagonista di quegli anni pregiudizialmente ostile alla sinistra, che Lelio Basso aveva messo ben in rilievo nella sua arringa processuale: il maresciallo Alù.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’intervento conclusivo è stato del prof. Giuseppe C. Marino che ha inquadrato la strage nella dinamica delle stragi siciliane dai Fasci dei lavoratori alla Riforma agraria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;.............................&lt;span style="font-family:verdana;font-size:180%;"&gt;IMMAGINI&lt;/span&gt;.............................&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrQLxYPpkI/AAAAAAAAAJ4/gfQpFCLRiaM/s1600/0+terranova.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; DISPLAY: block; HEIGHT: 150px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407363203263866434" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrQLxYPpkI/AAAAAAAAAJ4/gfQpFCLRiaM/s200/0+terranova.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Intervento di Ottavio Terranova&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrQWU78rAI/AAAAAAAAAKA/l8vga0vo-QY/s1600/1+iacono.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; DISPLAY: block; HEIGHT: 150px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407363384607550466" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrQWU78rAI/AAAAAAAAAKA/l8vga0vo-QY/s200/1+iacono.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il moderatore Mimmo Iacono (a sinistra)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrQlbaHkPI/AAAAAAAAAKI/KlS6Vv5AP1I/s1600/2+rizzo.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; DISPLAY: block; HEIGHT: 166px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407363644042744050" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrQlbaHkPI/AAAAAAAAAKI/KlS6Vv5AP1I/s200/2+rizzo.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L'assessore al Comune di Canicattì Rizzo (il primo a sinistra)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrQuJodg5I/AAAAAAAAAKQ/dVK3pFwpWyE/s1600/3+riolo.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; DISPLAY: block; HEIGHT: 150px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407363793889887122" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrQuJodg5I/AAAAAAAAAKQ/dVK3pFwpWyE/s200/3+riolo.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Intervento di Antonio Riolo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrRBZ6y-LI/AAAAAAAAAKY/2rMTe5zxV_Y/s1600/4+guadagnino.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; DISPLAY: block; HEIGHT: 150px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407364124679272626" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrRBZ6y-LI/AAAAAAAAAKY/2rMTe5zxV_Y/s200/4+guadagnino.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Intervento di Diego Guadagnino&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrRI4TLlsI/AAAAAAAAAKg/rHVlMuY2P04/s1600/5+vaiana.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; DISPLAY: block; HEIGHT: 150px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407364253093697218" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrRI4TLlsI/AAAAAAAAAKg/rHVlMuY2P04/s200/5+vaiana.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Intervento di Salvatore Vaiana&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrRRHFcVyI/AAAAAAAAAKo/QosWieTRYp0/s1600/6+ficarra.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; DISPLAY: block; HEIGHT: 150px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407364394501560098" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrRRHFcVyI/AAAAAAAAAKo/QosWieTRYp0/s200/6+ficarra.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Intervento di Angelo Ficarra&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrRaKx4iRI/AAAAAAAAAKw/UX8QD--ci0g/s1600/7+acquisto.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; DISPLAY: block; HEIGHT: 150px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407364550112086290" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrRaKx4iRI/AAAAAAAAAKw/UX8QD--ci0g/s200/7+acquisto.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Gaetano Acquisto (il primo a sinistra)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrRhkvBQKI/AAAAAAAAAK4/UwAfhkRsifA/s1600/8+insalaco.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; DISPLAY: block; HEIGHT: 158px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407364677338480802" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrRhkvBQKI/AAAAAAAAAK4/UwAfhkRsifA/s200/8+insalaco.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Antonio Insalaco (il secondo in prima fila, a sinistra)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrRrabGpFI/AAAAAAAAALA/mGJZr1eWu14/s1600/9+marino.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; DISPLAY: block; HEIGHT: 150px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407364846369285202" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrRrabGpFI/AAAAAAAAALA/mGJZr1eWu14/s200/9+marino.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Intervento di Giuseppe Carlo Marino&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrRyq3jwII/AAAAAAAAALI/y_AXrWJLGcw/s1600/10+pubblico.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; DISPLAY: block; HEIGHT: 150px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407364971042685058" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrRyq3jwII/AAAAAAAAALI/y_AXrWJLGcw/s200/10+pubblico.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il pubblico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrR7_Y4tyI/AAAAAAAAALQ/-hzgw6Q1AYg/s1600/11+pubblico.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; DISPLAY: block; HEIGHT: 150px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407365131170002722" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrR7_Y4tyI/AAAAAAAAALQ/-hzgw6Q1AYg/s200/11+pubblico.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il pubblico&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-8814593872667407566?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/8814593872667407566/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/la-la-presentazione-canicatti-de-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/8814593872667407566'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/8814593872667407566'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/la-la-presentazione-canicatti-de-la.html' title='&lt;strong&gt;La presentazione del libro &quot;La Sicilia delle stragi&quot; a Canicattì&lt;/strong&gt;'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrPMoYWJuI/AAAAAAAAAJw/JJkj0nulsmQ/s72-c/la_sicilia_delle_stragi_(locandina).jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-713683487636719813</id><published>2009-11-22T08:20:00.000-08:00</published><updated>2011-09-13T15:23:12.849-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Emeroteca'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Movimento contadino'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nonsoloagricoltura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Canicattì'/><title type='text'>LOTTE CONTADINE E CRISI AGRARIA NELLA CANICATTÌ DEL PRIMO DOPOGUERRA</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swry6JyyLPI/AAAAAAAAAMo/FD3XIYqCYnY/s1600/nonsoloagricolturra_n.3.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407401383486958834" src="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swry6JyyLPI/AAAAAAAAAMo/FD3XIYqCYnY/s200/nonsoloagricolturra_n.3.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 140px;" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;em&gt;Pubblicato su "Nonsoloagricoltura" n. 3, 2004&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Nel primo dopoguerra, Canicattì, per la presenza di un valido gruppo di politici, parlamentari e intellettuali, di un numero di testate giornalistiche alto per un centro relativamente piccolo e per la sua posizione geografica, fu sede di dibattito politico e sindacale di livello regionale. L'8 giugno 1919, fu sede di un’importante assemblea della Federazione Agricola Siciliana, durante la quale venne deliberata l'adesione della Federazione alla Confederazione Generale del Lavoro e la partecipazione al Congresso nazionale di Bologna dei lavoratori della terra. Il 21 e 22 febbraio 1920, vi si svolse il terzo Congresso regionale giovanile socialista.&lt;br /&gt;La città fu anche attraversata da forti tensioni sociali, dalle lotte contro il caro viveri alle lotte per la terra.&lt;br /&gt;Fu infine centro di intenso dibattito e di proposta di alto profilo sulla questione del deleterio permanere del latifondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Che già nel 1919 l'espropriazione e la divisione del latifondo fosse ormai matura e una necessità improcrastinabile era nella coscienza di gran parte della sinistra canicattinese, dai socialriformisti di Francesco Macaluso ai socialisti dell’On. Domenico Cigna, ai radicali dell’On. Giovanni Guarino Amella.&lt;br /&gt;«L'espropriazione è nella coscienza universale» scrisse "il Dovere Nuovo" di Macaluso: «La questione del latifondo, che è ormai una pera matura, sarà risolta fra breve. La gran massa dei contadini vuole gettarsi al lavoro nella stessa sua patria ed impone l'espropriazione».&lt;br /&gt;Nonostante queste posizioni eversive del latifondo, Macaluso restava pur sempre un moderato, tanto che fu fra i promotori, assieme ai Gangitano (espressione locale del partito liberale) e ad altri, di un "Consorzio Agricoltori di Canicattì" che incitava al «risveglio dei piccoli proprietari». La prima riunione del Consorzio ebbe luogo nei locali del Municipio, la cui sala «era affollata di piccoli proprietari, burgiseddi, piccoli gabelloti e terragieri.&lt;br /&gt;«L'avv. Macaluso – si legge ancora su "Il dovere nuovo" - iniziò la sua conferenza, che è dedicata ai piccoli proprietari ai quali fa subito risalire il merito della vera ricchezza agricola. […] Parlando del progresso evolutivo agricolo si scaglia contro quanti accusano l'agricoltore siciliano di pigrizia, mentre la lenta evoluzione è dovuta al sistema di cultura, alla deficienza di credito agrario, alla mancanza di scuole agrarie, di pubblica sicurezza, di viabilità, di opere pubbliche rurali, di caseggiati etc.».&lt;br /&gt;Nella stessa riunione l'avv. Diego Gangitano pur riconoscendo la giustezza di qualche rivendicazione dei braccianti agricoli (ma non certo la divisione del latifondo) subordinò lo sviluppo alle esigenze dei piccoli proprietari strozzati dalla mediazione parassitaria dei gabelloti. Il Gangitano «si dice convinto della necessità della organizzazione perché, se è giusto che i contadini braccianti chiedono dei miglioramenti in rapporto al maggior costo della vita, è doveroso che i piccoli proprietari trovino i mezzi onde accontentarli facendo in modo che la produzione agricola sia resa libera da ogni inframmettenza di speculatori».&lt;br /&gt;Non aveva assolutamente torto comunque Macaluso sulla maturità dei tempi per una legge di riforma agraria che abolisse il latifondo. Per l'abolizione era anche, come vedremo, Guarino Amella.&lt;br /&gt;Nel contempo si sviluppava un forte movimento contadino di orientamento socialista che si diede delle solide strutture organizzative e degli organi di stampa, e che fu determinante nella vittoria elettorale che porto per un biennio i socialisti alla guida del Comune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. Immediatamente dopo la fine della guerra, fu costituita la “Lega proletaria”, aderente all’Associazione Nazionale Proletaria dei Combattenti. Essa ebbe il suo organo di stampa nel bollettino quindicinale “Il Combattente”, diretto da Vincenzo Guadagnino, cui successe “La Valanga”, che aveva come responsabile l’avv. Diego Racalbuto. Fu “Il Combattente” a dare lo storico annuncio della Costituzione della Camera del Lavoro di Canicattì, inaugurata ai primi di aprile.&lt;br /&gt;Nel corso del biennio 1919-'20, si sviluppò un forte movimento per l’applicazione dei decreti Visocchi e Falcioni sull’assegnazione ai contadini delle terre incolte o mal coltivate. Per l’applicazione di questi decreti, impedita dal blocco agrario-mafioso, in tante parti della Sicilia caddero Alfonso Canzio a Barrafranca, Giuseppe Rumore e Nicola Alongi a Prizzi e numerosi altri capilega. In occasione della commemorazione in Parlamento di Nicola Alongi, Guarino Amella, da una prospettiva di progressismo democratico-borghese, denunciò il latifondismo e i latifondisti assenteisti che armavano la mano dei gabelloti e dei campieri per impedire con la violenza lo sviluppo della Sicilia e individuò nella divisione del latifondo e nello sviluppo delle attività produttive la soluzione ai problemi dell'isola.&lt;br /&gt;Nonostante il diffuso clima di paura, nel novembre del '21 i contadini canicattinesi, organizzati dalla Camera del Lavoro, diretta da Diego Cigna, occuparono il latifondo di Grottarossa di proprietà della famiglia Cucurullo. E mentre centinaia di contadini con i loro aratri iniziavano a coltivare quei «terreni interrozziti» e «steppe desolate», i socialisti attraverso il loro giornale "Falce e Martello", diretto dal Cigna, incoraggiavano e sostenevano le occupazioni; ma l'intervento delle forze dell'ordine, voluto dai proprietari, mortificò le aspirazione dei contadini. A difesa dei loro latifondi i Cucurullo chiesero l'intervento dei fascisti locali, ma senza alcun esito positivo. Chi invece, animato dalle idee della Democrazia sociale - un minuscolo nuovo partito che appoggiava il governo Mussolini - criticò l'occupazione, parlando addirittura di «disastro di Grottarossa», fu Guarino Amella in un articolo pubblicato sul giornale "Il Fuoco" del 15 febbraio 1922.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. Guarino Amella, eletto per la seconda volta deputato, pronunciò alla Camera, nella seconda tornata del 6 maggio 1922, un discorso sulla trasformazione del latifondo e la colonizzazione interna in cui individuava nella «irregolare distribuzione della popolazione rurale» la causa prima del permanere del latifondismo; bisognava quindi «discentrare» la popolazione rurale creando «centri di abitazione nei latifondi che si vogliono colonizzare», e preoccuparsi maggiormente dei latifondi lontani, che rappresentano «il problema assillante della nostra economia agraria, la piaga sociale che bisogna curare». Da questa prospettiva egli criticò le posizioni del socialista Cammareri Scurti, che sosteneva «la necessità di non procedere al frazionamento del latifondo, ma di mantenerlo nella sua unità operandone solo il passaggio di proprietà dal latifondista alla collettività». Quest'ipotesi - disse Guarino Amella - «sarebbe come un esperimento, un'attuazione della socializzazione dei mezzi di produzione». Bisognava piuttosto puntare, aggiunse, sulla «unità di direzione tecnica affidata al Consiglio d’amministrazione dell'associazione dei varii piccoli proprietari del colonizzato latifondo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5. Dopo la sconfitta del movimento contadino e la proposta parlamentare di Guarino Amella, partì da Canicattì un'originale iniziativa dei proprietari terrieri, l'unica ormai possibile nel nuovo clima reazionario: la costituzione dell'Associazione per la difesa dell'Agricoltura Siciliana, «promossa da alcuni volenterosi» canicattinesi nella seconda metà del '23.&lt;br /&gt;Gli associati, pur essendo stati in prima linea nella lotta contro l’amministrazione socialista di Canicattì, guidata dall’avv. Rosario Livatino, dichiaravano di non essere un partito politico («la politica - così scrissero sul loro giornale - ci dividerebbe, mentre l'agricoltura ci unisce») e di desiderare solo lo sviluppo agricolo: «Noi vogliamo sollevare le sorti della Sicilia, vogliamo che questa nostra terra diventi fra le più produttive regioni d'Italia, ma vogliamo principalmente respirare».&lt;br /&gt;L'associazione si proponeva di espandersi oltre i confini municipali e pertanto si diede subito una adeguata struttura organizzativa aprendo un ufficio, eleggendo un "Comitato provvisorio" e pubblicando il bollettino "La Difesa Agraria".&lt;br /&gt;L’anno seguente, «la candidatura fascista del generale Luigi Gangitano» alle elezioni politiche chiariva inequivocabilmente lo “spirito liberale” della famiglia Gangitano e dell’agraria canicattinese coagulatasi nella presunta neutrale «Associazione per la difesa dell’Agricoltura Siciliana», della quale ora si chiariva il suo «pregiudizio di politica e di classe».&lt;br /&gt;Un anno ancora e le leggi “fascistissime” del regime avrebbero messo fine ad ogni tipo di lotta e dibattito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DOCUMENTO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il 20 novembre 1923, il Comitato Provvisorio dell'Associazione per la difesa dell'Agricoltura Siciliana rese noto un documento in cui chiariva la posizione dell'Associazione sulla crisi agraria di quegli anni:&lt;br /&gt;«La crisi agraria che avanza rapidamente minacciando di sconvolgere l'economia siciliana deve seriamente preoccupare tutti gli agricoltori che vivono colla terra e per la terra e deve stringerli insieme in un fascio forte e deciso allo scopo di difendere energicamente gli interessi agrari.&lt;br /&gt;Il basso prezzo del nostro grano abbandonato senza ombra di difesa nella pericolosa concorrenza coi grani americani; l'imposta sul vino che grava eccessivamente su una cultura che minaccia di non essere più redditizio per l'avvenire; l'assoluta inattività del mercato del mandorlo; la ormai prossima applicazione delle nuove tariffe catastali, ed infine la gravissima inconsulta imposta di R.M. sui redditi agrari applicata senza neppur lasciare al contribuente il legittimo diritto della difesa, hanno persuaso gli agricoltori che ormai è giunta l'ora in cui è necessario che il governo si decida a curare gli interessi agricoli facendo completa astrazione da ogni opportunità di indole politica.&lt;br /&gt;È pertanto nostro intendimento agire subito in questo senso sul governo sia a mezzo dei deputati siciliani sia invitando a Roma una rappresentanza di agricoltori dei vari paesi dell'isola perché illustrino a viva voce al Ministro competente le pericolose condizioni sulle quali versa la nostra agricoltura e sollecitino nel contempo i provvedimenti del caso.&lt;br /&gt;La nostra Associazione vuole, come si vede, raggiungere uno scopo puramente economico e cerca il maggior numero di adesioni senza riflettere alcun pregiudizio di politica e di classe.&lt;br /&gt;È necessario intanto agire d'urgenza e in ogni centro agricolo formare una sezione della nostra Associazione che raccolga il maggior numero di adesioni possibili: da questo numero trarremo le forze e la speranza del nostro successo».&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;SALVATORE VAIANA&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-713683487636719813?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/713683487636719813/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/lotte-contadine-e-crisi-agraria-nella.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/713683487636719813'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/713683487636719813'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/lotte-contadine-e-crisi-agraria-nella.html' title='LOTTE CONTADINE E CRISI AGRARIA NELLA CANICATTÌ DEL PRIMO DOPOGUERRA'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swry6JyyLPI/AAAAAAAAAMo/FD3XIYqCYnY/s72-c/nonsoloagricolturra_n.3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-7095230999845463759</id><published>2009-11-22T08:08:00.000-08:00</published><updated>2011-09-13T13:55:37.257-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nonsoloagricoltura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Canicattì'/><title type='text'>NUOVI LOCALI PER UNA SCUOLA D’AVANGUARDIA E FUNZIONALE ALL’ECONOMIA DEL CANICATTINESE</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrzbKyiBmI/AAAAAAAAAMw/_FgD_KGA0iQ/s1600/nonsoloagricoltura_n.1.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407401950690018914" src="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrzbKyiBmI/AAAAAAAAAMw/_FgD_KGA0iQ/s200/nonsoloagricoltura_n.1.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 146px;" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;Pubblicato su "nonsoloagricoltura" n. 1, Canicattì 1999.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora una volta l’IPSAA “R. Livatino” di S. Cataldo (CL) - sede coordinata di Canicattì è costretta a lanciare un ennesimo SOS per le condizioni di disagio didattico in cui si trova ad operare quotidianamente e da sempre. Un disagio derivante dall’inidoneità dei locali dell’Istituto: angusti, pericolosi per l’incolumità fisica di alunni ed operatori, carenti nel numero di aule necessarie per le attività didattiche, con impianti elettrici non a norma di legge, con carenza di servizi igienici, con una sala professori che è anche sala d’ingresso, bidelleria, sala di attesa della Direzione, biblioteca.&lt;br /&gt;Questa grave situazione produce un forte senso di malessere nell’utenza che nei mesi scorsi si è espresso in diverse forme di protesta studentesca. Il caso è approdato a TV Europa e a Tele Radio Canicattì con servizi giornalistici che hanno mostrato la fatiscente struttura.&lt;br /&gt;L’inefficienza dei locali contrasta fortemente con la presenza di un corpo docente motivato, che non lesina tempo per continuare nella realizzazione di un ambizioso progetto che, utilizzando le nuove possibilità offerte dall’autonomia scolastica, tende ad inserire la scuola nel tessuto produttivo del canicattinese attraverso la formazione di agrotecnici competenti.&lt;br /&gt;I docenti sono impegnati in diverse iniziative culturali e ricreative, integrative dell’iter formativo dei discenti: 1. educazione alla legalità, 2. cineforum, 3. educazione musicale (esiste già un gruppo musicale), 4. attività ludiche e sportive, 5. giornale di sede; e nello svolgimento, in “area di approfondimento”, di diverse tematiche culturali, di attualità e professionali: la storia della moneta dalle origini all’Euro; la storia di Canicattì attraverso i suoi monumenti; la carne ovina e caprina dall’alleva-mento al consumo (seguito dell’approfondimento dello scorso anno sulla carne bovina).&lt;br /&gt;Ma ciò che fa dell’Istituto “R. Livatino” una scuola d’avanguardia nell’istruzione professionale della provincia è la sua capacità di sperimentazione in diversi settori: lo scorso anno ci si è orientati verso le piante officinali e medicamentose (si è arrivati all’individuazione e alla raccolta di alcune piante spontanee), la coltivazione dei fiori (lilium, tulipani, nerine, iris), la liofilizzazione dei prodotti ortofrutticoli, la sperimentazione di prodotti base dell’uva Italia, le tipologie di mosto: muto, chiarificato, concentrato.&lt;br /&gt;Grazie alle due aziende annesse alla scuola e site una in c/d Carlino e l’altra in c/d Rabadao, in un territorio aziendale esteso in totale 11 Ha, i terreni di c/d Carlino vengono coltivati per 2 Ha a vigneto - uva da mosto e per altre 2 Ha ad oliveto, mentre i terreni di Rabadao sono per il momento solo seminativi. La produzione in questi campi aziendali è stata utilizzata per una originale attività di trasformazione che ha dato origine all’olio Bios e al vino Merum, grazie anche ai macchinari donati dall’ammini-strazione comunale di Canicattì. Dopo queste due gratificanti esperienze, quest’anno l’azienda arricchisce la sua attività confezionando l’aceto Vis, il miele e dei liofilizzati, grazie anche ad un liofilizzatore dato in donazione dal Consiglio d’Istituto. Insomma, quando si pone fiducia nelle potenzialità dei soggetti della scuola (studenti, docenti, non docenti) e si forniscono le strutture e gli strumenti necessari, la scuola risponde positivamente, con la dedizione al lavoro e con un alto grado di professionalità.&lt;br /&gt;Perché allora vanificare questo patrimonio di capacità progettuali e tecniche e di acquisite esperienze professionali in un momento in cui la nuova Amministrazione comunale sembra impegnata in una seria politica di programmazione, accompagnata da interessanti convegni sull’agricoltura (“Linee evolutive della cerealicoltura” del 28 novembre 1998, “Quale agricoltura per l’Europa del 2000” del 21 dicembre 1998), che pare privilegiare il settore considerato da tutti il settore trainante della nostra economia locale? L’utenza e gli operatori scolastici ritengono che in una “consulta comunale per l’agricoltura” dovrebbe avere spazio e voce una rappresentanza significativa dell’IPSAA “R. Livatino”. La nuova Amministrazione dovrebbe contribuire a potenziare questa scuola nella prospettiva di un nuovo sviluppo produttivo che, dopo 10 anni circa di crisi dell’Uva Italia, tenta una timida riconversione dalla monocoltura alla policoltura: ortocoltura e frutticoltura basata quest’ultima sulla produzione di uva e di pesche, cui si potrebbero aggiungere l’olivo e il mandorlo (produzioni, come si è detto, in progetto o già in fase di sperimentazione nelle due aziende della scuola) e ancora le susine, il fico d’india e il pistacchio; una produzione quindi che sia diversificata e destinata al mercato fresco e della trasformazione industriale. La scuola, se sarà incoraggiata, potrà fornire, utilizzando canali come le facoltà di Agraria dell’Università di Palermo e Catania e l’Istituto regionale “Vite e vino”, sperimentazione e agronomi sempre più competenti al produttore, che potrà così ottenere una produzione di qualità - con elevate ed originali caratteristiche organolettiche, un giusto stadio di maturazione, una “produzione pulita” e non solo attraente e gustosa - per potere garantire un prodotto che rientri nei rigidi standard fissati dalle normative nazionali e comunitarie. Si tratta, in estrema sintesi, di una rivoluzione produttiva che ormai si rende necessaria se si vuole entrare in un potenziale mercato europeo di 370 milioni di consumatori in cui, anche per effetto dell’Euro, aumenterà la concorrenza e quindi un miglioramento della qualità dei prodotti e una diminuzione dei prezzi.&lt;br /&gt;La nuova Amministrazione dovrebbe intanto svolgere un ruolo di pungolo nei confronti dell’Amministrazione provinciale di Agrigento per risolvere l’annoso problema degli inadeguati locali del-l’Istituto (tuttora, per queste carenze, non è possibile mettere in funzione l’aula degustazione vini, l’aula informatica, ecc.), e concedere i fondi per una macchina per la conservazione sottovuoto dei prodotti aziendali e per potenziare il laboratorio di chimica agraria.&lt;br /&gt;Esaudire queste richieste significa potere realizzare i “progetti a medio termine” di questa dinamica realtà scolastica rivolti ad aprire la sede al territorio fornendogli, attraverso il laboratorio di chimica, l’analisi dei terreni, delle acque, ecc., e quelli “a lungo termine” che prevedono fra l’altro l’impianto dell’olivo e del mandorlo nell’azienda Rabadao e un oleificio con estrazione a freddo autogestito dagli agrotecnici diplomati nell’Istituto con l’obiettivo di far loro acquisire valide esperienze di lavoro e un primo guadagno.&lt;br /&gt;L’utenza ed il personale dell’IPSAA “R. Livatino” confidano nella sensibilità delle amministrazioni comunale, guidata da un sindaco e da un assessore che ci auguriamo - anche per la loro funzione di docenti nella scuola canicattinese - attenti ai problemi dell’Istituto, e provinciale (la sede ha già ricevuto un finanziamento di 150 milioni, che rappresenta un primo riconoscimento della scuola agraria come risorsa imprescindibile per lo sviluppo) per i problemi della scuola e dell’agricoltura canicattinese affinché vengano colmate in tempi brevi le segnalate carenze. E in quest’attesa, utenza e personale continuano il loro quotidiano lavoro, augurandosi che eventuali frustrazioni non riducano una scuola così dinamica, dalle grandi potenzialità e strumento necessario per uno sviluppo agro-produttivo, ad uno dei tanti diplomifici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;SALVATORE VAIANA&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-7095230999845463759?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/7095230999845463759/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/nuovi-locali-per-una-scuola.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/7095230999845463759'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/7095230999845463759'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/nuovi-locali-per-una-scuola.html' title='NUOVI LOCALI PER UNA SCUOLA D’AVANGUARDIA E FUNZIONALE ALL’ECONOMIA DEL CANICATTINESE'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/SwrzbKyiBmI/AAAAAAAAAMw/_FgD_KGA0iQ/s72-c/nonsoloagricoltura_n.1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-1214183599859016480</id><published>2009-11-22T07:48:00.000-08:00</published><updated>2011-09-13T15:26:41.153-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Emeroteca'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mutuo soccorso'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nonsoloagricoltura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Canicattì'/><title type='text'>LE PRIME SOCIETÀ OPERAIE A CANICATTÌ E DINTORNI</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swrz1FSNzmI/AAAAAAAAAM4/CPcV4JpCH-E/s1600/nonsoloagricoltura_n.1.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407402395888897634" src="http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swrz1FSNzmI/AAAAAAAAAM4/CPcV4JpCH-E/s200/nonsoloagricoltura_n.1.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 146px;" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;em&gt;Pubblicato su "Nonsoloagricoltura", n. 1, 1999.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia la prima forma moderna di organizzazione operaia fu la società di mutuo soccorso. Essa ebbe funzioni prevalenti di assistenza ai soci in caso di invalidità e disoccupazione; fece germogliare l’idea che la classe lavoratrice ha interessi suoi propri, che possono essere contemperati, ma sono certo distinti dagli interessi delle altri classi sociali; fu il primo addestramento degli operai alla disciplina dell’organizzazione; fu diretta assai spesso da intellettuali borghesi ispirati ad idee di progressismo liberale e patriottico.&lt;br /&gt;Nel 1860 in Italia si erano già costituite 193 società operaie di m.s. di cui 134 nel solo Piemonte, culla del movimento operaio, e 2 in Sicilia, a Corleone quella intitolata al patriota Bentivegna e a Palermo “La 1860 operaia mista”.&lt;br /&gt;Nel decennio post-unitario le associazioni operaie aumentarono di numero e diventarono il luogo di scontro tra liberal-moderati, repubblicani e internazionalisti.&lt;br /&gt;Fra il 1862 e il 1869 – scrive lo storico Renda - in provincia di Palermo sorsero in tutto 4 società operaie di mutuo soccorso […] In provincia di Catania 5 […]. Il quadro d’assieme ne risulta assai ridotto e inconsistente […]. La situazione mutò di colpo a partire dal 1876 […]. L’avvento della Sinistra al potere innescò un processo di democratizzazione che coinvolse anche gli strati popolari». In realtà, come risulta dalle nostre ricerche archivistiche, a metà degli anni sessanta nell’agrigentino c’era già un embrione di movimento operaio nelle zone minerarie e una stampa liberal-democratica portavoce di istanze insurrezionali, anticlericali e sicilianiste. Negli anni 1865-68 le principali testate giornalistiche girgentane erano “L’Operajo” e “Il Progresso Effettivo”, inizialmente pubblicato a Favara. L’Operajo, pubblicato, a partire dal 1865, ogni settimana a Girgenti, era ufficialmente l’«organo di tutte le società operaje della provincia di Girgenti», società a cui aderivano le prime avanguardie operaie delle numerose miniere. Attivissima quella di Sciacca, alla quale il 26 giugno 1864 Saverio Friscia indirizzava una lettera di risposta «all’affettuoso e cortesissimo indirizzo» che la società gli aveva rivolto, ringraziandola per il «sincero e indipendente suffragio» ricevuto, che gli ha permesso la conferma nella direzione politica «in servizio della Libertà e della unità della Patria ». Nel 1864, per iniziativa del sacerdote liberal-progressista Angelo Giudice e del sindaco Felice Bennardo, a Favara fu istituita una società operaia di mutuo soccorso, «col programma espresso - informava il delegato di PS - di escludere, nelle loro riunioni, qualunque discussione politica», ma, per motivi non precisati, «dopo di avere raccolto un centinaio di soci, intiepidì e cessò». Carattere diverso da quest’ultima ebbero quelle società operaie che assieme ad alcune logge massoniche del girgentino alla fine del ‘67 recepirono il messaggio socialista libertario del saccense Friscia e così, dopo che a Londra, il 24 settembre 1864, era stata fondata l’Associazione internazionale dei lavoratori, l’associazionismo mazziniano e quello liberal moderato furono gradualmente contrastati da quello internazionalista-bakuniniano, guidato nel girgentino da Antonio Riggio.&lt;br /&gt;In questo contesto sono da inquadrare alcuni tentativi, mal riusciti, di fondazione di associazioni di mutuo soccorso a Canicattì a partire dagli inizi degli anni ’70, promossi da alcuni intellettuali della borghesia canicattinese fra cui l’avvocato Vincenzo Macaluso (repubblicano), il farmacista Nicola Narbone (internazionalista) e il commendator Salvatore Gangitano (liberale).&lt;br /&gt;Intanto, ormai in rottura definitiva con l’Internazionale, Mazzini organizzava il congresso di Roma (1- 5 novembre 1871), l’ultima sua importante azione politica prima di morire. Vi erano rappresentate 153 società con 100 delegati. Riconfermato l’Atto di fratellanza del 1864, il congresso approvò a grande maggioranza un documento nel quale si aderiva esplicitamente alla dottrina sociale mazziniana. Gli anarco-internazionalisti però si dissociarono dai deliberati congressuali. Non sappiamo se fra le 153 società rappresentate al congresso vi fosse quella di Canicattì o fra i 100 delegati i suddetti intellettuali canicattinesi; certo è che il 4 dicembre 1871 il delegato di PS Lalomia inviava al Prefetto di Girgenti una “Riservatissima” riguardo a una «Società Operaia in Canicattì»:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;«Ieri verso le ore 2 pomeridiane in una stanza di questo ex Convento di S. Francesco d’Assisi, questo Sig. Macaluso Vincenzo fu Angelo da Canicattì, riuniva circa N 60 dicenti operai da questa, onde volerne impiantare la Società in Canicattì. Egli dopo aver fatto a quella adunanza un breve discorso della istituzione di tale Società, la si scioglieva e così ognuno ritornava alle proprie case.&lt;br /&gt;Intanto si fa osservare che Canicattì essendo un Mandamento dedito interamente all’agricoltura, non avendo fabbriche od opifici di sorta, scarseggia molto di operai, e quindi difficilmente, per non dire impossibile, potrà stabilirsi ed avere incremento una tale società, quantunque da quanto sinora si è potuto rilevare, si crede che vi siano circa 80 affiliati, la maggior parte dei quali tutta gente illetterata e di nessun conto, che va all’idea che facendo parte di detta Società, questa dovrà provvedere al loro bisogno e mantenimento, senza che si addicessero a lavoro o prestassero l’opera loro.&lt;br /&gt;A quanto pare, lo scopo del sig. Macaluso nel voler mettere in campo in Canicattì tale società, della quale non dovrebbe sconoscere la difficoltà per essere un naturale da questa, fosse quello di un partito di affiliati, onde poi nella ricorrenza di Elezioni Politiche ottenere dei voti per Deputato al Parlamento, ove ha le sue aspirazioni, e così mettendosi all’estrema sinistra o ingolfandosi nell’anarchia, far continua opposizione al governo…».&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli anni successivi al Congresso di Roma del ’71, l’organizzazione mazziniana, che in Italia conobbe una certa fioritura e rimase fino alla fine del secolo una componente importante del movimento operaio, mentre andava declinando l’internazionalismo anarchico, fu presente nel girgentino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;«Il 20 dicembre 1872 il Delegato di PS di Campobello S. Ciotta compilava uno «Stato della Società di Mutuo Soccorso» di Campobello in cui indicava il cav. Salvatore Gangitano Presidente Onorario della Società di Mutuo soccorso degli Operaj di Campobello, costituita il 1° ottobre 1872 ed avente come scopo «1° istruzione e lavoro, 2° soccorso materiale e morale». Riguardo al colore politico il Delegato Ciotta definiva gli associati «liberali attaccati all’attuale Governo» e nella «Osservazione sulle tendenze politiche e prevalenti» annotava ciò: «Siccome di recente fondata non ha dato prova di tendenza politica, ma però dai capi fondatori si rileva che lo scopo loro è primeggiare in tutte l’elezioni sia politiche che amministrative. La loro inclinazione sostenere al Marchese Rudinì attuale deputato al Parlamento e l’attuale sindaco, appoggiando al Cavaliere Gangitano».&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;«Nel 1873 vi fu il congresso regionale delle società affratellate in preparazione di un nuovo congresso che si tenne di nuovo a Roma nel marzo del 1874. Nei mesi precedenti c’era stato a Canicattì un notevole movimento per la costituzione di una associazione di mutuo soccorso, “la Società Mameli e Ciceruacchio”: «Primo atto della nascente Società fu l’adesione al Patto di Fratellanza votato in Roma e la nomina a Presidente onorario di Giuseppe Garibaldi, ed a soci onorari di Castellazzo, Giuseppe Petroni, Federico Campanella e Aurelio Saffi». Il 19 marzo 1874 il delegato di pubblica sicurezza di Canicattì Lalumia inviava al prefetto di Girgenti una lettera avente in oggetto il «13° Congresso Operaio in Roma»: «In esecuzione alla riverita contraddistinta Nota della S. V. I., relativa a volere da questo ufficio conoscere se in questa Giurisdizione sianvi società operaia che si faranno rappresentare nel 13° Congresso operajo, che avrebbe luogo in Roma nei giorni 29, 30 e 31 andante mese di marzo, e nell’affermativa chi e con quale mandato, chi scrive fa conoscere, che in Canicattì avendosi voluto impiantare una società operaia sotto la denominazione di Mameli e Ciceruacchio, la stessa già da qualche tempo trovasi quasi del tutto sciolta, anzi il Presidente a nome Messana Calogero avendo fatto in questi giorni dichiarazione a sua firma di non voler più far parte di qualche riunione, sia perché lo scopo non corrispondeva, sia i cattivi elementi che vi erano ammessi, certamente non potrebbe venire rappresentata in quel 13° Congresso».&lt;br /&gt;Il 16 maggio 1874 il Prefetto di Girgenti compilò l’«Elenco dei comuni della provincia di Girgenti in cui esistono associazioni operaie di mutuo soccorso», ma, come si evince dalla seguente tabella, non vi figurava Canicattì: l’esperienza mutualistica canicattinese era stata effimera probabilmente per i motivi segnalati nel dicembre del 1871 dal locale Delegato di PS. Bisognerà attendere gli anni ‘90 per vedere a Canicattì la nascita di un movimento dei lavoratori che darà vita successivamente alla Società “La Redenzione del lavoro”e alla Società di mutua assistenza fra zolfatai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D O C U M E N T I &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;&lt;em&gt;(in Archivio di Stato di Agrigento)&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Canicattì – Società operaia&lt;br /&gt;Roma 16 Gennaio 1874&lt;br /&gt;Ill.mo Sig. Prefetto di Girgenti&lt;br /&gt;Rilevo dai giornali di Palermo che a Canicattì si è costituita una società di mutuo soccorso fra gli operai col titolo Mameli e Ciceruacchio.&lt;br /&gt;Secondo le affermazioni di detti giornali, primo atto della nascente società fu l’adesione al patto di fratellanza votato in Roma e la nomina a Presidente onorario di Giuseppe Garibaldi, ed a soci onorari di Castellazzo, Giuseppe Petroni, Federico Campanella e Aurelio Saffi.&lt;br /&gt;Non dubito che all’attenzione della S. V. non sarà sfuggita questa nuova associazione i cui principi sono fatti palesi dai primi suoi atti, e La prego di favorirmi gli accorrenti ragguagli sul conto della medesima.&lt;br /&gt;p. Il Ministro&lt;br /&gt;Gerra&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ASSOCIAZIONI OPERAIE (1874)&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Comune – Denominazione dell’Associazione - N° soci&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Girgenti - Circolo Operajo Agrigentino - 135&lt;br /&gt;Licata - Società Patriottica Licatese - 30&lt;br /&gt;Racalmuto - Mutuo Soccorso - 152&lt;br /&gt;Campobello - Mutuo Soccorso degli Operai - 51&lt;br /&gt;Ravanusa - Società Operaja Garibaldi - 44&lt;br /&gt;Lampedusa - Società di Mutuo Soccorso degli Operai di Lampedusa - 41&lt;br /&gt;Menfi - Società Operaja di M. S. - 74&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;&lt;strong&gt;SALVATORE VAIANA&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-1214183599859016480?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/1214183599859016480/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/le-prime-societa-operaie-canicatti-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/1214183599859016480'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/1214183599859016480'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/le-prime-societa-operaie-canicatti-e.html' title='LE PRIME SOCIETÀ OPERAIE A CANICATTÌ E DINTORNI'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swrz1FSNzmI/AAAAAAAAAM4/CPcV4JpCH-E/s72-c/nonsoloagricoltura_n.1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-7252751482017573891</id><published>2009-11-22T07:22:00.000-08:00</published><updated>2011-09-13T13:53:44.348-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Didattica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nonsoloagricoltura'/><title type='text'>«NUOVA STORIA», DIDATTICA DELLA STORIA LOCALE, ARCHIVI di Salvatore Vaiana</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swr0RVl56YI/AAAAAAAAANA/EiyRlmBUQDw/s1600/nonsoloagricoltura_n.1.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407402881302784386" src="http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swr0RVl56YI/AAAAAAAAANA/EiyRlmBUQDw/s200/nonsoloagricoltura_n.1.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 146px;" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;em&gt;Pubblicato su "Nonsoloagricoltura" n. 1, 1999.&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel mezzo di un processo di rinnovamento della ricerca storica che gradualmente andava abbandonando quella che Francois Simiand definì histoire événementielle (cioè la storia tradizionale dei fenomeni politici, militari e diplomatici, cui si contrappose la cosiddetta “nuova storia” della scuola francese), lo storico Fukuyama proclamava dal suo pulpito la fine della storia. Le innumerevoli ricostruzioni storiche degli anni successivi sconfessarono però la bizzarra tesi dello storico giapponese, mentre le nuove tecnologie informatiche hanno aperto un’epoca nuova, affascinante e pericolosa insieme, in cui già iniziano a diffondersi numerose microstorie (basti pensare alla collana editoriale “Microstorie” che comprende saggi sulla vita privata, e agli studi sulla donna, sulla folla, sulla follia ecc.).&lt;br /&gt;In ambito scolastico, la “nuova storia” ha spazzato via una didattica il cui obiettivo era stato sic et simpliciter quello di caratterizzare le «grandi figure dell’umanità» e i «momenti rappresentativi di un’epoca» al fine di «giovare a far conoscere e amare la Patria e a far nascere sentimenti di fraternità per i popoli che costituiscono la grande famiglia umana (Programmi Ermini, Scuole elementari, 1955). La nuova storia creò le premesse per la valorizzazione e lo sviluppo della storia locale, che è uno strumento formidabile di appropriazione della memoria collettiva, di ricerca delle proprie radici e, per dirla con Guarracino e Ragazzini, mezzo «per fare degli studenti non degli storici ma dei cittadini lavoratori» che possano vivere «con mentalità e operatività non subalterne». Inoltre sembra convalidato da diverse esperienze didattiche che lo studio-ricerca dell’ambiente circostante stimola gli interessi reali dell’alunno e che «la storia locale – come osserva a ragione lo storico Antonino Recupero - è non fine a se stessa, ma fuoco di processi più vasti, interpretabili forse col modello di centro-periferia-semiperiferia di Wallerstein». Bisogna però evitare quel «localismo deteriore» di cui parla Scipione Guarracino in “Storia e insegnamento della storia”: «Le storie dell’ambiente hanno un senso se sono casi particolari di un quadro generale di riferimento, di cui costituiscono un aspetto particolare e alla luce del quale assumono significato, in connessione con altri aspetti particolari che, collegati, costituiscono il contesto».&lt;br /&gt;La didattica della storia locale è richiesta dagli attuali programmi di storia dell’istruzione professionale (Decreto M.P.I. 31 gennaio 1997). Secondo il Programma di storia per il triennio dei corsi di qualifica: «La storia locale è un campo tematico molto conveniente per far concepire agli studenti il rapporto fra processi storici locali e processi storici generali e per far percepire che i soggetti sono implicati in molteplici storie: perciò è opportuno che almeno uno dei temi della programmazione annuale sia svolto in rapporto col passato del territorio nel quale vivono gli studenti». Questa scelta programmatica è confermata nel biennio dei corsi postqualifica: «In ciascun anno uno dei moduli deve tematizzare un fatto relativo alla storia locale (a scala regionale o a scale spaziali inferiori). La conoscenza della storia del territorio ha potenzialità formative che vanno sfruttate anche svolgendo temi di storia settoriale. Infatti, essa può: a) cooperare a costruire il senso d’identità sociale dei giovani e contribuire alla formazione civica dei futuri cittadini; b) sviluppare atteggiamenti di comprensione delle differenze di storie e d’identità come ricchezze e risorse delle società umane; c) stimolare l’uso sociale della conoscenza storica. La storia settoriale locale può essere realizzata mediante la trasposizione di testi storiografici oppure mediante la trasposizione delle procedure della ricerca storiografica grazie all’uso d’insiemi di fonti. Spetta all’insegnante scegliere ogni anno la modalità preferibile». È questo un invito palese agli insegnanti ad introdurre nell’attività didattica la storia locale, considerata parte integrante della storia dell’uomo, dalla quale iniziare lo studente per introdurlo nell’universo sterminato della “macrostoria”. Ogni alunno può trovare nella storia locale tutti gli elementi della cultura che troviamo nella storia ufficiale, e questo permette di produrre motivazione nello studio e apprendimento storico, di fare storia in modo nuovo.&lt;br /&gt;In linea con le nuove metodologie della storia e delle nuove indicazioni programmatiche per gli istituti professionali, quest’anno inseriremo nell’attività didattica del 2° quadrimestre due ricerche: una pagina inedita di storia canicattinese sulle società operaie e una storia della banda (una tematica questa molto vicina agli interessi di tanti nostri alunni, e quindi notevolmente motivante, che vedono nella banda una forma di espressione artistica e di aggregazione umana). Con esse intendiamo proseguire sulla strada della sperimentazione già avviata nell’area di approfondimento con le visite guidate all’area archeologica di Vitosoldano e al centro storico di Canicattì, accompagnate dalla preparazione di schede sui monumenti. Si tratta da un lato di sviluppare una “didattica della storia dentro e fuori l’aula”, come recita il titolo di un saggio di Antonio Brusa, che speriamo dia risultati positivi e stimolanti per il futuro, e dall’altro di abbandonare definitivamente un metodo d’insegnamento / apprendimento mnemonico ripetitivo e nozionistico, basato sul manuale (che talvolta demotiva docenti e discenti), e sperimentare metodi più stimolanti come la ricerca guidata, «pura» o «simulata»; metodi suggeriti peraltro dal PEI del nostro Istituto (pp. 33-34).&lt;br /&gt;Le difficoltà sia interne sia esterne alla scuola per l’attuazione dei progetti sono notevoli, ma non bisogna demordere. Fra gli ostacoli esterni segnaliamo la difficoltà e talvolta l’impossibilità di consultazione degli archivi parrocchiali, privati e comunale di Canicattì, i quali, assieme alle fonti materiali e artistiche, sono strumenti indispensabili per fare storia locale. Per l’accesso al ricco ma-teriale dell’archivio storico comunale ci appelliamo alla sensibilità del sindaco (e docente delle scuole superiori canicattinesi) Antonio Scrimali, che invitiamo a raccogliere la denuncia accorata lanciata da don Curto dalle pagine di questa rivista affinché si presti attenzione alla raccolta e sistemazione dei documenti nei nuovi locali di palazzo Stella per una loro agevole consultazione. Sarebbe il primo concreto passo per potere avviare gli studenti alla ricerca storica d’archivio. Il secondo passo verso una fruizione corretta dell’archivio dovrà essere il servizio di un archivista competente, «l’archivista infatti – osserva Raffaele Santoro, dell’Archivio di Stato di Roma – non è solo la professionalità in grado di individuare la presenza di determinati documenti, relativi ad uno specifico oggetto, ma può consentire di sviluppare un discorso complessivo, che non si limiti a pure indicazioni di fonti. È suo compito infatti chiarire il contesto istituzionale nel quale sono inserite le singole unità, analizzando le motivazioni politiche e istituzionali alla base della loro formazione». Fra gli ostacoli interni vi sono da un lato l’apatia (da rimuovere) delle nuove generazioni verso l’impegno culturale, dall’altro la mancanza di corsi di formazione archivistica per i docenti di storia che impedisce una nuova e più qualificata professionalità, condizione necessaria per una (speriamo non futuristica) scuola–laboratorio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;SALVATORE VAIANA&lt;/strong&gt; &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3474136707207007183-7252751482017573891?l=salvatorevaiana.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/feeds/7252751482017573891/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/nuova-storia-didattica-della-storia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/7252751482017573891'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3474136707207007183/posts/default/7252751482017573891'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/nuova-storia-didattica-della-storia.html' title='«NUOVA STORIA», DIDATTICA DELLA STORIA LOCALE, ARCHIVI &lt;em&gt;di Salvatore Vaiana&lt;/em&gt;'/><author><name>SALVATORE VAIANA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13935729337961138841</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-tOUA_CD_hoU/TnTt0w-J05I/AAAAAAAAAfc/KPwa9FjEFVg/s220/sal.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_o65BH5pDMpo/Swr0RVl56YI/AAAAAAAAANA/EiyRlmBUQDw/s72-c/nonsoloagricoltura_n.1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3474136707207007183.post-497026983239007976</id><published>2009-11-21T14:37:00.000-08:00</published><updated>2011-09-18T07:43:29.181-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Favara'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Didattica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Educazione alla legalità'/><title type='text'>Didattica per un'educazione antimafia</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-3ntz-i4I9wQ/Swg1VHV76RI/AAAAAAAAAGs/X3FNfEUy2Lc/s1600/didattica_per_un%2527educazione_antimafia.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;img border="0" height="200px" rba="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-3ntz-i4I9wQ/Swg1VHV76RI/AAAAAAAAAGs/X3FNfEUy2Lc/s200/didattica_per_un%2527educazione_antimafia.jpg" width="125px" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT; mso-bidi-font-size: 10.0pt; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;span style="color: #666666; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;Agli studenti di Favara,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT; mso-bidi-font-size: 10.0pt; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;span style="color: #666666; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;affinché si approprino della loro storia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: #666666; font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-font-size: 10.0pt; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"&gt;e maturino un’alta coscienza dei principi di legalità e solidarietà&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;&lt;strong&gt;INDICE&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;Premessa&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;Introduzione&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT; mso-bidi-font-size: 10.0pt; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;1. Educazione civica e disposizioni antimafia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT; mso-bidi-font-size: 10.0pt; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT; mso-bidi-font-size: 10.0pt; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;2. Etimologia, denominazioni, definizioni e storia della mafia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT; mso-bidi-font-size: 10.0pt; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT; mso-bidi-font-size: 10.0pt; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT; mso-bidi-font-size: 10.0pt; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;3. Riferimenti letterari del fenomeno mafioso&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT; mso-bidi-font-size: 10.0pt; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT; mso-bidi-font-size: 10.0pt; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT; mso-bidi-font-size: 10.0pt; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;Bibliografia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;strong&gt;PREMESSA&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Il presente modulo interdisciplinare, utilizzato in parte dagli alunni della classe IV AM e, in seguito, rivisto e ampliato, vuole essere un contributo per un’attività educativa antimafia offerto all’Istituto Magistrale e Liceo Socio-Psico-Pedagogico M. L. King e all’IPIA G. Marconi, gli istituti di Favara in cui, in due anni di attività docente, ho maturato l’idea del modulo; ed, inoltre, un suggerimento per un analogo progetto “di respiro provinciale”, che un “gruppo di lavoro” composto da docenti e alunni “idealmente motivati” potrebbe elaborare, con il patrocinio del Provveditorato agli Studi di Agrigento, dandogli un’impostazione che utilizzi la storia e la cultura dei comuni dell’agrigentino, con l’obiettivo finale di coinvolgere attorno ad esso scuole di ogni ordine e grado, nella prospettiva auspicata di un loro “collegamento in rete” per evitare, da un lato, l’emarginazione e l’autarchia e per sviluppare, dall’altro, una dimensione orizzontale nel nuovo sistema d'istituzioni scolastiche autonome.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;strong&gt;INTRODUZIONE&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: #666666; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;Terra di dèi e di eroi! Povera Sicilia! Cosa ne è delle tue brillanti chimere? (A. de Tocqueville )&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Non è certo questo il luogo per proporre disquisizioni arzigogolate volte a dimostrare una finalità didattico-educativa così lapalissiana: la scuola ha il compito istituzionale d'opporsi alla mafia combattendo un certo sicilianismo, che è funzionale e consequenziale a quest’ultima.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Sulle origini e sul valore del sicilianismo non c’è fra gli studiosi unità di interpretazione, per cui è utile soffermarsi sul suo sviluppo storico e su alcune di queste interpretazioni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Ideologia sicilianista, sicilianismo, sicilitudine&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Nella seconda metà del Cinquecento il messinese Scipione Di Castro scrisse gli Avvertimenti a Marco Antonio Colonna quando andò viceré in Sicilia in cui traccia, fra l’altro, il carattere dei siciliani. Quest’aspetto ha suscitato l’interesse dello scrittore Leonardo Sciascia, che, nelle sue Opere, ce ne offre una sintesi:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;«I siciliani - dice il Di Castro - generalmente sono più astuti che prudenti, più acuti che sinceri, amano le novità, sono litigiosi, adulatori e per natura invidiosi; sottili critici delle azioni dei governanti, ritengono sia facile realizzare tutto quello che loro dicono farebbero se fossero al posto dei governanti. D’altra parte, sono obbedienti alla Giustizia, fedeli al Re e sempre pronti ad aiutarlo, affezionati ai forestieri e pieni di riguardi nello stabilirsi delle amicizie. La loro natura è fatta di due estremi: sono sommamente timidi e sommamente temerari. Timidi quando trattano i loro affari, poiché sono molto attaccati ai propri interessi e per portarli a buon fine si trasformano come tanti Protei, si sottomettono a chiunque può agevolarli e diventano a tal punto servili che sembrano appunto nati per servire. Ma sono d’incredibile temerità quando maneggiano la cosa pubblica, e allora agiscono in tutt’altro modo».&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Alcuni storici collocano agli inizi del Seicento la nascita dell’ideologia sicilianista, che tende a mitizzare le origini della Sicilia. Nel suo Discorso dell’origine e antichità di Palermo e de’ primi abitatori della Sicilia e dell’Italia (1614) Mariano Valguarnera vuole «demonstrare che la Sicilia fu sempre isola e che non fu mai giunta all’Italia».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Nel Settecento, gli eruditi siciliani nobilitano l’età omerica dei ciclopi, considerati i lontani progenitori dei siciliani. Nelle sue Memorie istoriche (1742) G. B. Caruso asserisce addirittura che i ciclopi «erano al certo di statura a quella de’ nostri simigliantissima».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Nella prima metà dell’Ottocento, l’ideologia sicilianista, sostenuta dall’aristocrazia isolana, si evolve verso il separatismo, fondato sulla teorizzazione della “nazione siciliana”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Nella seconda metà dell’Ottocento, con l’ingresso della Sicilia nel nuovo Regno d’Italia l’ideologia sicilianista si trasforma in sicilianismo, cioè in difesa tout court dell’onore dei siciliani offeso dai nuovi dominatori romani (reazioni antigovernative per i metodi di lotta al brigantaggio, reazioni per gli esiti dell’inchiesta di Franchetti e Sonnino).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Dagli inizi del Novecento il sicilianismo si colora in modo esplicito di mafiosità (caso Palizzolo). «Se per mafia si intende il sentimento dell’onore portato sino alla esasperazione, insofferenza contro la sopraffazione, generosità..., allora anche io mi dichiaro mafioso»: da quando, nel 1924, fu pronunciata da V. E. Orlando, questa frase è assurta a simbolo di un sicilianismo di stampo mafioso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Nel secondo dopoguerra l’analisi sul sicilianismo si è molto sviluppata. Leonardo Sciascia di Racalmuto ha criticato una certo sicilianismo tendente ad esaltare, in opposizione alla tesi di Giovanni Gentile di «una Sicilia “sequestrata”, cioè tagliata fuori dal movimento della cultura europea», «una Sicilia aperta e comunicante» e «una cultura vivacemente italiana ed europea». Il racalmutese preferisce parlare di un’insularità d’animo dei siciliani (“sicilitudine”) come conseguenza del susseguirsi delle numerose dominazioni, causa di una paura, nei confronti dello straniero, che con il tempo è diventata esistenziale; un’insularità i cui effetti negativi vengono, da certa cultura siciliana, capovolti in positivi, in «privilegio e forza»:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;«L’insicurezza è la componente primaria della storia siciliana; e condiziona il comportamento, il modo di essere, la visione della vita - paura, apprensione, diffidenza, chiuse passioni, incapacità di stabilire rapporti al di fuori degli affetti, violenza, pessimismo, idealismo - della collettività e dei singoli. [...]&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;E a un certo punto l’insicurezza, la paura, si rovesciano nell’illusione che una siffatta insularità, con tutti i condizionamenti, le remore e le regole che ne discendono, costituisca privilegio e forza là dove negli effetti, nella esperienza, è condizione di vulnerabilità e debolezza. e ne sorge una specie di alienazione, di follia, che sul piano della psicologia e del costume produce atteggiamenti di presunzione, di fierezza, di arroganza (si pensi al discorso che don Fabrizio, nel Gattopardo, fa al piemontese Chevalley: ”I siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti; la loro vanità è più forte della loro miseria; ogni intromissione di estranei sia per origine sia anche, se siciliani, per indipendenza di spirito, sconvolge il loro vaneggiare di raggiunta compiutezza, rischia di turbare la loro compiaciuta attesa del nulla). [...]&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;D’altra parte l’insicurezza dell’isola, la sua vulnerabilità, la sua tendenza al separatismo, la sua secolare disponibilità all’illusione della indipendenza, hanno portato le potenze dominanti alla concessione di privilegi che appunto servissero a dare illusione di indipendenza a tutti i siciliani e concrete garanzie e sicuri benefici alla classe aristocratica, prima; a quella che approssimativamente possiamo chiamare borghese, oggi. [...] Privilegi, di cui il popolo di fatto non ha mai goduto ma sempre è stato pronto a sollevarsi per difenderli. [...] Intorno a questi privilegi, quasi sempre per difenderli, qualche volta ad avversarli, si è mossa per secoli, e fino ad oggi, la cultura siciliana».&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Il sicilianismo, linfa vitale del sistema di potere della mafia, è definito da Nando Dalla Chiesa, con efficace sintesi, come «un sentimento intenso e confuso di solidarietà tra i siciliani, che si fonda, da una parte, su un radicato vittimismo di massa, dall’altra, sulla teorizzazione sociologica della eccezionalità della civiltà siciliana nel contesto storico nazionale ed europeo» ("&lt;em&gt;Il potere mafioso"&lt;/em&gt;, 1976).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Lo storico Massimo Ganci, pur respingendo fermamente «il sicilianismo reazionario [...] sovrastruttura ideologico-politica del blocco agrario» e un «certo “sicilianismo” [che] è stato e forse vorrebbe continuare ad essere il paravento dalle ideologie progressive e l’antemurale contro ogni politica socialmente avanzata», critica fermamente l’«anti-sicilianismo» ("&lt;em&gt;La nazione siciliana&lt;/em&gt;", 1978):&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;«Storicamente e politicamente, la “questione siciliana” non può essere diluita nella genericità della “questione meridionale”, poiché vi si oppongono numerose ragioni geografiche, storiche e politiche. Con questo non intendiamo riaprire la “querelle”, ormai superata, intorno al Nord. Oggi si va verso una configurazione diversa dell’Europa, nella quale certi “Stati nazionali”, più o meno artificiosamente costituiti, dal punto di vista costituzionale ed amministrativo (e lo Stato “unitario” italiano è fra questi), tendono a sciogliersi nella più moderna realtà delle “aree regionali”. Detto ciò giova ribadire l’antistoricità e l’inopportunità politica della soluzione separatistica, per quanto riguarda la Sicilia. Non riusciamo, quindi, a comprendere certe reazioni “antisicilianistiche”, di siciliani, giunte al limite del grottesco e al fondo del più superficiale provincialismo. È ben provinciale, infatti, e frustrato, chi disprezza la propria gente, vergognandosi di farne parte, e chi disprezza la tradizione del proprio paese - qualcuno, infatti, afferma che non esiste una tradizione siciliana - certo che, per questo suo comportamento, il “settentrionale” che lo ascolta, lo distingua dalla “massa damnationis” sudista e lo salvi da essa. È ben provinciale e frustrato chi pensa ed agisce così. Ed anche illuso. Questo suo comportamento gli procaccia dal “settentrionale” - bene inteso da quello intelligente - ironia, compatimento, disprezzo».&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;«Se il significato del termine “Nazione” - osserva Ganci - consiste nella capacità di dare vita ad uno “stile proprio di vita” e a manifestazioni d’arte e di cultura che siano autenticamente sè stesse, non vediamo come questa definizione non competa alla Sicilia»: si tratta di precisare se di questo legittimo “stile proprio di vita” devono far parte quei sottovalori tramandatici dalla tradizione di cui diremo. Le osservazioni di Ganci sono condivisibili a condizione che dalla nostra “tradizione nazionale” si isolino i germi malefici per RISANARLA.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Una delle odierne espressioni organizzate del neosicilianismo è l’O.D.R.I.S. (Officina di Documentazione, Ricerca e Studi sull’Identità Siciliana) che lo scorso anno ha organizzato un convegno sul tema “La Nazione Siciliana tra cultura e politica oggi”. Secondo il sicilianista Orazio Vasta, l’iniziativa ha ottenuto come risultato «la rottura della congiura del silenzio sulla storia dell’antica Trinakria»; risultato considerato positivo perché «la memoria storica dei Siciliani è pressoché inesistente, e quindi, è tutta da ricostruire». Il Vasta dichiara di riconoscersi «nei valori del verbo cristiano, della SANA TRADIZIONE, della lotta alla mafia, del sicilianismo democratico e non violento». &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Sicilianismo e mafiosità&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Il sicilianismo si alimenta di sub-valori, concetti, sentimenti che ne sostanziano la filosofia, sia quella del senso comune sia quella elaborata dell’intellighenzia: il silenzio («’A megghiu parola è chidda ca ‘un si dici»), l’onore (il “delitto d’onore” è stato considerato fino a qualche anno fa l’orgoglio etnico sicilianista), la cavalleria (la vecchia mafia, come la “Cavalleria” dei Sanfilippo Rineli di Favara, viene indicata con lo stereotipo di una cavalleria rusticana erede di mitici “vendicatori”), la famiglia (essa sta ad indicare la cellula della società mafiosa, sistema di relazioni sociali, politiche, economiche e culturali guidata da un capofamiglia; “zu” o “zi” viene usato come segno di rispetto, talvolta anche in ambito scolastico), l’amicizia (“Amico degli amici” è il favoreggiatore o il protettore politico della mafia), la gerarchia (la mafia è organizzata secondo una rigida struttura piramidale; nelle istituzioni pubbliche la funzione, a qualsiasi livello gerarchico, non è intesa come servizio, ma come strumento di potere), la rassegnazione (il fatalismo di De Roberto e Tomasi di Lampedusa induce al rifiuto della politica intesa come praxis, come strumento di trasformazione della realtà nei suoi aspetti regressivi).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Essi sono riscontrabili ampiamente nel folklore (canti, proverbi ecc.), nella poesia dialettale, nella grande letteratura. Il secolo scorso ne parlò per primo il funzionario di P.S. e criminologo Giuseppe Alongi di Prizzi (PA), che nel suo saggio Maffia individua un «codice dell’omertà» costituito da «massime» che sono «il contenuto, il nocciolo del senso morale dei maffiosi». Alcuni detti riportati in quest’opera «sanciscono l’ubbidienza, il silenzio, il rispetto verso la maffia, altri sono dei veri motti di sfida alla giustizia ed all’autorità»:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;1. A cu ti leva lu pani levacci la vita;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;2. Cappeddu e malu passu dinni beni e stanni arrassu;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;3. Scupetta e mugghieri nun si mprestanu;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;4. Si moru mi drivocu, si campu t’allampu;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;5. Vali cchiù n’amicu nchiazza ca cent’unzi nsacca;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;6. La furca è pri lu poviru, la giustizia pri lu fissa;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;7. Cu avi dinari e amicizia teni nculu la giustizia;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;8. Zoccu nun ti apparteni nè mali nè beni;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;9. Quannu c’è lu mortu bisogna pinsari a lu vivu;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;10. La tistimunianza è bona sinu a quannu nun fa mali a lu prossimu;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;11. Cu mori si drivoca, cu campa si marita;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;12. Carzari, malatii e nicissità provanu lu cori di l’amici.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Alcuni sentimenti, come l’odio, la vendetta, l’amore, l’amicizia, il patimento e la morte, sono cantati dal poeta prizzese Vito Mercadante nello spazio breve di una quartina del componimento “La Sicilia” (Focu di Muncibeddu, 1910). Il poeta vernacolo parte da Prizzi per il servizio di leva e durante il viaggio ammira con stupore le bellezze di Palermo, Napoli, Firenze, Milano, Venezia, ma il suo cuore addolorato ritorna alla Sicilia, «terra ‘ncantata, / sbucciata comu un ciuri ‘ntra lu mari, / terra di tantu amuri e scunsulata” [...], / unni l’odiu si ferma a la vinnitta, / unni l’amuri adduma sinu all’ossa / e l’amicizia sulu po finiri, / comu lu patimentu, ‘ntra la fossa». L’odio e la vendetta sono da tempo remoto i sentimenti ardenti di un popolo di vinti che Mercadante definisce «razza forti e ginirusa». Frasi come «mi alimenterò d’odio», circolanti perfino in ambito scolastico, o forme di vendetta come il recente tentato omicidio di Favara sono manifestazioni di regressione verso società fondate sulla legge del taglione, a parziale giustificazione delle quali c’è solo la considerazione della latitanza o della incapacità degli organismi statuali addetti a dirimere le controversie. Sono sentimenti questi che sarebbero evidentemente disapprovati dal dimenticato M. L. King; sentimenti primordiali cui bisogna sostituire i principi di legalità e di solidarietà per costruire la civiltà dell’amore e dell’amicizia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;In tempi relativamente recenti, l’etnologo Antonino Uccello di Canicattini (SR) nel libro Carcere e mafia individua nei canti dei carcerati non tanto la mafia quanto i modi del “sentire mafioso”, nel senso del Pitrè.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Dei canti dei carcerati segnaliamo due testi, interpretati dalla voce struggente della cantante Rosa Balistreri nel long-plain Amore tu lo sai la vita è amara, utilizzabili in una prospettiva interdisciplinare allargata alla musica:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;1. ‘Nfamità&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;«Lu libru di li ‘nfami t’accattasti&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;e la prima ‘nfamità mi la facisti.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;Non sentu nè rilogiu nè campana,&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;ca mi sentu ‘ncatinatu comu un cani.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;Sentu chiamari mamma e m’allammicu,&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;chi mamma? m’arrispunni la catina.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;Ammazzari vurria cu si vosi:&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;na palla vecchia e un pugnu di lupara.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;2. E ‘nta la Vicaria&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;E ‘nta la vicaria ci su li guai&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;ah! massimamenti a cu non avi a cui,&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;pì tutti vennu amici e pi mia mai&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;a li grati m’afferru a trari a dui.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;Sulu suliddu mi cuntu li guai&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;e la notti non dormu no, iu pensu a vui,&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;pensu a dda sfortunata di me matri&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;a quannu la persi e non la vitti chiui».&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;A proposito del libro di Uccello, Sciascia osserva che «la mafia non canta; ma il sentimento mafioso, purtroppo, canta anche in tanti siciliani che mafiosi non sono». Quanto agli «attributi del sentire mafioso», il racalmutese ne elenca alcuni: «la repugnanza a ricorrere alla giustizia penale anche per affermare il proprio diritto [...] e anche per difendere la propria sicurezza; l’omertà; la tendenza ad operare di persona o per segreti tramiti ai fini della vendetta o del risarcimento; lo scarso rispetto per l’altrui o pubblica proprietà; l’inclinazione a corrompere i pubblici poteri, cioè gli individui che li rappresentano, la pietà familiare e l’amicizia spinte agli estremi; il disprezzo verso il traditore, il delatore, lo sbirro [...]»&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Di sicilianismo è impregnata parte della cultura siciliana, da Verga, Capuana, Pitrè arriva ai loro epigoni, fra cui si distingue lo storico Santi Correnti che da un lato è costretto ad ammettere una realtà isolana fatta «di ombre», ma dall’altro esalta acriticamente la storia della Sicilia attraverso l’apologia dei siciliani illustri e di quelli meno noti:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;«Non posso accettare che il popolo siciliano, che ha dato musicisti come Vincenzo Bellini, la cui melodia Wagner definì come “la più pura che sia mai sgorgata da cuore umano”; scrittori come Giovanni Verga e come Giuseppe Tomasi di Lampedusa; drammaturghi come Luigi Pirandello, Premio Nobel 1934; poeti come Salvatore Quasimodo, Premio Nobel 1959; scienziati come Ettore Majorana per la fisica, Filippo Eredìa per la metereologia, e Stanislao Cannizzaro per la chimica; industriali come i Florio; politici come Francesco Crispi, Vittorio Emanuele Orlando, Antonio di San Giuliano e Luigi Sturzo; economisti come Angelo Majorana; educatori come Giuseppe Lombardo Radice, filosofi come Giovanni Gentile e folkloristi come Giuseppe Pitrè, possa essere considerato in blocco come mafioso e sanguinario».&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Il prof. Correnti incorre nell’errore contrario dei denigratori della Sicilia: oltre ad elogiare oltremisura i meriti di alcuni siciliani, riduce la mafia a malaffare e violenza, mali di ogni luogo e di ogni tempo:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;«Quando si comprenderà che, nella realtà dei fatti, mafia significa “Tangentopoli + sangue”, si sarà fatto un grande passo avanti, verso l’effettiva comprensione della Sicilia d’oggi».&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;I mali della Sicilia derivano, secondo lui, da degeneri scrittori malelingue che descrivono «ossessivamente» le sue ferite e dall’esosità del biglietto d’aereo. C’è da dedurre che, se ciò non accadesse, la Sicilia diventerebbe automaticamente l’ambita meta del turismo mondiale. Ecco quindi, per il moderno inquisitore, trovati i veri responsabili delle sventure siciliane. Tali scrittori meriterebbero il rogo e i loro libri l’indice. Ci sembra strano che lo storico moralista non abbia strumentalizzato la polemica di Sciascia sui “professionisti dell’antimafia” per attaccare alcuni giudici che nei mass media parlano di mafia e addirittura auspicano, come Giancarlo Caselli, una mobilitazione delle coscienze contro la piovra. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;«C’è veramente da sospirare di sollievo, se oggi la Sicilia continui a vivere e a prosperare, se si pensa a quanti, italiani e non italiani, non fanno altro che sottolineare ossessivamente soltanto i suoi lati negativi, come se esistessero soltanto quelli; e se si pensa che non si agevola per nulla l’unica ricchezza di quest’isola, il turismo (si noti che il biglietto aereo Milano-Tunisi ha un costo inferiore a quello Milano-Catania), e che gli scrittori siciliani di maggior nome hanno fatto inspiegabilmente a gara, per dipingere la loro terra natale con i colori più foschi».&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;La imperdonabile colpa, a suo dire, di tanti autorevoli siciliani, come Giarrizzo, Sciascia, Bufalino, Consolo, è quella di mettere in evidenza esclusivamente le ombre della Sicilia:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;«Per Leonardo Sciascia, non c’è nulla che abbia valore positivo in Sicilia: la stessa bellezza dell’isola “è inutile”; la Sicilia è “una vasta area di follia”, e non ha “mai generato uno scienziato, dato che c’era l’Inquisizione”; Verga era “uno scrittore mafioso” e, per soprammercato, “aveva i capelli rossi” (e in realtà erano invece bruni); Luigi Pirandello era uno che scriveva “facilmente e freddamente”; Tomasi di Lampedusa era “in malafede” [...]».&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;La nostra convinzione è invece che la Sicilia deve sì difendersi da denigratori e critici in malafede (e fra questi più che Giarrizzo, Sciascia, Bufalino e Consolo, metteremmo Moravia, che definendo «ogni siciliano [...] tendenzialmente mafioso» ha ingiustamente criminalizzato l’intero popolo siciliano), ma principalmente, con buona pace dell’emerito sicilianista Medaglia d’Oro della P.I., deve riappropriarsi criticamente della sua storia e della sua cultura per potere restaurare la sua identità falsata dai miti sicilianisti e sporcata dalle secolari incrostazioni della subcultura mafiosa. Una identità che il prof. Gaetano Gucciardo, animato da un radicalismo giustificabile solo con la legittima aspirazione ad uscire dal pantano della mafiosità, vorrebbe “smantellare” per costruirne una moderna ed europea, con il rischio, però, da un lato di recidere le nostre radici sane e dall’altro di omologarsi a culture che tendono all’edonismo, al rifiuto dei valori veri, al darwinismo sociale, alla pura economia di mercato).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Memoria e identità, mafia e mafiosità sono oggetto di riflessione anche a Favara.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;strong&gt;Il “favarismo”&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;La lotta alla mafia e alla mafiosità, come sanno bene le donne del centro “George Sand”, va perseguita specialmente nelle zone di confine della legalità, fra cui Favara.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Una legalità spesso infranta da una minoranza di facinorosi e affaristi cui si contrappone “l’altra Favara” dei numerosi cittadini onesti e democratici che vuole scrollarsi di dosso un’infamante nomea di paese violento. L’ingiusta criminalizzazione, le cui origini mitiche risalgono al ratto delle aragonesi, è frutto del clima positivista del secondo Ottocento di cui è manifestazione l’antropologia criminale di Cesare Lombroso, che pretende di individuare nei tratti somatici i caratteri distintivi dell’uomo delinquente. E da qui ad arrivare, com’è successo per la Sicilia e per Favara, alla teorizzazione della comunità delinquente il passo è breve. Nel secolo scorso, i Moravia denigratori di Favara furono diversi e, cosa grave e dolorosa, erano siciliani: ricordiamo il delegato di PS Rossi che nel 1874 parlò di una mafia favarese «innata e generale», il giudice F. Lestingi che nel 1885 bollò la popolazione di Favara come «assai proclive al sangue e alla mafia», lo scrittore Luigi Pirandello che novellò di una Favara «paese d’assassini, dove ammazzare un uomo era come ammazzare una mosca». Sono giudizi del genere “sbatti il mostro in prima pagina”, criminalizzanti, falsi e inquisitori, da cui chi è amante della verità storica e non del sensazionalismo non può che dissentire.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Bisogna però essere chiari: nascondere per eccesso di sentimento i persistenti aspetti negativi di questa come di qualsiasi altra realtà equivarrebbe a perpetuarli. Amare Favara significa, invece, individuarne le ferite per curarle. Purtroppo però tanti sinceri democratici e antimafiosi cadono involontariamente e con facilità, per “amor di patria”, nella trappola del sicilianismo e della mafiosità.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Chiunque può inciamparvi, si tratta però di capire se ciò accade per amore o per debolezza o per interesse. Anche chi scrive, provenendo da un paese di mafia (e quale paese in Sicilia non lo è?), nel passato ha istintivamente difeso la sua amata Prizzi sottolineando che, dai tempi del capolega Nicola Alongi, ucciso dalla mafia, a quelli odierni del gesuita Ennio Pintacuda, uno dei principali riferimenti nella lotta della Chiesa alla mafia, essa è terra di antimafia. Ma perché nascondere che è anche il paese dell’avvocato Canzoneri, difensore di Luciano Liggio, e del suo collega ed amico Orlando, negli anni Cinquanta difensore di quegli agrari che, oltre alla “carta bollata”, ricorsero alla mafia per fermare il movimento contadino? La storia non fa sconti a nessuno.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Una variazione del sicilianismo è il “favarismo”, inteso come accettazione acritica della memoria storica di Favara, reazione più o meno scomposta agli attacchi esogeni alla città specialmente quando ne viene infangato l’onore, conservazione tout court della propria identità, negazione di evidenti ferite sociali. Sono tutti atteggiamenti che qualificano un sentimento forte e diffuso, testimoniato dai seguenti esempi tratti dall’ambiente scolastico favarese.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Nel febbraio del 1997 apparve sul n. 2 di Voci dall’aula, giornale periodico dell’IPIA “G. Marconi” di Favara, un interessante articolo (non firmato) come presentazione alla novella “Lo storno e l’Angelo Centuno” di Pirandello in cui si afferma che nella città non è diffusa l’omertà né la delinquenza. Pensando alla retata antimafia del precedente mese di novembre, la temeraria dichiarazione si commenta da sé.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;«Con l’arresto, avvenuto tempo addietro, di Giovanni Brusca in un villino di c/da Cannatello di proprietà di un favarese, è ripresa a circolare nei giornali e nelle televisioni la solita opinione che mette Favara ed i suoi cittadini in primo piano negli episodi delinquenziali. Con un po’ di retorica potremmo dire che le province di Trapani e Palermo (che pure hanno ospitato il boss) sono a più alta densità mafiosa di noi, perché in quei territori in cui si è pure rifugiato non è stato arrestato. Invece Brusca è stato arrestato in c/da Cannatello, in una zona abitata prevalentemente da favaresi, perché non è stato “protetto” bene o perché l’omertà non è molto diffusa [corsivo ns.]. Per cui, prendendo il problema da questo punto di vista, il fatto dimostra che tanta delinquenza non è poi così diffusa [corsivo ns.]. Ma così facendo, faremmo un torto alla bravura delle forze dell’ordine. E non lo vogliamo, perché bisogna dare il giusto merito a chi ogni giorno combatte la lotta alla mafia rischiando la vita».&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Nella parte centrale dell’articolo l’Anonimo lamenta che, ancora oggi, pesa su Favara un periodo nero della sua storia passata e il giudizio severo di alcuni ingenerosi critici e che si generalizzano a tutti i cittadini di Favara le responsabilità delinquenziali di una minoranza di suoi abitanti. Fin qui l’estensore dell’articolo non ha assolutamente torto. Ma alla fine cade in uno sterile vittimismo, frequente nei siciliani, che può portare a ridimensionare o, peggio, ad occultare i mali sociali.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;«Vogliamo soltanto mettere in rilievo come ogni volta che succede un fatto delinquenziale ci si lasci influenzare dal passato o da quello che autorevoli personaggi hanno scritto. Senza nulla rimproverare a chi scrive o ha scritto su Favara cose un po’ pesanti (in verità molti fatti eclatanti sono accaduti in passato) vogliamo solo dire che molto spesso tali commenti amplificano in maniera esagerata una certa opinione prevenuta che pur basandosi su una verità dei fatti, diventa molto spesso ingiusta e poco aderente alla realtà. Non abbiamo fatto i conti se a Favara la percentuale dei fatti delittuosi sia più alta che in altri paesi, però pensiamo che se l’uccisione delle tre bimbe di Marsala avveniva a Favara, se l’uccisione delle coppiette invece che a Firenze fosse avvenuta a Favara, allora siamo sicuri che i mostri non sarebbero stati Vinci o Pacciani ma tutti i favaresi, per il solo fatto di essere e risiedere a Favara. Perché se a Favara succede qualcosa di delittuoso non è perché l’uomo sbaglia ma perché i favaresi sono fatti così! [corsivo ns.] Forse l’opinione pubblica non perdonerà mai ai favaresi alcuni fatti avvenuti nel passato».&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Per completezza bisogna aggiungere che fra coloro che hanno scritto «su Favara cose un po’ pesanti», ma non criminalizzanti, c’è il maestro Salvatore Bosco, verace maître à penser della Favara democratica e libertaria, autore del coraggioso libro Favara. Le sue miserie le sue disarmonie. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;L’Anonimo conclude l’articolo con un’esaltazione, nei modi di Santi Correnti, degli uomini illustri di Favara (e fa bene, anche se Favara non ne ha di bisogno perché la sua gente è onesta e laboriosa come tutto il popolo siciliano; semmai, come avviene in tutti i paesi dell’isola, è vittima di una minoranza di malfattori più o meno in doppiopetto) che nasconde l’inconscia paura di essere ingiustamente assimilato alla mafia; una paura che tanti nostri corregionali provano quando vivono oltre lo stretto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;«Nessuno ricorda che Favara ha avuto illustri cultori del diritto come il Prof. Gaspare Ambrosini che è stato Presidente della Corte Costituzionale, al quale è stato intitolato l’Istituto alberghiero di Favara. Allo stesso modo nessuno stigmatizza il fatto che un giudice che fa parte del pool antimafia di Giancarlo Caselli, dott. Franca Imbergamo, è di Favara. Non resta che dire che gli esempi positivi non fanno notizia mentre quelli negativi sì».&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Di recente, il solo aver sommessamente accennato al “sacco edilizio” di Favara ha provocato l’indignata ed esagitata reazione di una collega (per il vero, nei successivi cordiali dialoghi intrattenuti, ci ha chiarito meglio le sue posizioni, fortemente critiche nei riguardi della Favara illegale) che, per affermare il suo intenso sentimento d'appartenenza, è scivolata come l’Anonimo sul “favarismo”. La collega per distrazione non ha tenuto conto di ciò che hanno scritto alcuni suoi compaesani che conoscono molto bene la tormentata storia di questo paese. «La Favara che emerge - scrive infatti G. Alonge nella presentazione al menzionato libro di Bosco - è un paese ai confini della civiltà (corsivo ns.), senza legge e senza Stato dove sempre hanno ragione i più forti [...]. Il clima di Far West che oggi possiamo godere sugli schermi cinematografici fu il clima della Favara del secolo scorso». Si potrebbe obiettare che nel frattempo Favara è cambiata, e per certi aspetti lo è: «La negazione dell’identità della comunità favarese - ci ricorda l’ex assessore ai Beni Culturali Giuseppe Piscopo - arrivava, in un recente passato, alla mancanza quasi totale di toponomastica nei quartieri, cosicché per indicare il luogo di abitazione di una persona, di una famiglia, spesso si ricorreva a generiche espressioni come o Cavatu, darrè u Casteddru, ed era poi un’impresa trovare il recapito e il numero esatto»; ma per altri aspetti no, se dobbiamo prestare fede a ciò che sta scritto nella Carta dei servizi del nostro Istituto che denuncia il «degrado sociale e culturale» della città, l’aumento «vertiginoso» del traffico di droga e del «fenomeno criminoso», la «dignitosa identità, perduta in un degrado sociale e culturale».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Un altro collega, di cui rispettiamo la richiesta d'anonimato, sostiene addirittura che oggi la mafia a Favara non esiste da circa un quindicennio, che esistono solo degli “ominicchi” che ostentano arie da mafioso, che il traffico cittadino della droga e il territorio non sono controllati dalla mafia locale. Sarà vero? Da ciò che sta scritto in uno dei successivi paragrafi sembra di no. È un grande errore fare come lo struzzo perché la mafia è araba fenice, dunque bisogna sempre e attentamente vigilare. E la cultura mafiosa, non esiste anch’essa? Non necessita certo una vista d’aquila per individuare nei comportamenti quotidiani quei sottovalori cui si è accennato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Oggi la scuola favarese ha il dovere di avviare un’analisi che permetta di svelare la mafiosità insita nella cultura dominante e, per quanto ci riguarda, nell’agire scolastico; di capire che l’orgoglio di essere favaresi o prizzesi o siciliani non aiuta a liberarci dalla mafia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Oggi, per tagliare il luttuoso filo nero della mafia e per superare la diffusa cultura sicilianista, piuttosto che degli sterili autocompiacimenti sulla memoria convalidata di Lorenzo Airò e sull’identità negata e ora riacquistata di Giuseppe Piscopo (le guide storiche e artistiche sono interessanti e la toponomastica è utile, ma sono insufficienti), Favara ha bisogno di operare con coraggio per realizzare una possibile città per l’uomo in cui i Linticchieddi non siano più manovalanza della delinquenza organizzata, ma normali cittadini con diritti e doveri: il diritto al lavoro onesto e il dovere di contribuire con le proprie forze al progresso sociale; in cui i giovani assumano come droghe i valori universali dell’umanesimo (cristiano e/o illuminista) e non le letali sostanze stupefacenti, e anziché alienarsi nei paradisi artificiali ed effimeri possano vivere in un ambiente reale a misura d’uomo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;La nuova Amministrazione comunale saprà operare in questa direzione? Poiché noi non conosciamo questa misteriosa e affascinante città e non siamo in grado di dare in tal senso alcun suggerimento, ci auguriamo solo che lo slogan di L. Airò, «tutelare, proteggere, arginare il degrado dei Beni Culturali, promuovendone la conoscenza e la fruizione», cominci a diventare realtà e inneschi quel «processo virtuoso di richiamo turistico» di cui parla per Agrigento il prof. Gucciardo; e che la preziosa Biblioteca comunale sia resa presto funzionale per consentire un’agevole consultazione dei suoi volumi, conditio sine qua non si potrebbe sviluppare, sulle orme del venerando maestro Bosco, quella ricerca che sola ci potrà permettere di comprendere alle radici i mali del presente (la ricerca storica, quando non è ricerca di una chimerica età di dei e di eroi o non è motivata da revisionismo opportunista, ha un’indubbia funzione rivoluzionaria perché la comprensione del cammino umano è propedeutica al cambiamento sociale). &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Didattica per un’educazione antimafia&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Per contribuire alla formazione di una «dignitosa identità» culturale e sociale non sicilianista, che s'identifichi nei valori positivi della polis, nello Stato con le sue leggi e il suo modello democratico, è stato progettato e realizzato il modulo interdisciplinare «Didattica per un’educazione antimafia»: un contributo en passant che altri colleghi potranno sviluppare ulteriormente se avranno migliore fortuna nella consultazione di quel materiale della biblioteca d’Istituto cui non è stato possibile accedere.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Il fine del modulo è quindi l’educazione antimafia, da intendersi come educazione alla legalità, che è in primis rispetto delle regole, senza cui proliferano i poteri più o meno occulti che inquinano le libere istituzioni o finiscono per sostituirsi ai poteri legittimi dello Stato. Neanche la scuola, istituzione deputata ad educare il discente alla legalità, si sottrae a questi pericoli quando viene meno il rispetto delle regole, dalle disposizioni ministeriali al regolamento d’istituto: s'instaura in tal caso l’arbitrio del dittatore o proliferano le camarille o si crea un vuoto di direzione che genera inevitabilmente un caos nell’organizzazione e una pericolosa forma di anomia scolastica che alla lunga può produrre il suicidio dell’istituzione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Educazione antimafia è democrazia, che è negazione del servilismo. «Qui i servi baciano ancora le mani e ai piedi i padroni, gli dicono voscienza», dice lo scrittore favarese Russello riferendosi alla Sicilia del 1860: pare che questa malefica radice resista ancora. Un servilismo che va ad arricchire quella quinta colonna di cui parla qualche docente. Democrazia, intesa come partecipazione, confronto, ascolto delle ragioni altrui e rispetto delle idee della minoranza. Talvolta, purtroppo, nel rapporto fra dirigente scolastico e insegnanti, fra docenti, fra docente e discenti al dialogo si sostituisce l’imposizione del proprio altisonante timbro di voce, l’arroganza di chi crede nell’onnipotenza delle proprie idee, l’aristocratico contegno di chi si sente investito di una missione eccezionale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Educazione antimafia è capire che la Sicilia è sì un’isola magnifica nei suoi aspetti paesaggistici, «cuore vitale e pulsante del nostro pianeta: un inno alla gioia - come scrive con titanico spirito beethoveniano il gruppo di studio del Liceo ‘M. L. King’, coordinato dall’infaticabile prof.ssa Luisa Forte, nella relazione su “L’uomo e il mare” presentata al XV Convegno internazionale della Lega Navale Italiana su “L’uomo e l’ambiente marino”- che si esprime in musica, bellezza e natura rigogliosa», ma non è una terra idilliaca: il suono delle canne di lupara e il grido disperato dei disoccupati ne turbano troppo spesso la quiete. La Sicilia è piuttosto un po’ come il suo mare: «passione, sentimento, paura, incomprensione. Questo è il mare di Sicilia; mare di pianto...». La Sicilia è una terra abitata, per fortuna, da comuni esseri viventi con una propria cultura, frutto di millenarie vicende umane, storicamente determinata e mutabile, e non da individui di una razza particolare il cui comportamento sarebbe determinato da tare «ereditarie o genetiche» e il cui «contesto culturale, sociale e morale» sarebbe «improntato [...] sulla struttura geofisica insulare». Sono tesi, quest’ultime, che richiamano quelle conservatrici dell’aristocratico don Fabrizio Salina del “Gattopardo”: «L’ambiente, il clima, il paesaggio. Queste sono le forze che insieme e forse più che le dominazioni estranee e gl’incongrui stupri hanno formato l’animo: questo paesaggio che ignora le vie di mezzo fra mollezza lasciva e asprezza dannata...».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;«Nella storia della biologia - sostiene il nostro gruppo di studio - il ruolo attribuito all’ambiente, circa l’influenza sui caratteri comportamentali dell’uomo, è sempre stato contrapposto a quello attribuito alle determinanti ereditarie o genetiche; ma nonostante il netto contrasto delle tesi proposte ora dall’una ora dall’altra, si è giunti all’accettazione comune che la complessità dei caratteri e dei comportamenti dell’essere umano dipenda, oltre che dal patrimonio ereditario, anche dall’ambiente in cui esso vive.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;Così un isolano sarà portato a porre la sua esistenza non come un comune essere vivente, ma come un essere influenzato da quello che è il contesto culturale, sociale, morale che è stato improntato proprio sulla struttura geofisica insulare del territorio in cui vive».&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Dalle convinzioni di don Fabrizio deriva un profondo quanto opportunista pessimismo storico, per il quale sarebbe impossibile «incanalare la Sicilia nel flusso della storia universale»; dalle nostre convinzioni, invece, discende che i comportamenti deteriori sono modificabili, i retaggi culturali negativi superabili se si abbandona il sogno e l’autoinganno e, invece, si intraprende la strada dell’analisi autocritica e della trasformazione sociale; se si insegna che il rapporto fra i siciliani e la loro isola è spiegabile comprendendone la storia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Educazione antimafia in classe deve essere un tentativo di far comprendere il valore della democrazia e del rispetto delle regole, cercando di attuarle innanzitutto nel corso del lavoro didattico quotidiano.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Nel modulo si dà ampio spazio ad avvenimenti, a studi e ad autori della provincia di Agrigento e in particolare di Favara nel tentativo di calare le tematiche nella storia e nella cultura a noi più vicine.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Gli alunni della IV AM - cui va il mio apprezzamento anche per l’interesse mostrato in un momento di straordinario impegno di studio in vista degli esami di maturità -, divisi in tre gruppi, hanno approfondito in particolare una delle seguenti sezioni: Educazione civica e disposizioni antimafia , Etimologia, definizioni e storia della mafia , Riferimenti letterari del fenomeno mafioso . &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;strong&gt;1. EDUCAZIONE CIVICA E DISPOSIZIONI ANTIMAFIA&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: #666666; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;Cultura di legalità vuol dire ricostruire le regole: nella società, nelle istituzioni, nell’economia, nell’informazione. Senza regole crescono i poteri oscuri e arroganti, la criminalità più o meno in doppiopetto, la politica inquinata, l’informazione «drogata» e disonesta. (Don L. Ciotti)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;Un grave e frequente errore è il ritenere la lotta alla mafia un esclusivo compito delle forze dell’ordine, della magistratura, del parlamento e del governo, e non della scuola. Ma così non è. La lotta alla mafia è sì di natura repressiva e principalmente legata ad una politica di sviluppo economico del Meridione, ma non sarà mai vincente se non è altresì rivoluzione culturale, che la scuola è chiamata a promuovere.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;Fin dal 13 giugno 1958, con l’introduzione dell’educazione civica, la scuola italiana ha operato un’inequivocabile scelta a favore dell’educazione umana e civile dell’alunno; educazione però non pienamente realizzabile fino a quando nella cultura del docente sopravviveranno i sottovalori sicilianisti, fino a quando nella scuola non si affermerà la piena democrazia e una reale trasparenza, fino a quando non si svilupperà, come ha scritto di recente il collega Ernesto Fichera, «una coscienza civica di rispetto del bene collettivo».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;Da quel 1958, pur con dei limiti e degli insuccessi, sono stati compiuti notevoli progressi sia sul piano della presa di coscienza collettiva sia su quello delle disposizioni ufficiali (leggi, decreti, circolari ecc.) cui in breve vogliamo accennare per una riflessione collettiva.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;La Costituzione italiana (di cui ricorre il cinquantesimo anniversario) e la rivolta studentesca del Sessantotto (trentesimo anniversario) sono due momenti importanti della storia della prima Repubblica: la prima afferma fin dal primo articolo il carattere democratico del nuovo Stato (e della scuola) sorto dalle ceneri della dittatura fascista; la seconda iniziò un processo di democratizzazione della vecchia scuola gentiliana che ebbe un suo primo punto d’approdo nel D.P.R. 31 maggio 1974, n. 416: Istituzione e riordino di organi collegiali della scuola materna, elementare, secondaria e artistica . Tutto nella sostanza non è stato attuato, ma indubbiamente i due avvenimenti, di grande portata storica, rappresentano una conquista democratica da salvaguardare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;Momento importante dell’evoluzione della scuola siciliana per la promozione e diffusione di una cultura antimafia è la legge regionale 4 giugno 1980, n. 51: «La Regione siciliana, al fine di contribuire alla lotta contro la mafia anche sul piano educativo e di agevolare i giovani nello studio e nell’approfondimento dei vari aspetti e manifestazioni del fenomeno mafioso, promuove nelle scuole siciliane d'ogni ordine e grado e nelle facoltà universitarie di lettere, giurisprudenza, magistero ed economia e commercio una serie di iniziative tendenti a sviluppare la coscienza civile democratica, mediante ricerche, lavori individuali e di gruppo, indagini, seminari, dibattiti, cineforum, mostre fotografiche ed ogni altra attività utile ad una reale conoscenza del problema nelle sue implicazioni storiche, socio-economiche, politiche e di costume» (art. 1).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;Sul piano nazionale è stata invece la circolare n. 302 del 25 ottobre 1993 emanata dal M.P.I. ad avere indirizzato la scuola verso la presa di una coscienza antimafia:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;&lt;em&gt;«Il contesto storico-sociale nel quale la scuola italiana si trova attualmente ad operare, richiede da parte di tutti gli operatori scolastici una sempre più rigorosa e puntuale attenzione per alcuni aspetti assai preoccupanti delle vicende nazionali, che sembrano registrare una obiettiva diminuzione della consapevolezza del valore della legalità.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;&lt;em&gt;Ciò va collegato principalmente alla crisi di valori, alla quale anche il Capo dello Stato ha fatto riferimento in un suo saluto al mondo della scuola, con un’analisi dolorosa, che l'ha indotto a parlare di “delitti atroci in Patria con la morte di persone che avevano posto la loro vita al servizio della comunità, dello Stato, uomini investiti di responsabilità pubblica colpiti dalla legge perché prevaricatori, profittatori, disonesti: esempi desolanti di crisi di valori morali”.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;&lt;em&gt;Pertanto, la responsabilità, che la scuola si è sempre assunta, di educare i giovani alla società assume oggi aspetti di particolare coinvolgimento e va concretizzata in un rafforzamento dell’educazione alla legalità» [...].&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;Un accenno merita, infine, la Carta dei servizi scolastici, che nel paragrafo 7.6 detta gli strumenti per un trasparente ed efficiente servizio: il “Progetto educativo d’istituto” (PEI) e il “Regolamento d’istituto”. Tali strumenti non sempre sono aggiornati o utilizzabili o rispettati, ma ciò non deve essere un alibi per rinunciare ad operare nell’interesse dell’utenza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;Il PEI del’IPIA “G. Marconi” si propone che «gli obiettivi legati ai valori civili e culturali saranno perseguiti attraverso le attività disciplinari integrative programmate nel “Progetto Giovani 2000”, “Progetto CIC”, “Progetto Educazione Stradale” e riguarderanno la educazione alla legalità e al rispetto dei diritti umani, alla salute e al rispetto dell’ambiente» (art. 58). Fra le attività previste dal “Progetto Giovani 2000” sono inseriti «un convegno sulla “Droga”» ed «incontri per parlare di “Mafia” con studiosi del settore» (art. 58).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;La “Carta dei servizi” dell’Istituto “M. L. King” «si impegna a garantire la regolarità e la continuità del servizio e delle attività educative, anche in situazioni di conflitto sindacale nel rispetto dei principi e delle norme sancite dalla legge e in applicazione delle disposizioni contrattuali in materia» (art. 2.2). In coerenza con questo dettato, quest’anno il nostro Istituto, nonostante sia afflitto da un annoso conflitto di cui ci auguriamo finalmente una soluzione, ha saputo garantire, pur con dei limiti, un sufficiente servizio che in alcuni momenti ed aspetti (come la partecipazione all’iniziativa “Cronaca in classe” del Giornale di Sicilia, cui ha dato un notevole contributo di coordinamento il prof. Gaetano Gucciardo) è stato ottimo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;L’articolo 5.1 afferma che «tutti i soggetti erogatori del servizio, Preside, personale docente, personale A.T.A., personale ausiliario, utenti e rispettive famiglie, per realizzare al meglio quanto previsto dalla “Carta dei servizi” devono interagire e collaborare [...]». Interazione e collaborazione sono il presupposto per un servizio che voglia essere efficiente di fatto e non nelle dichiarazioni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;L’art. 6 si sofferma sulla «libertà d'insegnamento ed aggiornamento del personale». La «libertà d’insegnamento del docente» deve essere «piena» e senza interferenze.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;La parte della Carta dei servizi scolastici che più c'interessa è Il P.E.I., che in un suo paragrafo garantisce la libertà d’insegnamento anche attraverso “attività opzionali”: «Le attività opzionali sono programmate e guidate da gruppi di docenti o da docenti singoli finalizzate a fornire agli alunni occasioni di completamento della loro formazione culturale di base e di sviluppo delle loro attitudini e la formazione di una coscienza comune». Da quest’ultima discende l’utilità della pubblicazione del libro “Alla ricerca delle radici perdute”: per reciderle, s’intende, in quelle parti che hanno generato la deteriore cultura sicilianista.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;Per raggiungere le tredici finalità educative e didattiche del P.E.I., «l’Istituto intende sviluppare in particolare [...] le questioni sociali: razzismo, emarginazione, mafia; informazione, sensibilizzazione e prevenzione del problema della tossicodipendenza». In relazione a quest’ultimo argomento il Progetto prevede, fra l’altro, di «analizzare il fenomeno criminoso derivante dal commercio della droga nonché dei suoi effetti a livello sociale». Il Collegio dei docenti ha mostrato così di aver compreso il rapporto che esiste tra droga criminalità e mafia: rapporto negato da alcuni docenti, ma drammaticamente esistente nella realtà favarese. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;&lt;em&gt;«L’ambiente favarese, non offrendo, purtroppo, una sua dignitosa identità, perduta in un degrado sociale e culturale (sottolineatura e corsivo ns.), pesa come una cappa di piombo sui giovani cittadini che trascorrono “ni li firriati” di Via Kennedy o “ni li scaluna” di via Roma, in modo non sempre edificante, se non indecoroso, la loro giornata». &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;&lt;em&gt;«Il traffico della droga che aumenta vertiginosamente è il pericolo maggiore con cui bisogna confrontarsi e lottare ogni giorno in quanto il fenomeno ha ormai superato il livello di guardia.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;&lt;em&gt;La rapidità e l’imprevedibilità della diffusione della droga portano la scuola a proporsi come una delle poche alternative valide per impedire d'intraprendere una via senza ritorno.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;&lt;em&gt;L’Istituto si propone, quindi, non solo l’inserimento e la piena integrazione sociale a tutti i livelli dei suoi alunni, ma anche il pieno sviluppo dei giovani riguardo l’area psicomotoria e socio-affettiva.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;&lt;em&gt;La scuola intende così raccogliere le istanze e offrire una risposta alle insoddisfazioni cognitive e morali degli alunni, favorire i reali interessi e dare un’adeguata sistemazione alle stimolazioni provenienti dall’esterno.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;&lt;em&gt;Pertanto l’Istituto elabora, per offrirlo alla comunità, l’annesso piano educativo e didattico».&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;Le disposizioni cui si è frettolosamente accennato rappresentano gli strumenti di base da utilizzare per imprimere un’ulteriore svolta al processo di rinnovamento sociale, a dispetto dei pessimismi più o meno interessati di ieri e di oggi e ai ricorrenti tentativi di delegittimare un’improrogabile lotta di progresso civile. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;&lt;strong&gt;2. ETIMOLOGIA, DEFINIZIONI E STORIA DELLA MAFIA&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;Dovremo confrontarci con la mafia ancora a lungo tempo, ma non per l’eternità: perché la mafia, come tutti i fenomeni umani, ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi una sua fine&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;Giovanni Falcone&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;&lt;strong&gt;2.1 Etimologia, denominazioni e definizioni&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Etimologia&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;Le ipotesi sulle origini del termine mafia sono diverse. Alcuni sostengono una derivazione dall’arabo o dal greco o dal piemontese (Mortillaro) o dal toscano; altri da acrostici o dal nome di una strega siciliana del Seicento o da Turiddu Mafia, fondatore dell’organizzazione o dal grido disperato di una madre siciliana per la violenza subita dalla figlia: m[i]a-fi[gli]a. Il termine in ogni modo comparve ufficialmente per la prim
