Con Il fabbro e le formiche (Edizioni Controluce, 2011) lo scrittore canicattinese Diego Guadagnino si cimenta, dopo la silloge poetica Trasmutazione e il romanzo La via breve, con il saggio storico-biografico, dimostrandosi così uno scrittore poliedrico, oltre che di notevole finezza letteraria e profondità di pensiero come attestano i suoi critici (Alvarez Garcia, Guastella, Mandarà, Occhipinti, Schembari, Tesio, Turco e tanti altri).
Chi è «questo “Domenico Cigna”» verso cui Guadagnino avverte in coscienza «un dovere: quello di non scordarlo»?





